La “bestia”, fiaba di Lady P

6049365716_87dcc09a4c_b

Incipit: Lady P ci tiene a sottolineare che questa sua deliziosissima fiaba risale a molto tempo fa, ai suoi esordi di scrittrice adolescente…

………………………………….

Mondo gatto, possibile che non si possa avere mai un attimo di pace? Non mi vorranno mica mandare via SUL SERIO, eh?

Non per essere immodesto, ma sono proprio un “fusto” nel mio genere, non è mica facile trovare un cagnolino come me… e poi sono ancora così piccolo, dove caspita mi vogliono mandare? Non lo sanno gli umani che i cuccioli non devono essere staccati dalle persone che amano? Eppure studiano la psicologia, e si danno certe arie da sapientoni! Già mi hanno staccato dalla mamma che ero piccolissimo e questo non fa di certo bene alla mia psiche, e adesso , poi…? Dove mi portano adesso?

Ma nooo, non così lontano, io sono meridionale, sono un tipo aperto, affettuoso, non mi lascerete mica con questo genovese per caso? Per tutti gli ossi, i genovesi sono così antipatici!

Niente da fare, non so come protestare se non con un bau flebilissimo, un signore grosso mi porta su per le scale di un palazzo e io… io sono anche stanco, ho fatto un viaggio così lungo e qui non c’è nemmeno l’ascensore. Andiamo bene, proprio bene accipicchia, ogni volta che dovrò uscire mi toccherà fare le scale a zampe, m alo volete capire che sono PICCOLO?

Di male in peggio, sono appena arrivato e mi hanno subito immerso nella vasca. Ma chi pensano che io sia, un cagnolino sporco per caso? Sono di razza purissima, io, sono “di sangue blu”, mi avete preso per uno straccione?

Bhè però…però, che manine delicate ha questa signora, e com’è bella, se la mia padroncina fosse lei non mi dispiacerebbe neanche troppo aver lasciato quelli di prima. Due artisti di night, figuriamoci, stavo sempre a girare per gli alberghi: non sporcare di qua, non far cadere la pappa fuori dalla ciotola… chissà che non sia andata meglio così?

E poi mi hanno mandato via, e io sono un cagnolino orgoglioso. Al diavolo, fossero morsi da un bulldog!

Come sono carino così pulito, ho il pelo così morbido, in fondo un bel bagno mi ci voleva proprio dopo quel viaggio così lungo e stressante in autostrada.

La signora poi mi ha lavato con lo shampoo e ora mi sta asciugando con il phon, così non prendo neanche troppo freddo. Lo ha capito allora che non sono uno qualsiasi!

Solo che qui c’è tanta gente, come faccio a essere sicuro che sia proprio lei la mia nuova padroncina? Dico «Bau?», o meglio cerco di dirlo, perché in realtà mi esce solo una specie di gemito… che disgrazia essere piccoli!

«Sì Bunny, sono io la tua nuova padroncina. Ora stai buono e vieni con me che ti do la pappa, chissà che fame avrai dopo il bagnetto!»

Accipicchia che intuito, mi ha letto nel pensiero? Possibile che sia stato tanto fortunato?Questa mi capisce come se parlassi!

«Io ho due figlie, sai? E quando erano piccole dovevo cercare di capirle a intuito: i cuccioli dell’uomo sono quasi come quelli degli animali, non parlano mica, e la loro mamma deve imparare a capirli dagli occhi, dai gesti.

Di nuovo? Ma è proprio un angelo, questa qui!

E questa…? Cos’è questa pappa? Patèèèè! Ho sempre mangiato solo riso lesso, mamma mia che leccornia, ma questo è il paese dei balocchi! Ti amo, padroncina nuova, ti amo tantissimo… hurrà!

Sono triste.

Intanto ho saputo che questa non sarà affatto la mia casa e questo significa che dovrò fare un altro viaggio. Ma questo non sarebbe poi un grave problema, anche perché nonostante l’altra casa sia più piccola se non altro ci sarà meno gente… e l’ascensore, il che non è affatto da sottovalutare.

Il fatto è un altro: ho conosciuto le figlie.

Una mi è corsa incontro, è bella e molto giovane, anche simpatica, ma ho come l’impressione che con lei non avrò vita facile: è dispettosa, anche un po’ prepotente, fa arrabbiare l amia padroncina che io chiamo già mamma, e poi… non le piace portarmi fuori, ecco! Chissà perché, cosa le ho fatto? Tutte le volte che esce io la guardo cercando di assumere un’aria patetica e lei mi dice sempre : «Ho fretta». Così devo ogni volta tornare nella mia cuccia a codina bassa. E’ avvilente, ecco.

Ma il mio vero problema è l’altra: un po’ più grande, un po’ meno bella, ma a me piacerebbe di più: è più dolce, va più d’accordo con la mamma, solo che… Non mi vuole, e io mi sento abbandonato come una ciotola vuota.

E non è che io l’abbia trattata mai male, intendiamoci, anzi quando l’ho vista mi ha ispirato subito simpatia e le sono andato incontro scodinzolando così forte che per poco non mi è volata via la coda… e lei ha spalancato gli occhi e ha urlato: «NOOOOOO!»

E poi è scappata di là in sala e mi ha lasciato lì senza dirmi nemmeno bau…cioè…ciao. Da solo, per giunta, perché tutti sono andati di là con lei e mi hanno chiuso la porta sul musetto.

Io mi sono accasciato per terra e ho appoggiato la testa sulle zampe, tristissimo. Ma cos’ho che non le piace? Mi dicono tutti che sono tanto carino!

Che vita da cani. Qui devo stare attento a come mi muovo, sono entrato un paio di volte in camera di Cecilia che stava studiando e apriti cielo. Io volevo solo tenerle un po’ di compagnia, mi hanno detto che studiare è faticoso, avrei voluto aiutarla, magari darle un bacino sull’orecchio, e invece lei ha urlato di nuovo: «NOOOO!» e mi ha sbattuto la porta sul muso così forte che per poco non ci rimetto un baffo. Che tristezza, mi sento un innamorato non corrisposto e qui nessuno mi spiega cos’è successo. Mammaaaaa! Perché non mi spieghi nulla, perché non mi fai capire il motivo per cui… Mamma?

Ma perché è così triste? L’ha fatta arrabbiare qualcuno? Se qualcuno le ha fatto del male io lo mordo, eh!

No, non è arrabbiata, è proprio triste e mi guarda come se volesse dirmi qualcosa. Invece mi dà una carezza e mi bacia sul muso, poi va dal signore grosso e socchiude la porta.

Eh no, questa volta voglio sentire, lo sento che c’entro io in questa storia! Spingo un pochino la porta e entro di soppatto con l’aria più innocente che ho. ”

«Ma sì, lascialo entrare, tanto cosa vuoi che capisca, è solo un animale»

Il mio orgoglio ferito mi fa alzare di scatto ma la curiosità è troppo forte e cerco di guadagnare le braccia della mamma.

«Fabio, non si può continuare così, Bunny è meraviglioso e io mi ci sono già affezionata moltissimo, ma sai benissimo che non possiamo tenerlo»

Per tutti i mici, qui si mette malissimo, drizzo le orecchie e poi faccio finta di grattarmi per darmi un tono indifferente.

«Sai meglio di me che Cecilia ha avuto un grosso shock quando quel cane l’ha rincorsa e l’ha fatta cadere per terra, aveva appena due anni e a quell’età certe cose lasciano il segno, ha paura di tutti i cani, anche di un cucciolo, è così sensibile lo sai»

Capperi, ma allora la conoscono davvero la psicologia!

«Non possiamo costringere nostra figlia a vivere nel terrore anche se ingiustificato, o vedi come si muove per la casa, quando apre una porta prima si assicura sempre che la “bestia” – come dice lei – non sia lì.

