Accadde…oggi: nel 1824 nasce Luisa Battistotti Sassi

battistotti 

di Silvana Sonno

Il nome e il ricordo di Luisa Battistotti Sassi è legato inscindibilmente a uno dei più famosi episodi del Risorgimento italiano: le 5 giornate di Milano.

Come è noto, dal 18 al 23 Marzo 1848 la metropoli ambrosiana fu coinvolta (e certamente sconvolta) da una “formidabile ventata di ribellione” contro il governo austro-ungarico, che a Milano era difeso da un’importante guarnigione di soldati al comando del generale Radetsky. Contro quei 15.000 uomini ben equipaggiati e armati con armi moderne e cannoni, la popolazione milanese costruì ben 2000 barricate in molti punti della città, ingaggiando una lotta dura e accanita. Molti patrioti accorsero dal contado a dare manforte ai rivoltosi, tra i quali numerosi anche gli orfani dell’oratorio San Martino, i Martinitt.

Durante i combattimenti un peso determinante ebbe la componente femminile, costituita da una costellazione di donne di ogni classe sociale, che parteciparono – sia pure in modo diverso – a preparare, incitare, sostenere la lotta. Lo stesso Radetzky rimase impressionato dalla presenza delle donne e dal ruolo attivo che esercitarono nei giorni della rivolta, come testimoniano queste sue parole di commento agli avvenimenti che lo videro sconfitto:

“Il carattere di questo popolo mi sembra cambiato, il fanatismo ha pervaso ogni età, ogni ceto, ogni sesso”.

Carolina Invernizio, nel suo romanzo storico La trovatella di Milano (pubblicato nel 1889), rievoca quelle giornate in un lungo flash back, dove cita alcune figure storiche, tra le quali ambienta un personaggio d’invenzione che le consentirà di delineare meglio la protagonista del suo racconto. Questo scrive nel secondo capitolo intitolato Cuore di popolana:

Nel 1848, diciotto anni prima della scena raccontata, allorché il popolo milanese si sentì l’animo di scuotere il giogo austriaco, nelle gloriose cinque giornate, anche le donne presero parte alla sollevazione, mostrando come l’amore della libertà possa rendere anche i più deboli, audaci ed invitti. Fra quelle che più si distinsero, vi fu la Luigia Battistotti maritata Sassi, la quale deposti gli abiti femminili, sotto le spoglie di fuciliere, corse nelle vie a cercare il pericolo, incoraggiando ovunque, colla sua presenza, i combattenti; la Giuseppina Lazzeroni, una bella giovinetta che seguì a Ponte Vetero il fratello e combatté intrepidamente al suo fianco, comunicando il suo ardore agli altri, facendo prodigi di valore; infine Annetta Durini, che fu compagna al marito nelle barricate di porta Tosa, ora Vittoria, dove il coraggioso popolano trovò la morte […]

Annetta Durini nel romanzo di Carolina Invernizio è una popolana, la cui vicenda ricalca in maniera verosimile quella di molte donne dello stesso ceto sociale che furono protagoniste “reali” del risorgimento milanese. Tra queste spicca per coraggio e determinazione la citata Luisa Battistotti Sassi (nata a Stradella il 26 febbraio 1824, ma residente a Milano, insieme al marito artigiano) che, appena ventiquattrenne, vestita da uomo, combatté, di barricata in barricata, fino a quando non vide sventolare sulle guglie del Duomo il tricolore.

Così racconta una cronaca dell’epoca le fasi di uno dei molti episodi che la riguardano:

Esce di casa (abita alla Vettabbia n. 3615) con intenzioni bellicose mentre arriva da destra correndo un drappello di sei austriaci. Chiude la fila un sergente un po’ voluminoso che impugna sbadatamente una pistola. La Sassi, quando questo gli è a fianco, gli fa uno scarto e mentre quello è a mezzo equilibrio per evitare l’urto e non cadere, gli strappa fulmineamente di mano la pistola, mentre con una spintarella favorisce la caduta. Poi uno strillo, il gruppetto si ferma e si volta e si trova di fronte una pistola spianata ed una faccia dura, decisa, che intima loro di deporre vicino al muro i fucili e camminare lesti davanti a lei. Qualcuno però ha osservato dalla finestra, s’è fatto coraggio ed è disceso in istrada. Presto alcuni popolani hanno preso i fucili ed accompagnano i prigionieri alla vicina caserma dei finanzieri che, tutti italiani, hanno già fatto causa comune con gli insorti.

Due significativi episodi documentati testimoniano l’importanza del contributo dato da Luisa alla liberazione di Milano. Il primo consiste nel fatto che fu invitata dal Governo Provvisorio a sedere in prima fila nel Duomo, accanto alle autorità, per assistere al Te Deum di ringraziamento, celebrato per “consacrare” la vittoria. Il secondo è l’assegnazione fattale di una pensione di guerra (riconoscimento solenne che condivise con un calzolaio: Pasquale Sottocorno, anch’esso molto attivo durante l’insurrezione), che però non poté mai riscuotere, perché al ritorno degli Austriaci fu costretta all’esilio. Si trasferì infatti negli Stati Uniti, dove visse fino alla morte avvenuta nel 1876.

Oggi Milano la ricorda con una via.

Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono le figure di donne che hanno lavorato al raggiungimento dell’indipendenza italiana, al fianco di ben più noti illustri personaggi della nostra storia. L’oscurità e il silenzio che sono calati su tante donne che hanno messo la propria vita a disposizione della lotta risorgimentale rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura, passata e contemporanea.
È giunto il momento di restituire visibilità almeno ad alcune di queste – necessariamente poche e scelte in modo del tutto arbitrario dentro il numero alto e significativo che le contiene – in vista delle celebrazioni dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia.

http://blog.graphe.it/2010/12/04/donne-e-risorgimento-luisa-battistotti-sassi

http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2011/05/06/luisa-battistotti-sassi-la-protagonista-delle-cinque-giornate-di-milano-citata-anche-in-un-romanzo-di-carolina-invernizio/?doing_wp_cron

 

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