Accadde…oggi: nel 1901 nasce Elda Bossi

elda bossi

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Elda Bossi ha avuto una vita di scrittrice molto viva e intensa. Giovanissma, ancora studentessa universitaria, nel 1925, tradusse in versi e pubblicò due tragedie di Euripide. Poetessa e traduttrice, nel corso di molti anni ebbe modo di manifestare la sua delicata sensibilità, specialmente quando, giovane mamma, dedicò ai suoi figli alcuni deliziosi libri di piccoli racconti ispirati alla narrativa popolare. Dalla traduzione della Chanson de Roland, la più antica e la più importante tra le canzoni di gesta del medioevo francese, un lavoro di grande impegno filologico che, pubblicato nel 1938, fu premiato dall’Accademia d’Italia, seppe trasferirsi con facilità nella psicologia infantile traducendo Alice nel paese delle meraviglie, una delle più felici interpretazioni del difficile capolavoro di Carroll ed una delle più vicine alla comprensione dei ragazzi italiani, e poi Peter Pan, La rosa e l’anello, Il barone di Munchhausen, L’uccellino azzurro.
Nata a Firenze, si laureò a Bologna e abitò in diverse città tornando poi a Firenze.
Tra le sue opere più personali in prosa c’è l’autobiografico ‘Bimba con fiore in mano’ del 1943, ricco di osservazioni di psicologia infantile.
‘Bimba con fiore in mano che può considerarsi il capolavoro di Elda Bossi, risente di un temperamento essenzialmente lirico; ma è, questo, un lirismo senza enfasi, senza spezzature, senza esclamativi: un lirismo che è più della materia che del linguaggio casto, terso, polito.
La prosa di Elda Bossi raggiunge, qui, la sua maturità artistica pur conservando una sua candida grazia di cosa nuova; una prosa semplice, distesa eppur viva, mossa e a tratti accesa fugacemente da uno spunto polemico e talvolta venata di umorismo; una prosa controllata, vigile, e che pure dà l’impressione dell’abbandono, dell’immediatezza, del candore.
E questo candore, quest’ingenuità nel senso classico della parola, ovvero libertà, non è nella tecnica ma essenzialmente nello spirito della scrittrice, nella sua umanità e si fa parte viva delle sue facoltà creative, e dà il tono e la sfumatura particolare alla sua arte.
Nel dopoguerra, Elda Bossi ha viaggiato molto in Europa come corrispondente di alcuni quotidiani, ha diretto con suo marito, Giuseppe Maranini, giurista e docente di diritto costituzionale italiano e comparato nell’università di Firenze, un settimanale politico-letterario – Arno 2000 – ha fondato e presieduto la casa editrice ‘Nuova Italia”, ha curato varie collezioni di letteratura per l’infanzia, ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari, come il Premio Carducci 1951 per la poesia e, sempre nello stesso anno, il Premio Venezia per la narrativa.
Nel corso della sua lunga vicenda di scrittrice, alternò alla pubblicazione di opere per adulti – I poveri-, ripubblicato molto accresciuto nel 1967 con il titolo ‘La parte dei magri’, ‘Vietato agli uomini’, ‘Giornale del soldato stanco’ (Premio Verga), ‘Un uomo libero’, alle traduzioni ‘in poesia da poesia” di classici greci e latini, come Euripide, appunto, Fedro, Catullo, Prudenzio; alla poesia – Nugae, Poesia nuda, A lume di candela, Il libro della sera -, opere per i bambini e i ragazzi, tra le quali, le più importanti, ‘Roncisvalle’, riduzione in prosa dalla sua vecchia traduzione della Canzone di Orlando; ‘Pierino in guerra’, in cui attraverso la logica e l’innocenza di un bambino deciso a trovare una risposta a tanti angosciosi perché, mostra l’assurdità della guerra che coinvolge non solo i combattenti ma tutto il popolo; ‘Selvaggi ma non troppo’, che ha come protagonisti gli animali considerati nel loro ambiente naturale; ‘Cirip’, la storia di una bimba fra i monti e il mare; e la deliziosa raccolta di poesie e filastrocche ‘Barchette di carta’, alla quale è stato assegnato, nel 1967, il Premio Orvieto.

http://www.letteraturadimenticata.it/Bossi%20Elda.htm

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