“Nato donna” di Stefania Castelli – Pascal editrice

Ho scritto questa recensione qualche mese fa prima di pubblicare il mio libro “Fabiola storia di una trans…

“…Le conclusioni che si possono trarre da un’esperienza come la mia possono essere innumerevoli e varie ma certamente la parte più bella è quella che prevale, ovvero quella di aver portato a compimento un sogno che pareva impossibile e che finalmente ti fa sentire una persona vera, libera di essere quello che hai seme sentito di essere e ti regala una ritrovata serenità interiore insieme a una dignità che non hai mai avuto prima…bisogna favorire il divenire degli eventi, non attendere passivamente che accadano o, addirittura rinunciarci.
Insomma bisogna avere il coraggio di riprendersi la propria vita, di
appropriarci del nostro destino. Non dobbiamo avere aura di confrontarci con il mondo in quanto, senza false modestie e
a dispetto di ciò che qualcuno può pensare, noi D.I.G. siamo persone
speciali, dotate di una sensibilità più acuta  formatasi attraverso il dolore e la lotta svolta per salvaguardare la propria identità”: con queste parole si conclude “Nato donna”, libro di Stefania Castelli edito da Pascal editrice.

D.I.G, per chi non conoscesse questa sigla, è l’acronimo di Disturbo dell’Identità di Genere o Disforia e non è né una malattia né una sindrome: è uno stato di fatto, una condizione esistenziale e si verifica quando una persona si rende conto di essere nata in un corpo sbagliato.

In questi mesi ho avuto la chance di conoscere molte persone DIG, sia MtF che FtM, e concordo con le parole di Stefania: la maggior parte di loro sono esseri speciali perché hanno davvero una sensibilità più acuta dovuta sia al fatto che vedono il mondo da due punti di vista, quello del sesso di nascita e quello di “arrivo”, quello da sempre desiderato, come ho scritto nel mio libro sul mondo trans che sta per essere pubblicato, sia perché hanno sofferto tanto nel disperato tentativo di conciliare il corpo e la psiche, due realtà per loro in opposizione, una vera dissociazione.

Per coloro che si accostano per la prima volta a questa realtà spiego cosa
significano le due sigle da me utilizzate nel precedente paragrafo; MtF e FtM provengono dall’inglese: Male to Female e Female to Male significa, la prima, che un uomo fa la transizione per diventare donna e, di conseguenza, la seconda vuol dire una donna che sente di voler diventare uomo.

Ciò che colpisce dal punto di vista stilistico in questo libro di Stefania Castelli è l’aver scelto di raccontare il suo percorso di cambiamento attraverso il dialogo immaginario tra Stefano e Stefania, le due anime di questa persona, un’escamotage che rende molto viva la narrazione in cui vengono inseriti chiarimenti scientifici necessari alla perfetta comprensione della transizione.

Dal punto di vista dei contenuti ciò che più commuove è il rapporto di Stefania con l’amatissimo figlio, il rispetto massimo che ha avuto nei suoi confronti aspettando che crescesse abbastanza da potergli comunicare il suo DIG e la sua volontà di transizione accettata dal ragazzo a tal punto che per l’8 marzo regala a Stefania un mazzo di mimose accompagnato dalle parole “Buon festa, babbo”.

E colpisce positivamente anche la decisione di vivere la transizione rimanendo nella sua città, Siena, alla luce del sole, elemento che ho potuto riscontrare in altre e altri trans da me incontrati: ci vuole un bel coraggio a farlo rischiando sia di perdere l’affetto degli amici che dei parenti che subendo episodi di mobbing sul luogo di lavoro.

Concludo ancora con le parole di Stefania: “Spalancare le porte del cambiamento non è una cosa facile anche se per chi lo fa  è
una sorta di liberazione e un sogno che si materializza. Devi essere forte,
forte e ancora più forte sotto tutti i punti di vista. E’ una forza che,
comunque, ti viene dalla determinazione che hai dentro di affrontare le varie problematiche del percorso…”: brava Stefania.

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