“Occhi negli occhi” di Roberto Perrone, recensione di Daniela Domenici

Ammetto la mia ignoranza: fino a oggi non avevo mai sentito parlare di Roberto Perrone
nonostante il suo palmares denso di pubblicazioni sia a livello di libri (ne ha
già pubblicati quattro prima di questo che spero di leggere presto) che di
articoli essendo un giornalista di un importante quotidiano italiano per il
quale si occupa di sport, enogastronomia e viaggi.

E sono davvero felice di aver colmato questo mio gap e di aver fatto la sua “conoscenza”
letteraria leggendo il suo ultimo “Occhi negli occhi” pubblicato dalla
Mondadori, una storia di quasi 300 pagine in cui l’autore mescola, con molta
perizia, alcuni elementi di un thriller con varie storie d’amore e con
straordinarie descrizioni dell’Australia che lasciano trapelare una sua
profonda conoscenza ma, intuisco, soprattutto, un grande amore per questa
terra.

Ciò che colpisce di più, però, sono le descrizioni psicologiche dei vari
personaggi, in questo Perrone merita un dieci e lode, ognuno di loro viene
caratterizzato con pochi tratti salienti che ce lo fanno perfettamente visualizzare;
soprattutto il protagonista Sebastiano, giornalista come l’autore, che da
Milano viene mandato, appunto, in Australia per seguire le tracce del suo più
caro amico, Michele, e durante questo viaggio, che non è solo geografico ma
interiore, Sebastiano ripercorre tutte le tappe della sua vita e le persone che
ne hanno fatto parte, colleghi, donne e amici, dall’infanzia in cui, in un modo
alquanto rocambolesco, ha incontrato per la prima volta Michele fino al momento
catartico, perdonatemi il termine, la conclusione della storia, che non è
assolutamente scontata e che, per questo, non vi dirò ma, credetemi, è un libro
da leggere tutto d’un fiato intriso com’è dei grandi “amori” di Perrone: gastronomia,
calcio e viaggi.