Accadde…oggi: nel 1913 nasce Laura Lombardo Radice Ingrao, di Piero Sansonetti

laura lombardo radice ingrao

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Laura Ingrao era una donna che aveva tre doti e due difetti. Le doti erano la sua intelligenza, la sua generosità, e il suo anticonformismo. I difetti erano la poca diplomazia e l’eccesso di sincerità. Delle doti sono sicuro. Dei difetti anche, ma non sono sicuro che fossero difetti.

È morta ieri, quasi a novant’anni, dopo un buon numero di malattie che l’avevano stremata. L’ultima era stata una malattia cardiaca. Ha resistito qualche mese, poi se n’è andata. Chi l’ha conosciuta, e ha riflettuto un po’ su di lei, ha capito perfettamente almeno un pezzettino della questione femminile. Si è posto questa domanda: perché una donna di enorme intelligenza, di grande spirito, di intuizione veloce e mai banale, una donna con incredibili capacità di relazioni umane e sociali, una donna coltissima, perché a un certo punto della sua vita ha deciso che la parte più grande di se stessa la dedicava interamente alla famiglia, ai figli, al marito, alla scuola, agli alunni, alla causa, al partito, a un «interesse superiore»? Laura ha fatto così – come moltissime altre donne – e la sua grandiosità, morale e di intelletto, l’ha tenuta per pochi. Non so se dobbiamo ringraziarla per questo, per questa sua riservatezza, questa sua generosità, o se gliele dobbiamo rimproverare…

Era nata a Fiume nel settembre del 1913, quindi sotto l’impero austro-ungarico. Però lei aveva molto poco di austriaco. Laura aveva un carattere meridionale. Quello del padre, probabilmente, che era un grande intellettuale siciliano, di Catania, Giuseppe Lombardo Radice.

Il padre di Laura è stato uno di primi pedagoghi italiani, è uno di quelli che ha scritto la riforma della scuola che poi si è chiamata riforma Gentile. Il professor Lombardo Radice era stato amico del filosofo (e ministro) Gentile, fino al ’25, cioè alle leggi speciali del fascismo, poi aveva rotto, indignato, e si era ritirato a vita privata. Chissà se a Laura hanno mai pesato tutti quegli uomini importanti che aveva intorno: il padre, poi il fratello Lucio, che è stato il più originale degli intellettuali comunisti (e che è uno dei padri nobili del pacifismo italiano moderno), e infine suo marito Pietro Ingrao, con il quale ha vissuto per sessant’anni. Forse no, forse non gli hanno pesato. Comunque non ne è mai stata intimidita, né il suo modo di pensare è mai stato subalterno. La grandezza di Laura è stata questa: neppure per un minuto ha rinunciato a pensare con la testa sua. Per la «ragion di stato» ( o di partito) aveva rinunciato alla vita pubblica, non al suo pensiero.

Laura da giovane ha fatto la Resistenza a Roma. Era iscritta al Pci, come suo fratello e sua sorella Giuseppina. Credo che abbia conosciuto Pietro in quei giorni, nella cospirazione. Carla Capponi – una delle gappiste di Via Rasella – racconta delle manifestazioni dopo che i tedeschi avevano ucciso Teresa Gullace, e di Laura che andò a San Pietro a tirare i volantini, mentre parlava il papa, e per poco i tedeschi non la beccavano e non la portavano a via Tasso.

Poi nel dopoguerra si è sposata con Pietro e ha iniziato a fare figli. La prima è nata un mese dopo la Liberazione, l’ultimo, il quinto, nel ’58. E mentre faceva i figli, e faceva la mamma, andava anche a scuola a insegnare. Ha insegnato in tante scuole e aveva una passione incredibile per il suo lavoro. Gli ultimi vent’anni li ha fatti all’Oriani, una magistrale a Roma, e coi suoi alunni aveva un rapporto incredibile, totale, fatto di cose che insegnava – di cultura – certo, ma fatto anche di relazione umana, di sentimenti, di passioni, di parole, di affetto.

E infatti, quando è andata in pensione, a settant’anni, invece di ritirarsi si è messa nel volontariato ed è andata a lavorare a Rebibbia. Ha lavorato anche lì con la stessa intelligenza «totalizzante» che metteva nella scuola.

Laura era anche una donna spiritosa, simpatica, gran conversatrice. Non era un tipo che faceva i complimenti, casomai era un po’ ruvida, però era una persona molto dolce. Era forte, fortissima, capace di tenere testa a qualsiasi situazione, a qualunque tensione, a ogni problema: ma se la vedevi sorridere capivi che era anche una donna fragile, tenerissima. Sono convinto che se Pietro Ingrao è stato il personaggio «integerrimo per antonomasia», nella politica italiana del dopoguerra, se è stato, ed è, quel monumento alla moralità della politica che conosciamo tutti, e che amiamo, è anche – molto – per merito di Laura: per avere dovuto sempre sottoporre la sua vita e le sue scelte al vaglio critico di lei.

 

 

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