La testa di Alvise di Lina Wertmuller – Rizzoli 1981, recensione di Daniela Domenici

la testa di alvise

…ma il titolo completo del libro, chilometrico come quelli dei suoi tanti, splendidi film di questa straordinaria regista, è “Essere o avere. Ma per essere devo avere la testa di Alvise su un piatto d’argento”, un’opera che l’autrice, come dichiara nell’ultima pagina, ha scritto nell’arco di ben 18 anni: dal 1962 al 1980.

Lina Wertmuller che conoscevo, come molti di voi, solo come regista mi si è rivelata con questo libro anche una eccezionale scrittrice, anzi, per meglio dire, un’affabulatrice che colora e arricchisce ogni paragrafo delle sue 217 pagine con gocce di una cultura multiforme ed enciclopedica che lascia attonito il lettore; oltre che, naturalmente, con quella sapiente e delicata ironia che la caratterizza e che fa sorridere durante la lettura immaginando di assistere a una scena dei suoi tanti e celebri film.

I protagonisti di questa storia sono Alvise e Sam, figli di due “sorelle di latte”, che vengono seguiti dalla Wertmuller nel loro peregrinare in vari luoghi del mondo.

Il libro è suddiviso in due parti: la prima, la più breve, è ambientata nel 1939, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, quando Alvise e Sam sono ancora due bambini totalmente estranei e diversi per estrazione sociale e vita pregressa che diventano amici per necessità nel lager in cui vengono rinchiusi, senza più alcuna notizia delle loro rispettive famiglie, perché sono di famiglia ebrea, riescono in qualche modo a sopravvivere e poi fuggire in modi incredibili, quasi donchisciotteschi, da un luogo all’altro dell’Europa fino all’arrivo, rocambolesco anche questo, a New York con sosta a Ellis Island dove le loro strade si divideranno.

La seconda parte, la più lunga, ha luogo esattamente quarant’anni dopo, prima a New York e poi in vari altri luoghi del pianeta, quando, casualmente, Alvise e Sam si incontrano nuovamente, sono diventati due “number one” nei loro rispettivi campi (ma non vi voglio dire altro, vi toglierei tutta la sorpresa e il piacere sopraffino di leggerlo…) e da lì è tutto un fuoco pirotecnico di avventure senza fiato, divertentissime, anche commoventi in alcuni punti, da cui non vorrete uscire fino alle ultime righe, sempre magistralmente orchestrate dalla grande Lina.

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