La chiesa di sant’Ambrogio a Firenze

Sant'Ambrogio

oggi è sant’Ambrogio e girellando sul web ho trovato questa chiesa della mia città che, ammetto umilmente  la mia mancanza, non ho mai visitato fino a oggi, conto di rimediare a questa lacuna al più presto, intanto ve la propongo…

La chiesa di Sant’Ambrogio è  è un luogo di culto cattolico di Firenze situato nell’omonima piazza nella zona est del centro storico, a nord di Santa Croce.

La facciata è anonima e disadorna; l’interno a navata unica risente della mancanza di unità stilistica dei molti lavori che si sono succeduti nei secoli, ma, sebbene, i suoi decori più preziosi siano oggi agli Uffizi, resta una delle chiese più ricche di storia e di atmosfera della città.

Storia e descrizione

Le origini

La chiesa è ricordata per la prima volta nel 988 come edificio sorto nel luogo dove 393 sarebbe stato ospitato sant’Ambrogio in visita a Firenze, ma forse è ancora più antica, sorta forse nel VII secolo come cappella di un convento femminile sorto a memoria del passaggio del santo. All’epoca del santo vescovo milanese questa zona era fuori dalle mura, in aperta campagna, vicina a una memoria sacra, la Croce del Giogo, che ricordava il luogo del martirio di san Miniato. Un tabernacolo in terracotta policroma di Giovanni Della Robbia su un lato della piazza raffigura proprio il vescovo milanese che benedice i passanti. Fino alla costruzione dell’ultima cerchia muraria di Arnolfo di Cambio del 12841310, si trovava al di fuori del centro cittadino in aperta campagna.

Il Duecento: il miracolo dell’eucarestia

L’interno

Appartenente alle monache benedettine, che vivevano nell’attiguo convento, il 30 dicembre 1230 fu teatro di un miracolo, anteriore a quello più noti di Bolsena: un vecchio parroco, di nome Uguccione, trovò alcune gocce di sangue raggrumato nel calice con il quale il giorno prima aveva celebrato la messa e che la sera prima non aveva pulito a dovere. Con grande meraviglia delle monache e del popolo il sangue fu subito raccolto in un’ampolla di cristallo e ne fu informato il vescovo e tutto il clero cittadino. Il vescovo Ardingo Foraboschi, per meglio accertarsi del prodigioso evento chiese di visionare l’ampolla e dopo averla tenuta per un giorno nella sua stanza, la rimandò al convento dentro una ricca custodia d’avorio con intarsi d’oro e fodera di stoffe preziose.

Il miracolo ebbe una risonanza anche fuori da Firenze ed alimentò la devozione intorno al mistero eucaristico. Trent’anni dopo avvenne un analogo evento miracoloso a Bolsena, immortalato da Raffaello nelle Stanze vaticane, anch’esso durante la celebrazione della messa, a seguito del quale veniva istituita la festa del Corpus Domini (1264). Risale a questo periodo anche la fondazione della Compagnia del Corpus Christi.

Il Trecento: la nuova decorazione

Lorenzo di Bicci, Madonna con bambino e santi

Per il grande fervore religioso popolare, alla fine del Duecento la chiesa di Sant’Ambrogio fu ingrandita e ricostruita in forme gotiche. La pianta è pressoché fedele a quella odierna, con una lunga aula rettangolare a navata unica, con un presbiterio rialzato. Ai lati del presbiterio si aprono due cappelle laterali, delle quali la più grande a sinistra è la Cappella del miracolo, decorata un secolo dopo.

