Accadde…oggi: nel 1909 nascono Paola e Rita Levi Montalcini, un omaggio di Cristina Taglietti

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LEVI MONTALCINI Cara Rita… Cara Paola

Il Nobel per la medicina ha scritto la biografia della gemella pittrice scomparsa nel 2000 «Un universo inquieto» è il diario di un affetto alimentato da una lunga corrispondenza LEVI MONTALCINI Cara Rita… Cara Paola

L’ America è lontana, ma ci sono legami speciali che possono farla sembrare vicinissima. Come quello che ha unito per novanta lunghi anni Rita e Paola Levi Montalcini, gemelle biovulari dalle rotte di vita molto diverse, ma così legate da creare una specie di barriera contro ogni intrusione di terzi. Una barriera che all’ inizio escludeva persino gli altri due fratelli, Gino e Anna, che nel corso del tempo si sarebbe abbassata senza però cadere del tutto e soprattutto senza incrinare mai quel legame così intenso.

Un filo coltivato anche quando Rita se ne va negli Stati Uniti lasciando Paola nella «monarchica e fluviale Torino», come la definì De Chirico, dove erano venute al mondo nel 1909. Oggi Paola non c’ è più. «Quando il suo polso ha cessato di battere sotto la mia mano, il 29 settembre del 2000, ho pensato che anche la mia vita fosse giunta al termine», scrive Rita nell’ introduzione del libro che ha voluto dedicare alla gemella e che ha costituito, invece, un primo, importante motivo per continuare a vivere. Intitolato

Un universo inquieto, il volume è un omaggio a una donna schiva e complessa di cui ricostruisce il cammino artistico percorso dai primi dipinti figurativi, nati sotto l’ ala di Felice Casorati di cui fu allieva, al lungo isolamento seguito alle vicende drammatiche della guerra che la condussero all’ astrattismo, fino alle strutture cinetico-luminose, di metallo e rame, dei tempi più recenti. Oltre ad alcune delle numerose lettere che, in circa trent’ anni, Paola le inviò negli Stati Uniti, Rita Levi Montalcini ha raccolto anche brani tratti dai taccuini, alcuni interventi e pubblicazioni della sorella, le critiche e le recensioni di «illustrissimi amici» come Giorgio de Chirico, Gillo Dorfles, Giulio Carlo Argan, Lalla Romano e molti altri.

Sulla pagina prendono vita le giornate torinesi di Paola dove il lavoro si alterna «alle cure alle persone anziane della famiglia e ai viaggi per visitare mostre, musei, biblioteche e gli studi d’ arte in varie città, e in particolare in quella da lei preferita, Parigi» dove, nel 1956, frequentò l’ Atelier 17 di Stanley W. Hayter, uno degli studi di incisione più apprezzati dell’ epoca. Con un tono sempre affettuosissimo, («Ri’ cara», è l’ esordio consueto, seguito spesso da commenti sulle missive precedenti e da raccomandazioni di rispondere presto), ci sono racconti, domande, riflessioni sul mondo dell’ arte, con la consapevolezza della difficoltà per le donne di affermarsi in un ambiente ancora dominato dai maschi. In una lettera Paola parla, con rammarico, dell’ esclusione della donna-artista dalle mostre più importanti, dell’ indifferenza della critica ufficiale, della difficoltà di inserirsi sul mercato.

In controluce si può seguire anche, seppure solo accennato, il percorso di Rita perché a intrecciarsi sono i fili di due vite molto diverse ma ugualmente piene di interessi, studi, viaggi. «Mentre tu dai gli ultimi ritocchi ai tuoi sistemi rotanti, io mi affanno attorno alle cellule, senza risultati tangibili, almeno per il momento», scrive la scienziata alla pittrice. Perché mentre Rita coltivava negli Stati Uniti la passione scientifica, costruendo passo dopo passo i successi che l’ avrebbero portata al Nobel, Paola seguiva a Torino il suo restless universe, quell’ universo inquieto, governato dalla geometria e dalla matematica, attraverso cui cercava di esternare la sua creatività. Un universo che, nonostante il fluire continuo dell’ affetto, a Rita rimase a lungo misterioso.

