Accadde…oggi: nel 1903 nasce Tina Pizzardo, di Ugo Berti Arnoaldi

Tina_Pizzardo

http://www.treccani.it/enciclopedia/battistina-pizzardo_(Dizionario-Biografico)/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-torino-women-born-in-turin/

Nacque a Torino il 5 febbraio 1903 da Francesco, impiegato della Reale Mutua Assicurazioni, e da Rosalia Musso.

Rimasto precocemente vedovo, nel 1911 il padre mise le due figlie, Battistina e la sorella minore Maddalena, nel collegio per le figlie dei militari dove Pizzardo rimase fino al conseguimento della licenza magistrale. All’Istituto magistrale ebbe come insegnante di matematica Paolina Quarra, all’epoca assistente volontaria di Giuseppe Peano, la quale notò la predisposizione per la matematica della ragazza e convinse il padre a farle proseguire gli studi. Nella ristrettezza dei mezzi, fu una fortunata vincita al lotto ad aprire a Pizzardo le porte dell’università. Nell’autunno del 1920, dopo il necessario anno integrativo, si iscrisse alla facoltà di matematica e fisica, dove si laureò il 17 luglio 1925 con una tesi di geometria superiore.

Gli anni universitari furono importanti anche per la formazione politica e le prime esperienze sentimentali. Se negli anni precedenti aveva seguito con partecipazione patriottica le vicende della Grande Guerra e l’impresa di Fiume, negli anni dell’università si collocò subito e istintivamente contro il fascismo e finì per aderire al Partito comunista d’Italia, entrando nel 1925 nella cellula universitaria, dove strinse amicizia in particolare con Velio Spano, giunto da Roma a dirigerla.

Nel marzo 1926, andata a Roma per partecipare a due concorsi scolastici, su indicazione di Spano prese contatto con la cellula universitaria romana e conobbe Altiero Spinelli, con cui nei mesi successivi intrecciò una relazione. Di quattro anni più giovane di lei, Spinelli era già un quadro importante nell’organizzazione comunista; di lì a poco sarebbe diventato segretario interregionale per la Gioventù comunista passando in clandestinità.

La Pizzardo, vinti i concorsi per Brescia e Foggia, per intervento del cugino Giuseppe Pizzardo, influente prelato della segreteria di Stato vaticana (dal 1937 cardinale), ottenne di essere destinata alla più comoda sede di Grosseto, dove a ottobre di quell’anno prese servizio come insegnante di matematica e fisica al liceo. Contemporaneamente fu nominata segretaria della locale Federazione comunista. Pochi mesi dopo, nel giugno 1927, una grande retata in più città portò in carcere una cinquantina di membri della rete comunista. Pizzardo, fermata a Grosseto e poi rilasciata, venne arrestata a Torino il 1° settembre; nel processo dell’anno successivo fu condannata a un anno di reclusione e tre di vigilanza speciale. Tornò in libertà nel settembre 1928, scontrandosi con l’impossibilità di riprendere l’insegnamento. Peano le offrì il posto di assistente per calcolo infinitesimale, ma dovette rinunciare. Nel 1929, ottenuta la revoca della vigilanza speciale, poté accettare il posto di direttrice della colonia permanente dei Fasci femminili di Milano a Igea Marina, vicino Rimini, incarico che tenne fino al maggio 1932, allorché venne licenziata.

Tornata a Torino e ripresa l’aleatoria attività delle lezioni private e dell’insegnamento sotto falso nome in istituti privati, Tina Pizzardo considerò la possibilità di espatriare e a questo fine contattò Paola Carrara, figlia di Cesare Lombroso, la cui sorella, Gina, esule in Svizzera, cercava insegnanti da inviare in Spagna. Non espatriò, ma attraverso l’amicizia con i Carrara entrò, ben accolta, in un mondo politicamente e anche socialmente diverso, l’intellettualità borghese antifascista orientata verso Giustizia e Libertà. Ne conseguì un allontanamento dal Partito comunista italiano, che trovò la sua sanzione alla fine del 1933. Così scriveva a Spinelli il 23 (o 26) dicembre: «Ho molti nuovi amici – ma i vecchi amici mi abbandonano. E ieri ho sentito che fra me e loro c’è un abisso. Dapprima ascoltavano sorridenti, un po’ scandalizzati un po’ divertiti le mie franche eretiche parole. Poi mi hanno isolata e ieri, pare, addirittura rinnegata. Un giudizio spiccio, non sono stata interrogata, ma giudicata in camera segreta. Finito. Non ci saluteremo più – Non ci conosciamo più» (Roma, Archivio centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione Generale Pubblica sicurezza, Casellario politico centrale, b. 4025, fasc. 4156: Pizzardo Battistina, c.n.n.).

Tra i «nuovi amici» erano i giovani collaboratori della rivista La Cultura, nucleo della futura casa editrice Einaudi, e tra questi Cesare Pavese. Con lui Tina Pizzardo iniziò una tormentata relazione, in cui si trovò oggetto di un amore petulante che lei non contraccambiava in egual misura. L’amore per Tina, viceversa, segnò profondamente la vita di Pavese, come è testimoniato in particolare dal diario e da quanto i suoi biografi hanno ricostruito e anche un po’ romanzato intorno alla ‘donna dalla voce rauca’. Una delle ragioni che spingerà Pizzardo a scrivere le sue memorie, pubblicate postume, fu certamente quella di replicare alle molte imprecisioni su di lei contenute nel ‘mito Pavese’. Dalla storia della sua relazione con Pavese prese anche spunto per un romanzo, rimasto inedito.

Proseguiva intanto, ma con convinzione calante, il rapporto di necessità solo epistolare con Altiero Spinelli, in carcere dal 1927; e un altro ne nasceva con Henek Rieser, ebreo polacco, militante comunista, rifugiato a Torino.

Nel maggio del 1935 anche Pizzardo cadde nella grande retata che colpì il gruppo torinese di Giustizia e Libertà. Pavese fu inviato al confino; lei, dopo quarantaquattro giorni di carcere, se la cavò con un’ammonizione. In quella medesima estate Rieser le chiese di sposarlo; il matrimonio fu celebrato il 9 aprile 1936. Un mese prima Pavese era rientrato dal confino. Con Rieser ebbe il figlio Vittorio, nato nel 1939 e morto nel 2014.

L’ultimo impegno politico Tina Pizzardo lo assunse, a ridosso della fine della guerra, aderendo fra i primi al Movimento federalista europeo fondato da Spinelli nell’agosto 1943; fu segretaria della sezione di Torino dall’inizio del 1945 al marzo 1946 poi, fino al gennaio seguente, segretaria regionale. Vicina al Partito d’azione, accettò di entrare in lista nelle elezioni per l’Assemblea costituente del 2 giugno 1946 nella circoscrizione di Torino-Novara-Vercelli, ma non fu eletta. Si ritirò poi da ogni attività politica, dedicandosi all’insegnamento.

Morì a Torino il 17 febbraio 1989, dopo anni di sofferenze per una lesione alla colonna vertebrale causatale da un incidente automobilistico.

Opere. Di edito risultano l’articolo Quaestiones de arithmetica in Beda, in Schola et vita, rivista dell’Academia pro Interlingua, 1926, pp. 245-246, e le memorie Senza pensarci due volte, Bologna 1997. Si ha notizia di altri testi autobiografici inediti: Memorie lontane e Otto anni in collegio (forse si tratta dello stesso testo) e un seguito a uso familiare delle memorie. Pure inedito è il romanzo Fuga in prigione.

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