Elvira Notari, la prima donna regista italiana

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Elvira Coda Notari (Salerno, 10 febbraio 1875 – Cava de’ Tirreni, 17 dicembre 1946) è stata la prima donna regista italiana e una delle prime della storia del cinema mondiale, il cui rilievo storico è accostabile, per importanza, a quello di Alice Guy-Blaché[1]. Fu la prima autrice cinematografica italiana oltre che la più prolifica[2], con una produzione, tra il 1906 ed il 1929, di oltre 60 lungometraggi e centinaia tra cortometraggi e documentari, tutti usciti dalla sua casa di produzione.

La sua opera è considerata precorritrice del Neorealismo.

Elvira, era figlia di Diego Coda e Agnese Vignes. Nella nativa Salerno frequentò la Scuola normale (le attuali magistrali) e poi insegnò per qualche tempo prima di trasferirsi con la famiglia, nel 1902, a Napoli dove cominciò a lavorare come modista, un mestiere che continuò a praticare per diletto anche durante la sua successiva attività di regista. A Napoli incontrò il fotografo Nicola Notari, ex pittore specializzato nella coloritura di pellicole fotografiche con aniline, che sposò il 25 agosto del 1902, assumendone il cognome. I coniugi fondarono insieme la casa di produzione cinematografica Film Dora, producendo documentari di attualità e cortometraggi. Più tardi, con il nuovo nome di Dora Film, la casa iniziò a produrre anche lungometraggi, spesso tratti da romanzi popolari della tradizione meridionale, da fatti realmente accaduti nella città partenopea o da canzoni napoletane di successo.

La produzione avveniva con tecnica pionieristica: spesso i fotogrammi venivano colorati a mano, singolarmente, in un «arcobaleno di sfumature»[4], altre volte a macchina, con tinte uniformi, variabili da scena a scena in funzione dei sentimenti espressi, blu per la melanconia, rosso per la rabbia, ecc.[4]; le immagini erano sincronizzate con musica e canto, interpretati dal vivo[4] (ne nacque la tipologia contrattuale dei cantanti appresso), tanto da potersi parlare di una forma di spettacolo multimediale[5].

La Dora Film divenne una delle più importanti case di produzione del cinema italiano dell’epoca, anche se, osteggiata in patria, le fu negata una diffusione nazionale e dovette buona parte del proprio successo al mercato americano, dove i prodotti della Dora Film approdarono e iniziarono a essere distribuiti dagli anni venti[6]. La Dora Film ebbe anche una sede a New York, nella popolosissima Mulberry Street, a Manhattan, diretta da Gennaro Capuano, dove i film erano molto seguiti dalla popolazione di origine italiana. Fu l’opera cinematografica della Notari, ancor più delle significative grandi produzioni (come Quo vadis? e Gli ultimi giorni di Pompei), a concorrere a nutrire la sfera dell’immaginario degli emigranti, e a delineare una certa idea dell’Italia, alternativa a quella pubblica ufficiale[7]. La Notari ed il marito realizzarono anche, a pagamento, dei documentari sui paesi d’origine commissionati da comunità emigrate oltre-oceano[5].

La Notari esercitò l’attività di regista con precisione e rigore[8], scegliendo come set privilegiato delle sue storie la Napoli popolare e impegnando nella recitazione e nella produzione familiari e amici, il figlio Eduardo (lo scugnizzo Gennarino, nella finzione cinematografica), e qualche volta anche lei stessa, dando vita a personaggi tipici napoletani di indimenticabile impatto emotivo, offrendo eccellenti esempi di cinema denotati da una ineguagliata capacità nell’affrontare temi sociali [e distinguendosi] come regista di talento, a conferma dell’originalità del cinema di scuola napoletana[9].

La Notari aprì anche una Scuola di arte cinematografica, dove insegnava una recitazione naturalistica, senza gli eccessi di pathos (mutuati da dive cinematografiche come Francesca Bertini e Lyda Borelli) che erano consoni al gusto del pubblico dell’epoca, e un metodo di esprimere le emozioni basato invece, più modernamente, sulla dimensione psicologica dei personaggi[8]. Alcuni aneddoti sui suoi metodi per ottenere spontaneità nella recitazione richiamano quelli che in seguito circoleranno su Vittorio De Sica nei confronti di Enzo Staiola, in Ladri di biciclette[8].

