Il mistero dell’esistere di Angela Ragusa

Sostengo il patto stretto con i giorni
a rimuginare cose già pensate
e da pensare. Lascio troppo spazio
ai miei silenzi e inciampo
nella solita tristezza che poi
intriga le ore della sera.

Cerco un angolo di frastuono ,
chiacchericcio di giochi senza regole,
qualcosa che frapponga al torpore
sonnolento adrenalinica la scarica
che mi drizzi su i peli della pelle
e scuota di stupore le sinapsi
dei miei neuroni aggrovigliati.

Arriverò un giorno a me?
Spazio intercorre tra il mio
girovagare nel mare dei perchè
e il fermarmi in sosta non vietata
coi piedi che paiono per terra
ma sollevano caviglie per
lasciare andare il freno.

E schizzare come scaglia verso l’alto
che fugge da un cristallo appena rotto.
Restare così frammento proiettato
ad intarsiare del cosmo la sua volta.
Ritornerò coacervo a delineare
le sequenze dis-piegando tra la luce
delle stelle il mistero del mio esistere?

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