A qualche decennio posteriore risale l’affresco della Madonna del latte in trono, coi santi Bartolomeo e Giovanni, attribuito alla scuola di Andrea Orcagna (in passato ritenuta anche opera di Agnolo Gaddi) sulla destra vicino all’ingresso. La sinopia è stato staccata nel corso del restauro conseguente all’alluvione del 1966, e adesso si trova sulla parete anteriore della chiesa. Allo stesso periodo risalgono altri affreschi come la Deposizione attribuita a Niccolò Gerini, un tempo dietro al quarto altare laterale di destra, sotto la cui sinopia, pure staccata e posta sulla controfacciata interna, fu ritrovato la sinopia di un affresco ancora più antico, un Sant’Onofrio attribuito al Maestro di Figline, oggi restituito alla sua collocazione originaria. Altri affreschi trecenteschi più deteriorati sono un’Annunciazione di scuola fiorentina dietro il primo altare a sinistra e un Martirio di San Sebastiano, attribuito ad Agnolo Gaddi, posto vicino al primo altare di sinistra. Di attribuzione a Lorenzo di Bicci è la pala della Madonna con bambino e santi sulla cappella alla destra dell’altare, mentre la vicina pala della Madonna in trono con bambino e santi, sulla parete di destra, è attribuita a Giovanni di Bartolomeo Cristiani.

Dal Cinquecento a oggi

Leone Tasso, San Sebastiano

Nel corso del Cinquecento si realizzarono gli archi in pietra serena che delimitano gli altari, al posto di vere e proprie cappelle per via del poco spazio, per la decorazione dei quali furono commissionate nuove opere, come la pregevole statua lignea di San Sebastiano di Leone Tasso, oggi tra il secondo e il terzo altare di sinistra, o le pale di altare di Cosimo Rosselli (Gesù crocifisso tra i Santi Girolamo, Giovanni Battista, Cosma e Damiano), già autore degli affreschi della Cappella del Miracolo, o di Raffaellino del Garbo (Sant’Antonio abate, Tobia e Angelo con la lunetta dell’Annunciazione) o Andrea Boscoli (Visitazione). Probabilmente è in questo periodo che vennero coperti gli affreschi trecenteschi dall’intonaco, sia per ragioni legate ad un rinnovo stilistico, ma anche perché probabilmente queste opere erano state danneggiate dall’alluvione del 1557.

Un nuovo miracolo eucaristico, meno conosciuto, si verificò il 24 marzo, venerdì Santo, dell’anno 1595 quando scoppiò un incendio che travolse lo stipo dove si conservavano le ostie consacrate, che restarono prodigiosamente intatte e che, inumidite dall’acqua usata per spegnere l’incendio, formarono una specie di ciambellina, che fu conservata in uno scatolino dorato nel medesimo tabernacolo del Santissimo Miracolo. Dopo 33 anni l’Arcivescovo Alessandro Marzi Medici, dopo accurata ricognizione, riconobbe il prodigio e ne autorizzò il culto e la pubblica esposizione nel 1628.

Nel 1682 con le offerte di molti benefattori fu pagata la fattura del reliquiario in argento che ancora oggi custodisce il prodigioso sangue.

Importanti interventi architettonici vennero apportati ai primi del Settecento da Giovan Battista Foggini, al quale si devono l’arco trionfale e le due adiacenti ricurve volute, l’abside barocca ed un elegante altare intarsiato con pietre dure, nonché la copertura del soffitto a capriate.

Fra il 1832 e il 1833 Luigi Ademollo affrescò il soffitto e le parti alte della navata, mentre nel presbiterio dipinse la Strage degli Innocenti, l’Ultima Cena e le Storie di sant’Ambrogio. La semplice facciata ad intonaco bianco fu ricostruita nel 1880 in stile neogotico.

Anche nel secolo scorso furono approntati restauri, specialmente a seguito dell’alluvione del 1966, quando privilegiato il recupero del primitivo aspetto gotico. Molti frammenti affrescati e sinopie furono trovati in quell’occasione dietro agli archi in pietra serena e in parte sono oggi esposti all’interno. In occasione del giubileo del 2000 si è anche cercato un progetto per una nuova collocazione della sacra reliquia che potesse permettere di esporre anche due Angeli reggicero in terracotta invetriata, eseguiti per la Cappella del Miracolo nel 1513 da Giovanni della Robbia.

da WIKIPEDIA

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