Vittorina Sambri, la prima donna italiana campionessa di motociclismo, di Alessandra Antinori

vittorina sambri

Vittorina o Vittorio? Era questo l’interrogativo dei centauri maschi che non capivano come una donna potesse andare più forte di loro.

Erano gli anni ‘20 e Vittorina, motociclista di Ferrara, vinceva le corse suscitando invidie e cattiverie». Così ha scritto Marco Mainardi su Il Giorno nel dicembre 2000, ricordando il nome di Vittorina Sambri tra le “storie rosa su due ruote”.

E anche il generale Ettore Perdicchi, già novantenne, pioniere negli anni ‘20 del motociclismo romagnolo, raccontava: «Quando quella lì veniva a Rimini per la Coppa dell’Adriatico, Le correvamo dietro sulla spiaggia facendo finta di scherzare, per vedere se capitava l’occasione di svelare il segreto».

Ettorina Sambri detta Vittorina è stata la prima donna campione di motociclismo in Italia. Nata a Vigarano Mainarda nel 1891, prima di correre in motocicletta, esordisce gareggiando in bicicletta sui velodromi e sulle piste in terra battuta, partecipando alle principali «corse su pista per signorine» che si tengono a Ferrara e dintorni dal 1911, e poi oltralpe, a Parigi, nell’aprile 1913.

Durante queste prime gare, la Sambri suscita la curiosità del pubblico: tutti vogliono vedere questa singolare ragazza, dalle fattezze e dagli abiti così lontani dalle toilettes delle signorine del tempo, che cavalca “la sua macchina” indossando jupeculotte e maglietta, con il viso da giovanetto.

Anche per questo aspetto efebico molti fanno illazioni sul sesso di Vittorina, che per di più nella vita privata preferisce relazioni con persone del proprio genere. Si racconta, anzi, che la Sambri, sorpresa vicino Ferrara in compagnia della «morosa», fu persino picchiata e che per i suoi orientamenti sessuali abbia subito l’ostracismo da parte della famiglia: ancora oggi, sembra che nessuno dei parenti desideri ricordarla e a Ferrara pochi conoscono il suo nome e le sue imprese.

Dopo i buoni esordi nel ciclismo, Vittorina Sambri passa presto al motore, seguendo il circo viaggiante dei corridori professionisti che si spostano ogni settimana da un capo all’altro del nord Italia. È così che nel luglio 1913, corre nel Premio Ferrara, in cui giunge per ben due volte seconda, e ancora in agosto si cimenta in una sfida a due sull’ippodromo di Faenza, contrapposta a un pilota di buon valore, Antoniazzi di Padova.

I quotidiani ferraresi di questi anni seguono con interesse le imprese di Vittorina, “intrepida donna” che mostra un coraggio «non comune nel mondo femminile e forse neanche… in quello maschile». Accade spesso, tuttavia, che siano proprio i colleghi maschi a non prendere abbastanza sul serio quel coraggio e quelle capacità della Sambri. Proprio nella gara di Faenza, infatti, il rivale Antoniazzi raccoglie la sfida di Vittorina accettando di battersi a cuor leggero, «illudendosi di rimandare a far la calza in due e due quattro, quell’impertinente che non voleva stare al suo posto».

Le cronache locali, invece, raccontano con trepidazione quella giornata sulla pista di Piazza d’Armi, mettendo in luce la determinazione e il grande spirito sportivo della giovane motociclista che strappa la vittoria all’avversario: «Antoniazzi si mantiene in testa per i primi dieci giri, la Sambri, sempre correttissima, tenta di sorpassarlo, specie nelle curve. Finalmente par riesca, rasentando lo steccato, a penetrare fra il medesimo e il motore dell’Antoniazzi. Questi non le lascia il tempo di proseguire e le si stringe addosso costringendola a passare la linea di demarcazione e a percorrere un breve tratto sull’erba. Causa tale irregolarità, la corsa viene annullata. Alla ripresa, nei primi giri l’Antoniazzi è in testa, ma non vi si mantiene molto, sorpassato dalla Sambri; questa si piazza tosto rasente allo steccato e non lo abbandona più. La vittoria è certa. Essa compie i dieci chilometri in minuti 7,31 e giunge prima con un buon vantaggio sull’Antoniazzi. È vivamente applaudita».

I successi ottenuti, il carattere aperto e leale, la simpatia e lo spirito cameratesco di Vittorina attraggono sia l’interesse degli sportivi romagnoli – ma strabiliano i pubblici sportivi di tutta Italia – sia l’amicizia degli altri corridori di Ferrara e dintorni: fino a pochi decenni fa molti motociclisti della zona raccontavano di aver trascorso delle allegre serate con la Sambri, a bere e a parlare di motori.

Dopo la vittoria di Faenza, le gare proseguono. Nel 1914, nel circuito di Cremona, nella classe 350 Vittorina conquista il secondo posto, tenendo testa al grande campione Miro Maffei – a cui contesta fino all’ultimo giro la palma della vittoria – e, nel 1920, affronta l’eliminatoria con Borgatti ai campionati motociclistici di Bologna. Proprio a partire da quest’ultima competizione, la Sambri partecipa alle gare in sella ad una motocicletta Borgo 500 monocilindrica, costruita a Torino, in grado di raggiungere la velocità massima di 95 km orari.

Non è noto l’anno in cui Vittorina Sambri ha interrotto l’attività sportiva, ma si hanno notizie dell’impegno che la campionessa ferrarese continua a mantenere nell’ambito delle gare: negli anni ‘50, insieme al fratello Romeo, anch’egli campione italiano su pista di motociclismo, Vittorina gestisce la concessionaria della moto Guzzi prima in via Garibaldi, poi in via Borgoleoni a Ferrara. Si racconta che chi entrava nel suo negozio si trovava di fronte ad una donna che vestiva sempre con abiti maschili, capelli di taglio maschile e l’eterna sigaretta tra le labbra.

Impegnata fino alla fine nella passione dei motori con il fratello Romeo, Vittorina Sambri scompare in silenzio nel 1965.

da http://www.150anni.it