“Un corso d’acqua chiamato omo/transfobia” di Lidia Borghi

omotransfobia

E poi ti accade di renderti conto che, come un fiume sotterraneo, l’omo/transfobia procede in modo impetuoso nella mente di tante persone addette ai lavori. E ti trovi di fronte soggetti problematici che, nella stanza della terapia, dovrebbero essere d’aiuto alle ed ai clienti che vivono con disagio la propria appartenenza ad un orientamento affett…ivo e sessuale “altro” e che, al contrario, pretendono di giudicare inammissibile la maternità fortemente voluta di una donna lesbica. Così realizzi che a contare davvero, nella vita, non sono le lauree, né le pubblicazioni accademiche, ma l’apertura della mente e del cuore. Di lavoro da fare ce n’è davvero tanto per provare a sradicare l’omonegatività nei confronti delle persone omo/transessuali dalla psiche della gente e mi rendo sempre più conto, ora come ora, come quell’attività – che dovrebbe essere a tempo pieno – spetti a tutte e tutti noi, ognuno nel proprio àmbito, affinché quel fiume irrefrenabile – che qualcuno ha definito carsico – possa essere convogliato nelle calme acque del rispetto dovuto alla persona umana, a prescindere da qualsiasi condizione in cui quella si trovi. Solo così agendo, potremo contribuire a fermare lo stillicidio di acque calcaree che, a causa di decenni e decenni di pregiudizi, come tante stalagmiti, hanno potuto sedimentare sul fondo della mente di tante, troppe persone drogate di omo/transfobia.

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