Accadde…oggi: nel 1841 nasce Maria Alinda Bonacci Brunamonti, di Pino Fasano

Alinda_Bonacci

http://www.treccani.it/enciclopedia/bonacci-brunamonti-maria-alinda_(Dizionario-Biografico)/

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-perugia-women-born-in-perugia/

Nacque a Perugia il 21 ag. 1841 da Gratiliano, di famiglia originaria di Recanati. Fu indirizzata e guidata personalmente dal padre a severi studi classici e letterari: sin da giovanetta conosceva con sufficiente approfondimento i classici latini, Dante, e sapeva anche di greco; ebbe gusto ed amore per le arti figurative, e si applicò a studi filosofici. Frattanto cominciava a comporre versi per lo più d’argomento religioso (Canti, Perugia 1856). Nel 1854 la sua famiglia dovette abbandonare Perugia (il padre, sembra, si era compromesso politicamente), trasferendosi prima a Foligno, poi a Recanati. Fu un avvenimento che le ispirò malinconici Versi campestri (Perugia 1876), idilli ed elegie che ricalcano superficialmente movenze leopardiane e tassesche.

All’inno religioso e all’idillio seguì la poesia patriottica: gli avvenimenti del 1859, e soprattutto la rivolta perugina, infiammarono di italianità l’animo della B., che scrisse canti per le battaglie di Magenta e Solferino, e non esitò a bollare con versi roventi la reazione papalina che infuriò su Perugia (Canti nazionali, Recanati 1860). Nel 1860, in occasione del plebiscito per l’annessione delle Marche alla monarchia sabauda, la B. fu ammessa al voto, unica donna, per speciale concessione del seggio di Recanati. Nel 1868, tornata a Perugia, sposò Pietro Brunamonti. Con il matrimonio raggiunse un sereno e maturo equilibrio spirituale che informò la sua esistenza negli anni successivi.

Ad allargare e modernizzare il suo orizzonte culturale contribuirono l’amicizia e la stima di molti letterati italiani: il Mamiani, il Tommaseo, il De Sanctis e soprattutto G. