“Chi ama condivide” di Lidia Borghi

l'amore autentico

Le emozioni appena vissute, durante la presentazione de L’amore autentico a Reggio Calabria, resteranno a lungo dentro di me, tra il cuore e la mente, alla confluenza dei rispettivi flussi energetici, là dove una persona a me assai cara asserisce risiedere l’anima: nella gola.
Il 15 luglio scorso ho avuto il grande onore di conoscere alcune persone che saranno per sempre a me collegate, proprio grazie a quei flussi benedetti: Luciana Bova, Antonella Tassitano, Lucio Dattola – per citare solo alcune di esse – e, ultima ma non per questo meno importante, Francesca Panuccio Dattola, avvocata, docente presso l’università di Messina, cattolica praticante e madre di un ragazzo omosessuale talentuoso e forte di una preparazione umana e professionale davvero profonde.
Francesca, si diceva o, meglio, Franca, come usano chiamarla le donne e gli uomini che la amano: sguardo dolce ma determinato, capace di vedere oltre. Oltre lo stereotipo, oltre il pregiudizio – anche cattolico – che vede le lesbiche ed i gay come individui dimezzati, perché considerati improduttivi e peccatori, nel momento in cui mettono in pratica il proprio orientamento affettivo e sessuale.
Un giorno che ormai si perde nel tempo, il figlio reprobo le consegna una fotocamera, la cui scheda di memoria è piena di pose di momenti spensierati di Lucio al fianco di un ragazzo; quell’apparecchio, con il suo prezioso contenuto, segna il coming out del giovane in famiglia. Da quell’evento in poi la vita dei congiunti di casa Dattola/Panuccio non sarebbe stata più la stessa, costringendo ogni suo esponente ad effettuare un duro ma necessario lavoro su di sé; per cominciare ad accogliere nel giusto modo quel suo parente sottoposto a stigma, proveniente da una società che da tempo si dice non pronta al matrimonio egualitario e all’adozione, da parte di persone omosessuali, di creature abbandonate.
Come so tutto questo? Perché ho avuto l’onore di ascoltare dalla viva voce di Franca, durante la presentazione del 15 luglio 2014, questi ed altri dettagli, condivisi con la folta platea di fronte a sé, con una sensibilità ed una profondità d’animo che più volte hanno commosso le persone presenti, me compresa.
Spesso le figlie ed i figli reprobi ‘per causa d’amore altro’ lasciano tracce inequivocabili, in giro per casa, affinché chi la abita si ponga nella condizione, assai rara, di fare il primo passo ovvero di affrontare quelle loro creature tanto amate – in quanto generate – per aiutarle a verbalizzare un disagio davvero difficile da affrontare, il più delle volte per paura di essere giudicate soggetti sporchi, storti, invertiti; e invece nulla di tutto ciò: a far la fatica per intero siamo quasi sempre noi, lesbiche e gay, alle prese con una delle confessioni più difficili della nostra vita, come se fosse agevole riunire tutta la famiglia in salotto per dare la ferale notizia, senza attendersi lo scoppio di una tragedia in piena regola.
E così Franca, all’indomani della scoperta di quella traccia rivelatrice, comincia a reimpostare l’intera sua esistenza, alla luce di una novità tanto importante per l’amato figlio: prende a ragionare in termini di diritto alla felicità per quella sua creatura e, per esser sicura di non fare passi falsi, chiede aiuto ad un padre confessore dalla lungimiranza fuori del comune, coinvolgendo tutti i famigliari, perché ognuno di essi possa ritrovarsi.
Qual è stata la logica conseguenza di tutto ciò? La dichiarazione in società, sempre accanto al figlio, così come – a suo tempo – fecero Mila ed Ursula, le due protagoniste de L’amore autentico, ma non prima di aver cominciato a mettere in discussione, da parte di Franca, ogni sua convinzione, il più delle volte minata dal pregiudizio, in merito all’omosessualità in genere ed a quella maschile in particolare.
Mi sia concessa una breve digressione personale, al fine di trasmettere a Franca Panuccio tutta la mia gratitudine: più volte, durante la sua toccante testimonianza (il figlio Lucio aveva le lacrime agli occhi), l’avvocata reggina ha citato a memoria interi passi de L’amore autentico, con tanto di pagina di riferimento, il che ha finito per commuovere me; colma di stupore e di stima per questa madre tanto determinata a difendere come una tigre l’identità personale nonché la felicità del figlio, ho provato una sensazione davvero unica: mi sono abbandonata a quella quantità smisurata d’amore che stava scorrendo dentro di me, pregando l’Energia cosmica di rendermi degna di accoglierla, con una gratitudine infinita per la messe di doni immensi che la mia anima stava ricevendo.
Il teologo Matthew Fox suole dire che, ogni giorno che la Divina Madre manda in Terra e, in particolare, in tutte le occasioni in cui riceviamo un dono d’amore, dovremmo provare gratitudine ed esprimerla alle persone dirette interessate; ebbene, io stessa, mentre Franca narrava a chi era presente la sua vicenda di madre, che aveva fatto coming out al posto del figlio, ho chiamato a raccolta le impetuose forze cosmiche, al fine di render grazie a tutte e tutti coloro che, con un’accoglienza unica, hanno reso possibile un evento che ha rappresentato la rinascita di molti soggetti coinvolti, non ultima la sottoscritta giacché, ogni volta che si rende grazie a chi ci ha consegnato un regalo, siamo noi a rifiorire alla vita; solo allora possiamo ritenerci delle persone migliori, più consapevoli ed evolute ovvero individui che non hanno interrotto il flusso di quell’energia che permea di sé ogni essere vivente.
A Franca devo davvero molto: un arricchimento umano e professionale che mi porterò appresso per il resto della vita. Possano le testimonianze dirette aiutare tante lesbiche e molti gay, famigliari comprese/i, nella complicata ma non impossibile circostanza dell’uscita allo scoperto, affinché l’atto del riappropriarsi della propria identità personale ‘altra’ non sia fonte di traumi insuperabili, ma di occasioni irrinunciabili di rinascita.

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