Aleksandra Michajlovna Kollontaj, Александра Михайловна Коллонтай, la prima donna ambasciatrice della storia

Kollontaj da commons.wikimedia.

Aleksandra Michajlovna Kollontaj, in russo:, nata Domontovič, (San Pietroburgo, 31 marzo 1872 – Mosca, 9 marzo 1952), è stata una rivoluzionaria russa, la prima donna nella storia che abbia avuto l’incarico di ministro e di ambasciatrice.
Figlia del generale Domontovič, nobile e aiutante dello zar, fece privatamente i primi studi. Sposò in giovanissima età l’ingegner Kollontaj, ma si separò pochi anni dopo il matrimonio e si trasferì in Svizzera, a Zurigo, per studiare economia e in particolare le opere di Marx. Aderì al Partito socialdemocratico russo nel 1899, prendendo parte alla rivoluzione russa del 1905 e scrivendo l’opuscolo La Finlandia e il socialismo, nel quale esortava quel paese, allora sotto dominio russo, a ribellarsi alla dominazione zarista. Era amica di Clara Zetkin, con la quale condivideva le idee sull’emancipazione femminile, e di Rosa Luxemburg.

Costretta all’esilio, nel 1906 aderì alla corrente menscevica: nel 1908 partecipò alla I Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenuta a Stoccarda, e s’iscrisse al Partito socialdemocratico tedesco. Nel 1910 partecipò all’VIII Congresso dell’Internazionale socialista tenuto a Copenaghen e a quello del 1912 a Basilea, dove elaborò un piano di assistenza alla maternità che fu in parte adottato in Russia nel 1918.

Tenne contatti con i partiti socialisti europei e, dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1915 prese parte alla Conferenza di Zimmerwald, sostenendo la necessità di boicottare la guerra, secondo la tesi della corrente bolscevica alla quale aderì, e scrisse l’opuscolo A chi serve la guerra?. Si stabilì per due anni negli Stati Uniti, tenendo conferenze e dibattiti contro il conflitto mondiale.

Alla caduta dello zarismo, nel 1917, tornò in Russia e fu membro del Soviet di San Pietroburgo, dove in luglio fu arrestata per ordine di Aleksandr Kerenskij. Con la Rivoluzione di ottobre fu commissario del popolo per l’Assistenza sociale – prima donna al mondo ad essere ministro di governo – e fece parte del Comitato centrale del partito bolscevico. Nel 1918 la Kollontaj fu tra le organizzatrici del Primo Congresso delle donne lavoratrici russe dal quale nacque lo Żenotdel, organismo per la promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica, per le iniziative sociali e la lotta all’analfabetismo.

Grazie anche alla sua iniziativa, le donne ottennero il diritto di voto e di essere elette, il diritto all’istruzione, all’assistenza di maternità, a un salario eguale a quello degli uomini. Venne anche introdotto il divorzio e, nel 1920, il diritto all’aborto, abolito nel 1936 da Stalin e successivamente reintrodotto.

Copenaghen, 1910, VIII Congresso dell’Internazionale socialista: al centro la Kollontaj con Clara Zetkin
Aleksandra Kollontaj fu più volte in contrasto con il governo bolscevico, aderendo alla corrente dei «comunisti di sinistra», fondando il giornale Kommunistka e la frazione denominata «Opposizione operaia», e battendosi contro la statalizzazione dell’economia e in favore della collettivizzazione, contro la limitazione delle libertà politiche e la repressione dei movimenti rivoluzionari non comunisti. Fu anche contraria all’introduzione, voluta da Lenin, della nuova politica economica (NEP) dopo il fallimento del comunismo di guerra.

La Kollontaj fu anche sostenitrice del libero amore, nella convinzione che il matrimonio tradizionale, in una società repressiva e fondata sulla ineguaglianza tra i sessi, fosse una ulteriore produzione di sfruttamento della donna. Riteneva altresì che la liberazione sessuale fosse una premessa necessaria alla realizzazione di una libera società socialista.

Nel 1922 in seguito alle sue iniziative sempre più avanzate in favore dell’emancipazione delle donne la costringono a dimettersi e ad intraprendere la carriera di ambasciatrice. Nel 1926 pubblica la sua Autobiografia, apparsa integralmente però solo nel 1970 per ragioni politiche interne al partito. Nel testo sostiene che le donne sono entrate, con la rivoluzione del 1917, nell’epoca della loro definitiva liberazione, sia dallo sfruttamento capitalistico che dalla condizione di sfruttamento e inferiorità in quanto donne.

Si batté contro la burocratizzazione delle istituzioni sovietiche: probabilmente per allontanarla dalla vita politica del partito comunista sovietico, fu nominata ambasciatrice in Norvegia nel 1923, in Messico dal 1925 al 1926, dove ottenne l’Ordine dell’Aquila Azteca, ancora in Norvegia dal 1927 al 1930, dove fu insignita dell’Ordine di Sant’Olav, e in Svezia dal 1930 al 1945. In Unione Sovietica fu insignita dell’Ordine di Lenin nel 1933 e dell’Ordine della Bandiera rossa del Lavoro nel 1945.

da WIKIPEDIA

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