“Accanto a un bicchiere di vino” di Wislawa Szymborska

 szymborska

Non conoscevo questa poesia e ringrazio Loredana De Vita che l’ha inserita nel suo saggio più recente (che sto leggendo) “Oltre lo specchio”

Con uno sguardo mi ha resa più bella,
e io questa bellezza l’ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.
Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.
Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.
Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d’amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.
Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un’invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell’abbraccio
che mi crea.
Eva dalla costola, Venere dall’onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.
Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.
 …e queste sono le perfette parole che Loredana usa per analizzare questa bellissima poesia:
“ritrae, per me, quell’atteggiamento della donna che, se distanziata dal suo uomo, è persa e smette di esistere: smarrisce l’essenza della sua femminilità. Questa donna desidera aggrapparsi a lui per ritrovare se stessa ma resta sola e abbandonata perché dipende da chi la governa o per cui si auto rappresenta, l’uomo. Quanta solitudine in quel chiodo vuoto. Quanto vuoto in quella donna che non vive di vita propria ma solo in funzione dell’uomo che la ama, se la ama, e che la dipinge come egli desidera e non com’è realmente“.  (pag. 34)