«Mi chiedevo se un mio rientro permanente in Italia mi avrebbe dato modo di godere della sua vicinanza e di comunicare con lei. Saremmo vissute vicine, godendo del profondo vincolo affettivo che ci ha sempre legate, senza avere accesso al mondo da cui lei attingeva la sua capacità creativa?» scrive Rita in un passo dell’ introduzione. La risposta è qualche riga più avanti: «Con mio sollievo sarei riuscita a superare quella barriera quando lei, dopo la morte di nostra madre, si trasferì con me a Roma». Perché «ci hanno insegnato che due rette parallele si incontrano all’ infinito». Come, a volte, l’ arte e la scienza. Cristina Taglietti Il libro di Rita Levi Montalcini, «Un universo inquieto. Vita e opere di Paola Levi Montalcini», esce domani da Baldini & Castoldi, pagine 249, lire 26.000, euro 13,43.

Pubblichiamo una lettera di Paola Levi Montalcini alla sorella Rita, dal libro «Un universo inquieto». Torino, 29 marzo 1960 Rì mia, nella tua ultima carissima del 20 dici che il sole ha brillato tutto il giorno sulla neve che ricopre ancora la forestina di fronte. Sempre più ringrazio di essere stata a St. Louis e di poter identificare, con il ricordo (…), ogni fatto che avviene intorno a te e che in qualche modo cade sotto la tua osservazione quotidiana. Mi pare che sarei un po’ disperata se non lo sapessi e dovessi inventare con la mente tante cose impossibili (…). Tu dici che come sempre l’ inizio del manoscritto è stato molto difficile e che avevi l’ impressione di non superare il punto morto e adesso procede con lentezza ma è sulla buona via. Anche io nel mio piccolo ho dato il via, dopo mesi di parziali insuccessi in confronto a ciò che volevo, ad un lavoro che promette (finora sono solo promesse, e guai a fidarsi troppo di loro) qualche risultato e soprattutto segna la strada a quelli che verranno. Dopo quelle cinque, proprio cinque pennellate messe non male, su terreno propizio (conta tanto per me il sottofondo del dipinto che non deve vedersi, ma deve sentirsi, come la storia dietro ogni fatto che si possa storicamente inquadrare, senza la quale possibilità, lo storico, come dice Bobbio, deve concludere che il fatto non esiste), ho fatto come faceva Clelia: mi sono riposata. Negli scorsi giorni, come ti ho detto, ho dipinto più e meglio del solito e da tre giorni è stata una sfilata di pittori e un giovane direttore di galleria torinese con moglie. Tutti si dimostrarono molto interessati. L’ ultimo mi invitò a inviare subito due dipinti nella sua galleria: ciò che farò. Mi promise pure di farmi invitare ad una importante mostra che sta organizzando a Roma Crispolti, una delle promesse della critica italiana. Il secondo che venne mi chiese le fotografie e un articolo per la sua rivista che in ogni modo è l’ unica di arte conosciuta fuori d’ Italia. È il giovane pittore che fu felice di vedere i miei quadri. Ieri venne Felice, li vide con la luce elettrica, con Daphne e con il commovente scarto di interpretazione che separa una o due generazioni. Da come vanno le cose, a Venezia quest’ anno non ci sarò più, ma non importa. È più importante che io mi affermi e stabilisca un possibile dialogo con quelli della mia generazione, che fatalmente succederanno nella regia dei vecchi congegni, tipo biennali e quadriennali. Con infinito affetto ti abbraccia la tua Paola Torino, Roma e l’ America 1909

Rita e Paola Levi Montalcini nascono a Torino il 22 aprile 1936 Rita si laurea in medicina. In quegli anni Paola frequenta lo studio di Felice Casorati 1947 Rita viene invitata alla Washington University di Saint Louis, dove rimarrà per trent’ anni. Paola per un lungo periodo smette di dipingere. Quando riprende si dedica all’ astrattismo 1965 Paola si dedica alla composizione di strutture cinetico-luminose 1986 Rita vince il premio Nobel per la Medicina dopo avere scoperto una proteina in grado di stimolare la crescita di fibre nervose 2000 Paola muore il 29 settembre a Roma 2001 Il primo agosto Rita viene nominata senatrice a vita.

http://archiviostorico.corriere.it/2001/dicembre/10/LEVI_MONTALCINI_Cara_Rita_Cara_co_0_0112109758.shtml