“L’amore autentico – omosessualità e fede” di Lidia Borghi, recensione di Daniela Domenici

 l'amore autentico

Coraggioso, struggente, documentato, innovativo: questo e tanto altro ancora è “L’amore autentico”, il saggio di Lidia Borghi che ho avuto il piacere di ricevere in dono e l’onore di leggere, far risuonare in me e oggi recensire per propagare, come un sasso nell’acqua, i messaggi in esso contenuti.

Lidia Borghi ci dice nella sua nota introduttiva: “Questo libro è il frutto di un intero anno di attività, il 2011, durante il quale sono venuta a contatto con la realtà, ancora tutta da scrivere, delle madri e dei padri cristiani delle persone lesbiche e gay in Italia”.

Per ampliare questa sua ricerca Lidia ha intervistato due splendide e coraggiose madri di ragazzi gay, Mila e Ursula, e una ragazza del gruppo “Ponti Sospesi – Omosessuali credenti di Napoli” e ha arricchito questo suo saggio con la prefazione di Letizia Tomassone e con l’introduzione di Franco Barbero dando vita a un piccolo gioiello di libro del quale vorrei citare infiniti paragrafi per darvene un’idea più approfondita.

Inizio da alcune parole di Letizia Tomassone: “E’ nella vita quotidiana che i principi si incarnano a trasformano l’ambiente sociale in cui viviamo. Un libro come questo mette in campo la vita vissuta e la testimonianza dei soggetti coinvolti come elemento fondamentale per capire e cambiare la realtà…il valore di una testimonianza di un’esistenza divergente…porta alla luce ciò che fa soffrire, chi non si adegua al pensare della maggioranza e la capacità di pensare in proprio e in modo critico: l’autonomia della coscienza…solo la pazienza dell’amore permette l’accoglienza reciproca e l’ascolto che fa crescere togliendo di mezzo paura, vergogna o imbarazzi sociali…” e tanto altro ancora, ogni parola di Letizia è un invito alla riflessione; conclude la sua prefazione con un invito: “la speranza è dunque che questo libro possa aiutare altre famiglie, altri genitori ad aprirsi ai propri figli e figlie, a lasciar lavorare l’amore invece di far spazio all’imbarazzo sociale. E che possa ridursi lo scarto tra le chiese e l’evangelo convertendole all’amore autentico”.

Prima delle due struggenti interviste a Mila e a Ursula Lidia Borghi ci regala un dettagliato, documentato e interessantissimo capitolo, di una trentina di pagine, intitolato “L’omosessualità cristiana. Una breve panoramica” in cui, tra l’altro, ci spiega il motivo per il quale ha scelto di “strutturare questo reportage come una scelta ragionata di narrazioni personali” e per rispondere ha “attinto al pensiero di una delle più importanti studiose di filosofia del nostro Paese, Nicla Vassallo” che afferma: “…ritengo che la testimonianza rappresenti la principale fonte di conoscenza di cui gli esseri umani dispongono, principale rispetto alle altre, ovvero introspezione, percezione, ragione, memoria…”

E per far questo Lidia Borghi ha intervistato Mila, madre di Jacopo, livornese, e Ursula, madre di Enrico, due testimonianze straordinarie nella loro lucida analisi e, soprattutto quella a Ursula, nell’apertura verso una malattia di cui si ha, ancora oggi, paura di parlare per ignoranza e omofobia, l’AIDS, di cui è morto suo figlio.

Già da questi input avrete intuito che si tratta di un testo importante che andrebbe fatto leggere nelle parrocchie, nelle scuole e in molti altri luoghi perché come scrive la teologa Letty Russell: “…creare comunità costituite da persone gay, lesbiche, etero, trans come anche di culture diverse e di colore diverso significa superare razzismo e omofobia e rispondere a una domanda di giustizia. Semplicemente accogliere perché l’accoglienza sia partica della giustizia…”.

 

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