Accadde…oggi: nel 1921 nasce Jolena Baldini

jolena baldini
UN DOVEROSO RICORDO  DI JOLENA BALDINI , la BERENICE DI PAESE SERA, nata a Vernio il 16 gennaio 1921 e morta a Roma il 3 settembre 2009.
Giornalista dalla penna intelligente, garbata e ironica.Aveva cominciato a scrivere a 16 anni, pubblicando favole in versi, su «Primarosa». A 19 anni aveva cominciato a collaborare alla Tribuna con Arnaldo Frateili, per poi passare, finita la seconda guerra mondiale, a lavorare con Tomaso Smith per il Paese e successivamente con Paese Sera Paese Sera era un giornale di battaglia molto innovativo. Il corsivo di prima pagina, firmato Benelux, era di Gianni Rodari e la rubrica dell’ultima edizione, quella della notte, di Franca Valeri. Fu il primo quotidiano a riempire una pagina di strisce a fumetti come i giornali anglosassoni, il primo a dare spazio e voce a molte donne. Agli spettacoli c’erano Maurizio Costanzo e Dario Argento, alla cronaca Pasquale Squittieri. Iolena Baldini  è divenuta celebre per la sua storica colonna, il Settevolante, fiore all’occhiello del quotidiano Paese Sera all’epoca diretto da Fausto Coen. Pubblicata tutti i giorni la rubrica aveva che aveva come logo appunto una lunga treccia, disegnata nel corso degli anni da Renato Guttuso, Renzo Vespignani e Corrado Cagli. Di qui lo pseudonimo Berenice Alberto Sordi la chiamava «’a treccetta». Per i colleghi era «”la fatina con la penna». Per tutti Berenice,che insieme alla lunga treccia disegnata identificava Settevolante.. Due colonne di spettacolo, arte e cronaca mondana. La stessa lunghezza per una nota di Visconti e la battuta di un taxista sulla cravatta di un politico. I taxisti erano i suoi accompagnatori nelle notti romane, i suoi confidenti e a volte le sue fonti. La treccia Berenice ce l’aveva davvero, lunga e sontuosa. Era, la sua bandiera. Il disegno della treccia del suo Settevolante,( l’aveva fatto prima Guttuso, poi Vespignani e dopo Cagli) E quei disegni avevano creato un alone di mistero. Molti pittori esordienti, arrivati in redazione, chiedevano: «Ma Berenice si può vedere?». Solo la sua amica Anna Magnani riuscì a farle sostituire il disegno con una foto, ma solo per un giorno e insieme alla Magnani.  Berenice non aveva la patente: solo a piedi, o in taxi o accompagnata da amici. «Le persone simpatiche – era solita dire – tutti le vogliono accompagnare». Ma lei non era solo simpatica. ,Inventò un genere” la cronaca di costume”. Antesignana di Lina Sotis e di Maria Laura Rodotà, di Roberto D’Agostino e di Umberto Pizzi. Compagna di strada della Cederna, con cui condivideva impegno civile e capacità tutta femminile di dominare linguaggi alti e bassi, Berenice inventò  “il gossip elegante e colto”. Camilla e Berenice nell’Italia godona degli anni 60 si spartivano le due capitali: Roma e Milano. La Cederna sull’Espresso, dal ’58 all’81 con la rubrica di costume, Il lato debole. E Berenice con Settevolante. . L’indimenticabile treccia del giornalismo italiano ci ha lasciato anche due romanzi: «L’innamorata» e «Il Tevere d’oro». Le sue interviste più importanti, quelle che fecero epoca, con Luchino Visconti, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Eduardo De Filippo, Luigi Silori, Cesare Zavattini, Giorgio De Chirico, Anna Magnani sono state raccolte nel libro «Presi a volo». Berenice ha firmato anche una biografia del regista Mauro Bolognini-.- Berenice è morta 3 settembre 2009 a Roma, a 88 anni. Dieci anni prima, a 78 anni, scippata al centro della capitale che amava e conosceva così bene, fotografò con gli occhi la targa della macchina dei ladri, andò al commissariato e li fece arrestare. Una che non si arrendeva Berenice, e che non aveva mai paura. Una con la treccia. ARTICOLO PUBBLICATO SULL’Unità  l’11 settembre 2009 Addio Berenice la cronaca con la treccia È morta a Roma Jolena Baldini, giornalista di «Paese Sera» e scrittrice, celebre per la sua rubrica «Settevolante» di Adele Cambria
