Accadde…oggi: nel 1810 nasce Luisa Amalia Paladini

paladini

di Angelica Zazzeri

Nacque a Milano il 24 febbraio 1810 da Francesco, funzionario del ministero della Guerra del Regno Italico, e da Caterina Petrocchi.

All’indomani della caduta di Napoleone I, si trasferì con i genitori nella loro città natale, Lucca. Qui trascorse l’infanzia e ricevette dalla madre i primi insegnamenti di italiano, latino e greco. Fin dall’adolescenza manifestò una spiccata predisposizione per la poesia: compose epitaffi, canzoni e versi celebrativi per nozze che le valsero il plauso di intellettuali come Lazzaro Papi e Cesare Lucchesini. Coltivò la passione per la letteratura da autodidatta, finché una lunga malattia della madre e la sua morte la costrinsero bruscamente a interrompere l’attività intellettuale.

Solo a partire dagli anni Trenta riprese a scrivere rime, commedie, libretti d’opera, giovandosi dell’amicizia di Teresa Bandettini, una delle più ricercate improvvisatrici toscane. Nel 1839 uscì a Lucca la sua prima pubblicazione, intitolata Saggi poetici e dedicata al duca Carlo Ludovico di Borbone. Il successo fu tale da conquistarle la stima di Raffaello Lambruschini, Gino Capponi e Giuseppe La Farina. Oltre alle lodi, Paladini ottenne un riconoscimento ufficiale sotto forma di pensione per meriti acquisiti.

Negli stessi anni collaborò con il Giornale privilegiato di Lucca e prese parte al dibattito sull’educazione dei fanciulli. Già dal 1834 si era fatta promotrice della letteratura per bambini iniziando a pubblicare il Giornale dei fanciulli, che proponeva una serie di racconti divertenti, ma edificanti. L’importanza primaria che attribuiva all’educazione e all’istruzione derivava dalla convinzione che per adempiere ai doveri verso Dio, la famiglia e la patria fosse necessario acquistare piena consapevolezza della missione a cui uomini e donne erano chiamati.

Con questo spirito collaborò nel 1843-44 al Messaggero delle donne italiane, il giornale civico-patriottico diretto da Vincenzo de’ Nobili.

Nei suoi articoli invitava le lettrici a confutare gli antichi pregiudizi sull’inferiorità del gentil sesso, le sollecitava a essere curiose del mondo, a conoscere e ad amare la loro nazione. Coerentemente a queste posizioni, i suoi interventi non mancarono di rendere conto del Congresso degli scienziati del 1843 e della fondazione di scuole per il popolo e di asili per l’infanzia.

L’esperienza che anche a Lucca era stata avviata a partire dal 1843 con l’apertura di un asilo di tipo aportiano riscosse il suo più entusiastico apprezzamento e solo un anno più tardi divenne istitutrice soprintendente e direttrice dell’Asilo infantile per fanciulle della sua città. Restò in carica fino al 1849 e continuò a godere di grande stima presso intellettuali e letterati: i suoi Nuovi Canti offerti alla guardia civica lucchese ed editi nel 1843 furono letti fino alla vigilia della rivoluzione quarantottesca, mentre numerose accademie la vollero come socia. Tra il 1848 e il 1849 fu costretta a ritirarsi dall’asilo lucchese per motivi di salute e si trasferì a Firenze, dove rafforzò l’amicizia con i coniugi Michele e Francesca Ferrucci, con Niccolò Tommaseo, Lambruschini, Giovan Pietro Vieusseux e con l’editore Felice Le Monnier.

Durante la prima guerra d’indipendenza fu in prima linea nel promuovere l’educazione civile dei giovani, ma, terminato il moto quarantottesco, fu interdetta da ogni incarico presso le scuole. Nonostante i duri provvedimenti, continuò la sua opera di impegno patriottico e nel 1851 pubblicò a Firenze il Manuale per le giovinette italiane, che conobbe un’ampia fortuna editoriale con ristampe fino all’inizio del Novecento.

Questo volume rifletteva la sua concezione morale ed educativa della letteratura. Formare una buona cittadina italiana era lo scopo della sua attività di scrittrice: perciò il Manuale forniva alle ragazze una serie di precetti comportamentali che, lungi dall’invocare la parità civile con gli uomini, erano improntati a dar prova di una reale uguaglianza intellettuale tra i sessi pur nel rispetto della diversità di diritti e doveri.

L’interesse per il ruolo delle donne nel processo di rigenerazione sociopolitica fu il tema guida anche di un’altra sua importante pubblicazione: la Polimazia di famiglia, un giornale educativo didattico edito a Firenze dal settembre 1853 al novembre 1854. Con il riaccendersi delle ostilità con l’Impero d’Austria Paladini tornò a rivolgersi ancora una volta alle giovani generazioni pubblicando per i tipi di Le Monnier il racconto La famiglia del soldato (1859). Nello stesso anno Lambruschini, diventato ispettore generale delle scuole della Toscana, la chiamò a dirigere la Scuola normale femminile di Firenze.

Convinta della necessità di adattare i programmi didattici alle esigenze locali, Paladini esaltò il carattere civico e specificamente femminile della scuola: caldeggiò la partecipazione alle feste dello Statuto, partecipò con le sue allieve all’Esposizione italiana del 1861 e nel 1866 cucì filacce, camicie e uniformi per i patrioti impegnati nella terza guerra d’indipendenza.

L’esempio pratico fornito nella scuola si tradusse nella fondazione di una rivista, L’educatrice italiana, interamente dedicata alla discussione sui metodi educativi. All’età di 62 anni, l’approvazione di nuove disposizioni legislative che imponevano una direzione unicamente maschile delle scuole normali, la costrinse a cercare un nuovo lavoro. Dopo un breve ritiro nella campagna di Signa, nel 1872 assunse la direzione dell’educandato femminile Vittorio Emanuele II di Lecce.

A Lecce trascorse i suoi ultimi giorni e morì il 17 luglio 1872 dopo una malattia alla gola.

Opere: oltre ai testi citati, si segnalano: L’apparizione d’Imene alla nobile Signora Enrichetta De Navasques in occasione del ritorno in Lucca del Signor Luigi, suo figlio, in compagnia della Signora Silvia Malagricci, da esso sposata in Roma. Anacreontica, Lucca 1829; Alla illustrissima Signora Agnese Navasques ne’ Bongi in segno di vera stima e di congratulazione. Anacreontica, ibid. 1831; Ad Amarilli Etrusca, poetessa lucchese, d’Italia insigne ornamento e gloria del femineo sesso, per lo scampato pericolo da lunga disperata malattia, quest’ode ispirata dal core, come segno d’immenso affetto e venerazione profonda, offre e consacra Luisa Amalia Paladini, ibid. 1836; Rosmunda in Ravenna. Tragedia lirica in due atti da rappresentarsi nel Gran Teatro La Fenice, Venezia 1837; In morte di Teresa Bandettini, fra gli arcadi Amarilli Etrusca. Versi, Lucca 1837; L’Orfana di Lancisa. Melodramma da presentarsi nel teatro Re l’estate 1838, Milano 1838;  A Luigi Fornaciari. Versi, Lucca 1843; Pel Congresso degli scienziati italiani in Lucca. Ode, ibid. 1843; A Sua Eccellenza il consigliere di Stato Vincenzo Torselli, direttore generale delle Finanze, Registro, Ipoteche, e del Real Collegio Carlo Lodovico di Lucca. Epistola, ibid. 1844; Giambattista Cattani, azione drammatica da rappresentarsi nel R. Teatro Pantera la sera del dì 6 Febbraio 1844, in occasione della beneficiata della prima donna assoluta Signora Marietta Gazzaniga, ibid. 1844; L’inaugurazione di Adaloaldo re dei Longobardi, dipinto dal professore Pietro Nocchi. Terzine, ibid.1845; Cantata a tre voci con cori offerta dal Comune di Lucca all’Augusto Regnante in segno di esultanza per le nozze felicissime di Don Ferdinando Carlo Giuseppe, Principe ereditario, con Luisa Maria Teresa di Francia, ibid. 1846; Lettere di ottimi autori sopra le cose familiari, raccolte da Luisa Amalia Paladini, ad uso specialmente delle giovinette italiane, Firenze 1861.

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