Pionieristica è poi anche l’attività di marketing che precedeva e seguiva la produzione dei film: la Notari si assicurava in anticipo i diritti sulle canzoni da presentare al festival di Piedigrotta, a volte andando per intuito e fidandosi del solo titolo, senza ancora conoscerne il soggetto da cui avrebbe poi tratto l’opera cinematografica. Tutto questo avveniva in un’epoca in cui, in Italia, la diffusione di dischi stentava ancora a decollare: questa collaborazione segnava un salto di qualità per le edizioni di musica e anticipava i fasti che l’industria discografica italiana avrebbe conosciuto solo a partire dagli anni trenta. Inoltre, nella fase di post-produzione, la Notari si occupava personalmente dei rapporti con la stampa, per pubblicità e recensioni sui giornali, e curava la realizzazione di locandine e programmi di sala[10].

La Notari diresse più di sessanta film, di cui scriveva anche i soggetti e le sceneggiature, spesso ispirati a canzoni napoletane od a fatti tragici realmente accaduti a Napoli in quell’epoca. Il mondo ritratto nei suoi film era quello dei bassi napoletani, dei pescatori, dei guappi, degli scugnizzi, un mondo dove regnavano la povertà ed un forte disagio sociale, sulle cui ingiustizie e drammi finiva sempre col trionfare l’amore. I suoi lavori erano realizzati facendo appello ai sentimenti ed alle emozioni in modo tanto convincente che divenne proverbiale l’episodio di uno spettatore che in un cinema napoletano sparò alcuni colpi di pistola sullo schermo, per uccidere il ‘cattivo’[11]

Il successo commerciale dei suoi film fu enorme, anche oltreoceano. Ad esempio, il film ‘Nfama al cinema Vittoria di Napoli, in via Toledo, ebbe una tenitura di ben 32 giorni con circa 6.000 presenze. Il film ‘A legge, del 1921, tratto da A San Francisco, atto teatrale unico di Salvatore di Giacomo, rimase in programmazione per 36 giorni: la folla di gente che si accalcò al cinema Vittoria costrinse gli organizzatori ad anticipare le proiezioni alle 10 del mattino[12].

Nonostante il grande successo di pubblico, il cinema della Notari si scontrò però con una combinazione di fattori fortemente avversi: le ambientazioni nei bassifondi e il modo di rappresentare la realtà la resero infatti invisa al nascente regime fascista. Le singolari figure delle sue eroine dei bassifondi sono protagoniste di opere di volta in volta viscerali e fortemente erotiche: folli, violente, insofferenti alle regole sociali a cui avrebbero dovuto conformarsi, i personaggi femminili dei film di Elvira Notari si scontravano con una critica cinematografica improntata a una visione sessista e patriarcale della società, dominata da personalità maschili[4]. Inoltre, l’interesse del fascismo allo strumento cinematografico portò a una centralizzazione della produzione a Roma che marginalizzò l’industria cinematografica meridionale ed anche (se pur in minor misura) quella settentrionale[4]. Infine, la domanda di kolossal e superproduzioni mise in ombra la narrazione realistica di storie tipiche dei film della Notari[4].

Molti spesso i suoi film incapparono anche negli strali della censura cinematografica, furono considerati anti-nazionalisti e si videro negare la possibilità di esportazione negli Stati Uniti, anche se a volte riuscirono a circolare clandestinamente nella comunità newyorkese degli emigrati di Little Italy[4].

La casa di produzione della Notari, la Dora Film, chiuse tutte le sue attività nel 1930.

Nel 1940 la Notari si ritirò a Cava de’ Tirreni assieme al marito Nicola, dove poi morì il 17 dicembre del 1946.

Buona parte del materiale fotografico e cinematografico appartenuto alla Notari è stato ceduto dagli eredi, nel 1998, al museo MICS di Roma.

da wikipedia

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