Tributo a Lucio Dalla a un mese dalla morte nel carcere di Augusta

Emozioni a non finire stamattina nello spazio-teatro del carcere di Augusta, dove per due anni mio marito e io abbiamo fatto cineforum, per un evento musicale davvero di ottimo livello: il coro polifonico creato, più di due anni fa, e diretto, con passione, dedizione amore dalla maestra Silvana Laudicina, composto da sedici persone detenute, di varie età e provenienza geografica, quattordici italiani e due stranieri, hanno cantato e interpretato, in modo molto professionale, le più belle canzoni scritte da Lucio Dalla. Naturalmente il concerto è stato concluso dalla più celebre delle sue canzoni “4 marzo 1943” che è stato anche il giorno del suo funerale in piazza Grande un mese fa esatto.

Silvana è riuscita a tirar fuori il meglio da ogni componente del suo coro e ne è nato un tributo che potrebbe tranquillamente trovare spazio su un qualunque palcoscenico tanta la professionalità, l’attenzione, la partecipazione e la voglia di far sentire la propria voce di queste persone; li elenco, come ho promesso loro, solo col nome di battesimo perché è giusto che si sappia che esistono anche loro, che non vengano dimenticati come ha detto Cristian B. nella poesia che ha scritto e mandato a un concorso letterario e che ci ha letto facendomi commuovere. Cristian B., tra l’altro, è una delle due straordinarie voci soliste di questo gruppo polifonico, l’altro è Giovanni. Ed eccoli tutti quindi: oltre ai due appena citati Cristian P. Federico, Ivano, Sami, Giorgio, Maurizio, Luca, Mario, Giuseppe, Antonio, Massimo, Florian, uno dei due stranieri, Michi e Isdeem, l’altro forestiero.

Erano presenti nel pubblico, oltre alle persone detenute nelle varie sezioni del carcere, ai docenti che insegnano là, al personale direttivo e a quello degli agenti di polizia penitenziaria anche persone “esterne” al carcere che hanno voluto portare il loro abbraccio e il loro sostegno almeno nelle vicinanze delle festività pasquali che per chi sta dentro non sono diverse dagli altri giorni dell’anno.

Un unico neo: dopo due anni che mancavo da quel carcere avevo voglia di salutare alcuni degli amici detenuti presenti al concerto, in particolare uno di loro, Francesco A., le cui opere sono incluse nel mio libro; incuranti di tutto ci siamo salutati e abbracciati in mezzo al salone anche se per pochissimi istanti, poche parole al volo, ma subito uno degli agenti, che è la fotocopia di Mussolini sia fisicamente che nel comportamento, mi ha “richiamato”, con durezza e ottusità, all’ordine rimproverandomi per la “cosa gravissima” che avevo appena fatto: a questo signore andrebbe spiegato, ma sarebbe tempo perso, lo so da tempo purtroppo, cosa dice l’art. 27 della nostra Costituzione sulla detenzione come rieducazione per un miglioramento del detenuto e un suo successivo reinserimento, gli si dovrebbe ricordare che sono esseri umani, non animali, e che il fascismo è finito da tempo.

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