Le persone transgender e il buddismo – Transgendered people and Buddhism

Un persona descritta come transgender o transessuale generalmente si identifica, e
desidera vivere ed essere accettato/a, come un membro del sesso opposto a
quello indicato dal proprio corpo.

L’antica letteratura indiana contiene numerosi miti su persone che hanno spontaneamente
cambiato sesso come risultato dell’avere il desiderio, o talvolta perfino solo
l’ammirazione, dello stesso sesso. Varie di queste storie si trovano anche in
fonti buddiste.

Il commentario al “Dhammapada” (ca. 5° secolo) include una storia su un uomo
chiamato Soreyya che diventò donna dopo essere diventato ipnotizzato dall’aspetto
meraviglioso di un particolare monaco. Dopo si è sposato e ha avuto due figli
(Dhp. A. I, 324). Gli antichi indiani sembrano aver considerato che il genere sia
una cosa piuttosto fluida. L’argomento è ben trattato nel ben informato e
profondo “Same sex love in India – Readings from literature and history” di
Ruth Vanita e Saleem Kidwai.

Il Tipitaka menziona diversi tipi di stati e individui transgender – la donna
simil-uomo (vepurisika), la non-distinguibilità sessuale (sambhinna), chi ha le
caratteristiche di entrambi i generi (ubhatovyanjanaka), ecc (Vin. III, 129). La
cosa interessante è che tali stati e individui sono dati per scontato nelle
scritture con poco o nessun giudizio collegato con loro.

Varie teorie sono state poste per spiegare il transgenderismo – che sia un’abrogazione
psicologica o ormonale o che abbia cause genetiche o ambientali.

La dottrina buddista della rinascita potrebbe spiegare perché alcune persone sono
transgender. Una persona può essere rinata come, diciamo, una donna in numerose
vite successive durante le quali le attitudini, i desideri, i tratti e le
disposizioni femminili sono diventate fortemente “imprinted”, stampate nella sua
mente. Questo avrebbe determinato il fatto che sia continuamente rinata in un
corpo femminile o che la sua consapevolezza abbia modellato l’embrione in una
forma femminile – qualunque siano i fattori responsabili della caratteristica fisica
di genere. Allora, per ragioni karmiche, genetiche o altre può ottenere di
rinascere in un corpo maschile mentre psicologicamente rimane “femmina”. Se questo
o qualcosa di simile fosse la causa del transgenderismo significherebbe che
questa condizione è naturale piuttosto che una perversione morale come la
maggior parte delle religioni teistiche sostengono.

Il transgenderismo è probabilmente esistito in tutte le società buddiste sebbene
non abbia mai avuto notizie di ciò durante i miei 20 anni nello Sri lanka. Comunque,
le persone transgender sembrano essere particolarmente visibili e comuni in
Thailandia. La parola thai “kathoey” viene usata genericamente, inesattamente,
per omosessuali effeminati, per travestiti ma particolarmente per le persone
transgender. Sebbene tali persone sia largamente accettate in Thailandia
probabilmente a causa della tolleranza incoraggiata dal buddismo, affrontano
ancora numerose difficoltà sociali e legali e spesso finiscono a prostituirsi.

Una legislazione nella quale il Dhamma fosse genuinamente applicato riconoscerebbe
le specifiche necessità delle persone transgender e permetterebbe loro di
cambiare legalmente il loro genere se e quando si sottopongono all’intervento
chirurgico per la riassegnazione del genere.

Tradotto da me, scritto da Shravasti Dhammika in

http://sdhammika.blogspot.com/2009/12/transgendered-people-and-buddhism.html

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