Accadde…oggi: nel 1995 muore Mia Martini

Voce italiana tra le più belle, scomparsa in circostanze mai del tutto chiarite, Domenica Berté, in arte Mia Martini, nasce a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, il 20 settembre 1947, secondogenita di quattro figlie. Tra queste, c’è anche Loredana Berté, anche lei cantante italiana molto apprezzata.
L’infanzia e la prima gioventù sono già all’insegna della musica. La piccola Domenica trascorre i suoi primi anni a Porto Recanati ma ci mette poco a convincere la mamma, Maria Salvina Dato, a portarla a Milano, in cerca di fortuna nel mondo della musica. Qui, nel 1962, incontra il discografico Carlo Alberto Rossi e diventa una “ragazza ye-ye”, ossia una corista per brani twist e rock del periodo. Ma la cantante calabrese già a quell’età si ispira ad Aretha Franklin e il noto produttore la lancia con il suo primo 45 giri, nel 1963, con il nome d’arte di Mimì Berté. L’anno dopo, vince il Festival di Bellaria e si impone anche alla stampa come promettente interprete, grazie al brano “Il magone”. Questa piccola ribalta però, dura poco. Nel 1969 la futura Mia Martini si trasferisce a Roma, insieme con la madre e le sorelle. Conosce Renato Fiacchini, anche lui aspirante cantante non ancora “diventato” Renato Zero, e con la sorella Loredana si guadagna da vivere in diversi modi, non rinunciando al sogno della musica. È un momento delicato della sua vita, uno dei tanti. A confermarlo, sempre nel 1969, l’arresto per possesso di droghe leggere e i conseguenti quattro mesi di carcere a Tempio Pausania.
L’incontro decisivo però, arriva nel 1970. Il fondatore dello storico locale Piper, Alberigo Crocetta, la proietta in un orizzonte internazionale, lanciandola al grande pubblico. Mimì Berté diventa Mia Martini e la giovane e ribelle cantante calabrese trova la sua dimensione, in un look e un bagaglio artistico più vicino alla sua identità. “Padre davvero” è il primo brano a nome Mia Martini ed esce già nel 1971, per la Rca Italiana. La Rai ci mette poco a censurarlo: l’argomento è quello di una figlia che si ribella al padre violento. Ciononostante, la canzone vince il Festival di Musica d’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. Sul retro di questo primo 45 giri c’è anche “Amore… amore… un corno”, altro brano di rottura scritto da un giovane Claudio Baglioni.
Nel novembre sempre del 1971 esce l’album “Oltre la collina”, uno dei migliori della cantante, il quale affronta temi come la disperazione e il suicidio. Anche in questo lavoro trova spazio il giovanissimo Baglioni, in un paio di brani, mentre Lucio Battisti, attratto dalla sorprendente vocalità della “zingaresca” cantante, la vuole in Tv nello speciale “Tutti insieme”. Qui, Mia Martini canta “Padre davvero”, senza alcuna censura. La consacrazione è dietro l’angolo.
Nel 1972 la secondogenita dei Berté segue Alberigo Crocetta alla Ricordi di Milano, dove incide “Piccolo uomo”, che si rivela un grande successo. Il testo è di Bruno Lauzi e l’interpretazione è magistrale, tanto che vince il Festivalbar di quell’anno. Esce l’album “Nel Mondo”, in cui figura anche il grande Vinicius De Moraes, e riceve il Premio dalla Critica come miglior LP del 1972.
Proprio la critica fino agli anni ’80 è sempre dalla sua parte, riconoscendole un valore e una forza innovativa che non ha eguali in Italia. Lo conferma il Premio della Critica che vince proprio nel 1982 al Festival di Sanremo, il quale viene creato appositamente per quell’edizione con il fine di assegnarle un riconoscimento e che, dal 1996, si chiama “Premio Mia Martini”.
Ma è il 1973 l’anno del capolavoro. “Minuetto”, firmato Franco Califano e Dario Baldan Bembo, è in assoluto il suo 45 giri più venduto. Con il brano vince di nuovo il Festivalbar, a pari merito con Marcella Bella. Da questo momento, i suoi dischi e brani vengono tradotti anche all’estero, Germania, Spagna e Francia, soprattutto. Oltralpe, la paragonano alla leggendaria Edith Piaf.  La critica europea nel 1974 la considera la cantante dell’anno e con “È proprio come vivere”, Mia Martini vince il Disco d’oro: un milione di dischi venduti negli ultimi tre anni. L’anno dopo, nel 1975, la Rai le tributa il dovuto, con lo special “Mia”, in cui figurano anche Lino Capolicchio e Gabriella Ferri.
