Simin Dāneshvar, scrittrice iraniana dai tanti primati, da me tradotto e rielaborato

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Simin Dāneshvar, in persiano سیمین دانشور‎, nata nel 1921 e morta nel 2012 è stata una docente, una romanziera e una traduttrice iraniana, considerata come la maggiore romanziera dell’Iran.

Daneshvar ha avuto molti primati.

Nel 1948 la sua raccolta di brevi storie persiane è stata la prima pubblicata da una donna iraniana.

Il primo romanzo di una donna iraniana è stato il suo “Savushun”, noto anche come “Un requiem persiano” del 1969 che è diventato un best seller.

Il suo “Playhouse”, una raccolta di cinque storie e due brani autobiografici è il primo volume di storie tradotte da un’iraniana.

Simin nacque a Shiraz nel 1921. Suo padre era un medico, sua madre una pittrice. Frequentò la scuola bilingue inglese Mehr Ain. Entrò al dipartimento di letteratura persiana dell’università di Teheran nell’autunno del 1938. Nel 1941, al terzo d’anno d’università, suo padre morì e per mantenersi iniziò a scrivere brani per Radio Teheran come “”Nameless Shirazi.” Scriveva di cucina così come di altri argomenti. Iniziò anche a scrivere per la sezione affari esteri di un quotidiano di Teheran poiché sapeva tradurre dall’inglese.

Nel 1948, all’età di 27 anni, pubblicò “Atash-e khamoosh”. È stata la prima raccolta di brevi storie pubblicate da una donna in Iran e per questo le dettero una misura della fama ma negli anni seguenti si rifiutò di ripubblicare l’opera perché era imbarazzata dalla qualità giovanile della scrittura.

Continuò a studiare all’università, si laureò nel 1949 e nel 1950 sposò il celebre scrittore iraniano Jalal Al-e Ahmad. Nel 1952 andò negli Stati Uniti come una Fulbright Fellow per lavorare sulla scrittura creativa alla Stanford University con Wallace Stegner. Mentre si trovava là scrisse in inglese e pubblicò sue storie brevi. Quando tornò in Iran rientrò all’università di Teheran.

Sebbene fosse una docente eccezionale SAVAK le impedì di raggiungere perfino lo status di professoressa. Dovette tradurre molti libri per mantenere la sua famiglia, guadagnando spesso più di suo marito.

Nel 1961 pubblicò “Shahri chun behesht” dodici anni dopo la sua prima collezione di storie brevi. Nel 1968 divenne la presidentessa dell’Unione degli Scrittori Iraniani. Nel 1969 venne pubblicato il suo romanzo “Suvashun”.

Suo marito morì nello stesso anno nella loro casa estiva sul mar Caspio. Non avevano figli. Continuò a insegnare fino al 1981 quando andò in pensione. Da allora si dedicò solo alla scrittura.

E’ morta nella sua casa di Teheran l’8 marzo 2012.

Romanzi

Savushun (1969)

Selection [Entekhāb] (2007)

La trilogia Wandering [Sargardāni] Wandering Island (Island of Wandering) [Jazire-ye Sargardāni] (1992)

Wandering Cameleer [Sāreban-e Sargardān] (2001)

Wandering Mountain [Kuh-e Sargardān] (never published, unknown reason)*[12]

Raccolte di storie brevi

The Quenched Fire [Atash-e Khamoosh] (1948)

A City Like Paradise [Shahri Chun Behesht] (1961)

To Whom Shall I Say Hello? [Be Ki Salaam Konam?] (1980)

Traduzioni

Arms and the Man by George Bernard Shaw (1949)

“Enemies” by Anton Chekhov (1949)

Beatrice by Arthur Schnitzler (1953)

The Scarlet Letter by Nathaniel Hawthorne (1954)

The Human Comedy by William Saroyan (1954)

Cry, the Beloved Country by Alan Paton (1972)

The Cherry Orchard by Anton Chekhov (2003)

Works by Alberto Moravia[7] and Ryūnosuke Akutagawa

English Wikipedia