“Le mie chimere”, silloge poetica di Adele Libero, recensione di Angela Ragusa

le mie chimere

“nell’infinito è solo un soffio/ questa mia piccola esistenza./
Mi piace cominciare la riflessione alla silloge “Le mie chimere” di Adele Libero citando questo verso perché in esso credo sia racchiusa l’essenza dello scrivere del poeta. Piccola l’esistenza di ciascuno di noi che di fronte all’infinito appare solo come un soffio, alito ed anelito nel quale sono racchiuse tutte le voci che necessitano prendere fiato, che abbisognano di una nuova rinascita,che cercano nuova luce , nuova speranza, nuovo cammino.
Nella raccolta sono ben evidenziati tutti i temi cari al poeta :le chimere, i sogni, l ‘infinito, l’amore, la natura, l’introspezione, la giovinezza, i ricordi, l’universo, le stelle…”perché non mi hanno mai spiegato il cielo / la luce delle stelle e i loro nomi “
E ogni tema è trattato con toni poetici che sanno di musica e delicatezza anche quando tre le righe si scorge amarezza e disappunto: “polvere sugli Eroi/ sul sangue invano versato / Corone d’inutili fiori / sul mio glorioso passato!
Tutte belle le composizioni, vere, emozionanti senza giri di parole .Schiette che vanno dritte al cuore. Pulite, sobrie, ripeto musicale fatte a volte di sonetti e di rime; una poesia-“rifugio” che accattiva man mano che la leggi : “Ma forse accorrerò come formica /al pane dell’Amore / zucchero d’oro filato,/ da degustare con fatica “ Può mai correre una formica? Eppure la forza della parola poetica rende magica ogni visione: in essa e con essa tutto è possibile.
Notevole è anche la sezione del libro con liriche in vernacolo. Credo che quando un autore si cimenta nella sua “lingua madre” lo fa con tutto l’amore che porta per le proprie origini, per le proprie radici , per le proprie tradizioni. Scrivere in vernacolo a mio parere significa ricercare la propria ispirazioni in un luogo del cuore e della mente ancora più profondo perché nella parola in dialetto è conservato tutto il patrimonio culturale, affettivo, antropologico dei nostri avi. Come scavare a ritroso per ritrovare i diamanti più nascosti.
E poi per una napoletana verace come la nostra Adele non poteva mancare la poesia in vernacolo. Napoli è immensa fonte di ispirazione già di suo ed il napoletano come lingua offre una musicalità tale che diventa giocoforza diventare dei poeti….come a dire che i napoletani godono di un “aiutino” in più che nasce proprio dal modo così sincopato e accentato di pronunciare le parole quando si parla in dialetto.
Ma ovviamente Adele è poetessa per ben altro, lo è soprattutto per l’umiltà del suo cuore e per la modestia e discrezione del suo essere persona bella e delicata.
Lei scrive : “Nascosta in un fiore o sotto la luna / apparentemente sognante / forte, creativa, vincente./Questa sono io, nella mia essenza / aurea luce oppure ombra/ di Vero o di Bugia vestita /d’alba o tramonto / di cuore o di spada./ Lo so /nell’infinito è solo un solo un soffio / questa mia piccola esistenza “
Complimenti Adele. Onorata di esserti amica !

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