“Ticcolò e Beddeìco” di Monica Bocelli, recensione di Lady P

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E’ molto difficile attualmente riuscire a leggere un testo davvero originale, e quando si ha la fortuna di trovarlo fa bene al cuore. “Ticcolò e Beddeìco” è uno di questi: un titolo a prima vista quasi incomprensibile ma immediatamente reso chiaro dall’immagine sorridente di due splendidi bimbi che si affacciano nel bianco della copertina quasi a dire “ehi, qui si parla di noi!”.

Molti libri parlano di bambini, dove sta la novità?

Semplice e geniale, Monica Bocelli fa parlare i bimbi – i suoi bimbi – con il tipico linguaggio infantile, variandolo pagina dopo pagina man mano che acquisiscono nuove capacità fonetiche, con una “morbidezza”  tale da far quasi vivere al lettore ogni più piccola conquista come se vi stesse assistendo in prima persona.

Frammenti della sua personale infanzia riemergono in un susseguirsi di paesaggi e aneddoti, sempre intercalati dai progressi dei due piccoli protagonisti che diventano la preziosa chiave per ricostruire rapporti, rafforzarne altri e levigare nel cuore di Monica ogni più piccolo disagio con la vita  rendendole chiaro quale sia il valore più importante: quello della famiglia.

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