La BESTIA!?!

E brava Cecilia… certo però gli spaventi da piccoli, ricordo quella volta nella hall dell’albergo, quel pastore tedesco, ancora mi faccio la pipì addosso se ci penso. Sentiamo , sentiamo, qui ne va della mia mamma.

«Io ho cercato di farla ragionare, ma lei dice che non sa che farci, che si sente anche in colpa quando lo vede , ma è più forte di lei quella reazione di paura»

«Va bene, va bene – risponde il signore grosso che da quanto ho capito è sicuramente papà – io ho provato a dire il vero anche o soprattutto per quello. Lo sai, speravo che un cucciolo le avrebbe fatto passare un poco alla volta questa fobia, ma se proprio non c’è nulla da fare… Senti, aspettiamo ancora un paio di giorni, so benissimo che Cecilia cercherà di fare qualcosa pur di vederti felice. Se non succede nulla o proprio non ce la fa lo riporterò dove l’ho preso, va bene? »

Per tutti gli ossi, qui mi vogliono mandare via un’altra volta!

Devo fare qualcosa, non so cosa ma DEVE venirmi in mente, intanto assumiamo un’aria innocente, altrimenti qui si accorgono che ho capito tutto.

Mamma, non mi mandare via!

Cecilia è in sala, sta studiando come sempre ma la porta è stranamente aperta. E se entrassi? Assorta com’è non mi sentirebbe nemmeno, ho tanto pelo sotto le zampe.

Ecco, sono vicino ai suoi piedi, se riuscissi a salire piano piano sulla poltrona… al massimo urla e mi manda via, io sono preparato e quindi non mi spaventerò.

Cecilia non ti distrarre, per favore, non ora.

Vorrei tanto farle capire che io cerco solo il suo affetto, che sono piccolo e non deve avere paura, e poi non le farei mai del male.

Ecco, ora la guardo con gli occhi più languidi che ho, alzo un poco un orecchia e piego la testa da una parte. Devo avere un’espressione buffissima,mi sento anche un po’ ridicolo ma il fine giustifica i mezzi, l’ho sentito dire da qualche umano e al diavolo l’orgoglio, mi pare di capire che in amore sia del tutto controproducente.

Cecila? Tata? Io sono qui.

Lei si è accorta di me e mi guarda con l’aria atterrita, ma non urla, non si muove, non scappa… è un segno buono o cattivo?

Ma che cane sciocco che sono, forse ha sentito anche lei i discorsi della mamma e vuole fare un tentativo per non dispiacerle, come ha detto il signore grosso. Mi piaci proprio tanto, sai Cecilia?

Posso salire? Davvero?

Una zampa, l’altra… com’è alta questa poltrona senza le braccia della mamma che mi tirano su! Ah no, sono io che sono piccolo, a volte me lo dimentico.

Cecilia? Sono quasi in braccio a te, non dici nulla? Allora io…bhè, allora mi raggomitolo un po’ e ti appoggio il musino sul braccio, eh? Sto esagerando? Speriamo di no, o la va o la spacca, il tempo è troppo poco per fare un passetto alla volta.

Sto tanto bene qui, non mi mandare via!

Non mi manda via, la sento rigidissima ma resiste. Stacca di nuovo gli occhi dal libro e mi guarda seria, incerta. Cecilia, ma tu… Tu stai SORRIDENDO! Un sorriso un po’ incerto, ma mi basta per farmi battere il cuore forte forte. Dallo spiraglio della porta vedo la mamma che ci guarda e sorride anche lei, se non sapessi che non posso mi metterei a piangere di commozione. Invece sto lì buono buono e guardo la mamma cercando inutilmente di strizzarle un occhio, chissà come fanno gli umani, mi dovrò far insegnare. Ma non importa, non ora.

Hai visto mamma? Ce l’ho fatta! Vedrai che di qui a poco Cecilia mi farà anche le coccole, e prima o dopo riuscirò persino a darle un bacino sull’orecchia.