Cronaca nera e rispetto della privacy

Mi è arrivata ieri la notizia che, purtroppo, una persona che conoscevo, nella città in cui ho abitato per trent’anni in Sicilia, è stata trovata morta e pare si tratti di un omicidio perché non si trova l’arma del delitto.

A parte il dispiacere umano che si può provare a una notizia simile anche se la persona non rientrava tra le amicizie, dopo aver letto l’articolo di cronaca nera scritto sul quotidiano online della città (la voce “più autorevole” secondo il creatore e gestore ma non secondo la sottoscritta che ne predilige un altro), mi chiedo fino a dove arrivi il dovere di cronaca, anche se nera, e dove inizi il rispetto della privacy.

Che diritto ha il giornalista a tirare in ballo nell’articolo l’ex moglie, addirittura col nome di battesimo, e i figli solo perché li conosce bene (e anche io perché è mia coetanea e i figli andavano a scuola con i miei)?

A che pro mettere in piazza tutto questo invece di limitarsi a descrivere i fatti nella loro nuda e cruda drammaticità?

Perché non limitarsi a cercare di capire cosa possa essere successo perché questa persona sia stata uccisa e in modo così brutale?

Questo, secondo me, è il dovere di cronaca, la pura narrazione dei fatti per conoscenza dei lettori e avanzare, semmai, qualche ipotesi sulle motivazioni ma non più di tanto perché gli organi competenti svolgeranno le loro indagini e arriveranno alle loro conclusioni.

Il mio abbraccio di vero cuore alla vedova e ai figli.