«L’infanzia è un angelo senza bocca». Comincia così, con questa frase scolpita nitidamente nel suo enigma, il romanzo L’innamorata, scritto da Jolena Baldini, detta Berenice.Lei se ne è andata, quietamente, qualche giorno fa. E io sono rimasta col rimorso dell’intervista che non le ho fatto, per questo giornale. Gliel’avevo chiesta attraverso suo figlio, Guido Baldini: e lui mi ha consegnato una lettera di Jolena, affettuosa scritta a penna: «Cara Adele, ti ringrazio di esserti ricordata di me. Io di te ricordo tutto: Accattone, il tuo passaggio per Paese Sera come una meteora… la tua casa al Babuino e quella in cui vegliavano, come numi tutelari, la vecchia madre e la sagoma di Carlo Marx…La mia conoscenza della Calabria, per motivi professionali – il Premio Crotone, il Premio Sila – ma soprattutto i viaggi sentimentali (il mio nonno era un mercante di legname e si era trasferito in Sila) è stata moltiplicata dal tuo romanzo ambientato laggiù, dove la Calabria diventa più vera del vero: dalle pagine del tuo libro flottavano profumi… Voglio raccontarti di una mia ripiccosa attesa al varco, per spirito di corpo, della signorina Silvana Pampanini, che si era permessa di toccarti!» Anche dalla stesura di una tale lettera emerge quanto sia limpido l’approccio di Jolena agli altri (alle altre): parla di me, principalmente, e mi propone – come mi avvertì Guido – una conversazione soltanto epistolare, non voleva che l’andassi a trovare a Villa Mimosa, dove ha trascorso gli ultimi anni, sempre continuando a scrivere. Ora che lei non c’è più, maledicendo il mio abito mentale di vecchia cronista incallita, che se non vede la persona in faccia non scrive, mi sono arrampicata sulla scala per riprendere dalla libreria Romanzi di donne, il suo libro, il primo, pubblicato nel 1965 da Mursia. E fin dalla prima pagina l’ho ritrovata, ho riscoperto la donna, direi quasi l’unica tra le colleghe di Paese Sera del 1960-62, che mi accolse con gioia. Capivo le altre, tanto che chiesi al direttore Fausto Coen se avrei potuto prendere la tessera del Pci. Infatti che ci facevo io in via dei Tarquini 19, arrivando dai «giornali borghesi», e specializzata in cronache di costume? E di Carlo Marx e di lotte sindacali che ne sapevo mai? LA LUNGA CHIOMA È vero che quando l’editore Terenzi mi assunse, precisando che Paese Sera non poteva pagarmi quanto mi pagavano i famosi «giornali borghesi», io avevo risposto che non me ne importava purché mi facessero fare «la cronista asessuata». All’epoca le cronache di costume o, peggio, le cronache mondane erano affidate quasi soltanto alle donne, ed io anelavo liberarmene. Ma, ancora una volta, Berenice, con la sua rubrica quotidiana, il Settevolante, segnalata dalla lunga treccia (che era poi la sua) disegnata, in successione, da Renato Guttuso , Renzo Vespignani e Corrado Cagli, mi insegnò come le cronache di costume potessero farsi briciole di cultura. (E già quel logo, come si direbbe oggi, si ispirava alla costellazione detta «Chioma di Berenice» in onore della regina egiziana che aveva offerto la sua lunga chioma alla dea Arsinoe Zefiridite per la salvezza del marito, il faraone Tolomeo II, partito per la terza guerra di Siria). Io credo che l’egemonia culturale della sinistra, che tanto ci è stata rimproverata – e di cui si è fatto malissimo a vergognarsi, con i risultati che oggi abbiamo sotto gli occhi- è stata anche «sferruzzata» da Berenice… Uso questo termine donnesco ricordando che lei mi ha regalato un giorno due scarpine di lana rosa fatte ai ferri , per scaldare i piedi nel letto, d’inverno. In memoria, credo, delle nostre antiche adolescenze senza riscaldamento…. E quando se ne è andata Berenice stava scrivendo della sua infanzia e a Montepiano sono state sparse le sue ceneri nella terra dei nonni contadini: a Montepiano, frazione di Vernio(Pistoia), Jolena aveva fatto, giovanissima, anche un’attiva militanza politica. Femminista ante litteram – senza mai pronunciare la parola – Jolena ha dato il suo cognome ai figli, Guido e Jacopo, ben orgogliosi di portarlo,e ha lavorato tutta la vita per sé e per loro. Anche la sua ultima scelta- quella di far chiedere che i soldi destinati ai fiori per il funerale si indirizzino invece a l’Unità – conferma il suo stile.
ROMA 11 September 2009 pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 41) nella sezione “Culture”dell’Unità.
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