Da “L’onore e la dignità”, libro ancora inedito di Santina Gullotto

pasquetta 027

Nelle sere fredde d’inverno, mio nonno accendeva il fuoco nel nostro focolare, e si sedeva li a scaldare le sue mani magre, io andavo a sedermi vicino a lui, perché stavo bene in sua compagnia e …anche a me piaceva molto stare vicino al fuoco, guardavo come incantata la vivida fiamma che sprigionava la legna, sentivo lo scoppiettare della legna che piano piano bruciava, stavamo lì seduti per ore, mentre mio nonno mi raccontava di quando era stato in guerra; (si era battuto in guerra quando si lottava per l’ unione della nostra Italia). Raccontava della paura e del coraggio; sentimenti contrastanti che si provavano durante quelle lotte, quando incontrando faccia a faccia il nemico, doveva decidere tra la propria vita e quella del suo nemico; di quando era stato preso e fatto prigioniero dagli austriaci e per non rischiare di morire come altri, preferiva non cibarsi di quell’aringa salata che gli davano come cibo, visto che non gli davano l’acqua per dissetarsi, preferiva buttarla. Raccontava di quando insieme ad altri prigionieri riuscirono a fuggire, mentre fuggivano lungo il loro cammino, trovarono in mezzo alla spazzatura del cibo ammuffito e nonostante questo, per la gran fame che avevano lo divorarono, trovando così sollievo ai morsi allo stomaco, che li tormentavano da giorni; la loro fuga non durò a lungo, perché presto furono di nuovo catturati e i loro aguzzini li riportarono in prigione ,con dei metodi a dir poco barbari ,anziché farli camminare sulla strada, li fecero camminare dentro l’acqua gelida del fiume, con l’acqua che gli arrivava al bacino, così li fecero inzuppare fino alle ossa e poi quando furono arrivati li rinchiusero bagnati fradici e lasciarono che la divisa che loro avevano difeso con tanto onore e indossato con dignità, gli si asciugasse addosso. Non tutti ebbero la fortuna di superare tutto il freddo e l’umidità che si erano beccati quella notte, alcuni molto sfortunati si ammalarono di polmonite e morirono, ma il mio nonno era forte e coraggioso e ce l’ha fatta. Arrivò finalmente il giorno della fine della guerra e tutti finalmente tornarono a casa ed anche lui tornò e poteva così riabbracciare i suoi cari. Il fuoco si affievoliva perché la legna finiva di bruciare, ora mandava un delicato calore, mentre prima le vivide fiamme, bruciavano e arrossavano le guance; il freddo si faceva sentire e noi rientravamo a casa attraversando il cortile avvolti nelle sciarpe di lana, il cane rimaneva lì arrotolato nei suoi stracci vecchi, io davo la buona notte a mio nonno che si ritirava a dormire nella sua stanzetta, la mia mamma mi scaldava il letto col braciere e un cerchio fatto di canne da sembrare una cupola, dopo di che mi infilavo sotto le coperte e quel calore ristoratore lo ricordo ancora, come una delle cose belle e semplici del passato..