“Daccapo” di Dario Franceschini, recensione di Daniela Domenici

Dai dati puramente biografici dell’autore, un avvocato figlio di un celebre uomo
politico, saremmo tentati di aspettarci un’opera seria, dotta. E invece veniamo
letteralmente travolti, ammaliati da un libro, “Daccapo” di Dario Franceschini
edito dalla Bompiani, che è una specie di fiaba del 21esimo secolo ambientata
in un luogo geografico circoscritto e ben noto all’autore, la zona tra Ferrara
e Mantova, che la descrive con un amore e un arcobaleno di colori, suoni e
odori che affascinano e pervadono gli occhi, la mente e il cuore di chi legge
con la  voglia di stupirsi ancora una
volta.

E’ la storia di Iacopo, notaio e figlio di notaio, che all’approssimarsi della
morte del padre viene a sapere alcune cose che stravolgeranno la sua vita e
quella di chi gli sta vicino facendogli scoprire un mondo, al di là di quello
paludato e ingessato in cui è stato costretto a vivere fino a quel momento, che
lo porterà a fare delle scelte impreviste con conseguenze inimmaginabili anche
per lui.

E’ un libro, l’avrete capito dalle mie parole, che si legge tutto d’un fiato e da
cui non si vorrebbe riemergere mai per rimanere là con Mila, personaggio
bellissimo in cui riecheggiano echi dell’erotismo sottile delle donne di Alberto
Bevilacqua, e tutti i suoi amici di quel quartiere di Ferrara che ha molto della
visionarietà dei film di Fellini: straordinario Franceschini, fantasmagorico scrittore
con l’hobby della giurisprudenza.

Daccapo

Dario  Franceschini

Bompiani  editore 2011

16,90  euro

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