Registra la cover “Donna con te”, che spopola in classifica e il referendum “Vota la voce”, indetto dal settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, la proclama cantante donna dell’anno. Sono anni di grande successo commerciale, accompagnati però da interpretazioni che la cantante esegue soprattutto per oneri contrattuali. Il matrimonio con la Ricordi si rompe ma la casa milanese cita in tribunale Mia Martini, che avrebbe sciolto in anticipo il contratto, e ottiene il sequestro di beni e guadagni, oltre al pagamento di un’altissima penale.
Passa alla Rca, e incide “Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto”. L’album accoglie altri autori non ancora celebri, come Amedeo Minghi e Pino Mango, mentre gli arrangiamenti sono di Luis Enriquez Bacalov. In Francia, il famoso cantautore e attore francese Charles Aznavour la nota e la vuole con sé in un grande recital all’Olympia di Parigi, tempio sacro della musica in Francia. Lo spettacolo viene bissato al Sistina di Roma e nel 1977 Mia Martini viene scelta per rappresentare l’Italia all’Eurofestival con la canzone “Libera”. Si piazza tredicesima in classifica, ma il singolo viene tradotto quasi in tutto il mondo.
Sono gli anni della relazione con il cantante Ivano Fossati, di cui si innamora durante la registrazione del disco “Per amarti”, in cui è presente il brano “Ritratto di donna”, che vince il premio della critica al World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo. Con Fossati, Mia Martini passa all’etichetta Warner e pubblica i dischi “Vola” e l’ottimo “Danza”, del 1979, che contiene i successi firmati dal cantautore “Canto alla luna” e “La costruzione di un amore”.
Nel 1981 si opera alla corde vocali, vedendo modificato il suo timbro verso un tono più roco. È una cantautrice adesso e l’album “Mimì”, arrangiato dall’ex Blood Sweet and Tears, Dick Halligan, propone dieci brani quasi interamente autografi. Nel 1982 partecipa per la prima volta a Sanremo con il brano scritto da Ivano Fossati “E non finisce mica il cielo”, che inaugura il Premio della Critica. Sempre nello stesso anno, realizza “Quante volte”, arrangiato da Shel Shapiro, che ottiene un grande successo anche all’estero.
Il 1983 è l’anno del suo ritiro dalla scene, causato da una diceria che legherebbe alla sua presenza eventi negativi e che da alcuni anni si porta dietro. Il silenzio dura fino al 1989, quando l’amico Renato Zero convince il direttore artistico del Festival di Sanremo, Adriano Aragozzini, a farla partecipare al famoso concorso canoro. Il brano “Almeno tu, nell’universo” è un successo e vince nuovamente il Premio della Critica. Sull’onda dell’entusiasmo, Mia Martini incide l’album “Martini Mia”, per la casa Fonit Cetra. Il brano “Donna”, firmato dal musicista Enzo Gragnaniello, va al Festivalbar e il disco si aggiudica il Disco d’oro, per le oltre 100.000 copie vendute. L’anno dopo, a Sanremo, il brano scritto da Franco Califano, “La nevicata del ’56″, vince il terzo Premio della critica.
Nel 1992 torna sul palco dell’Ariston con un altro successo, “Gli uomini non cambiano”. Arriva seconda, dopo Luca Barbarossa. Nello stesso anno incide “Lacrime”, che le dà l’ultimo Disco d’oro e viene scelta per rappresentare l’Italia all’Eurofestival, in Svezia, dove viene molto applaudita.
Sono gli anni in cui si riavvicina alla sorella Loredana Berté, dopo molti anni in cui i rapporti erano rimasti freddi e con lei, nel 1993, accetta di duettare a Sanremo. Il brano “Stiamo come stiamo” però, non sfonda. L’anno dopo, nel 1994, Mia Martini incide per la casa RTI Music “La musica che mi gira intorno”, in cui canta cover scelte tra i repertori di cantanti come De André, De Gregori e Lucio Dalla. È, questo, solo uno dei suoi progetti dichiarati di reinterpretare canzoni di altri artisti, come Mina e Tom Waits. Il proposito però, non riesce ad avere un seguito.
Il 14 maggio del 1995, a quarantasette anni, Mia Martini viene ritrovata morta nel suo appartamento, a Cardano al Campo, Varese. Da mesi, la cantante soffriva di un fibroma all’utero, ed assumeva abbondanti dosi di farmaci anticoagulanti. Secondo la procura di Busto Arsizio però, sarebbe morta a causa di un arresto cardiaco, causato da un abuso di stupefacenti.

da www.biografieonline.it

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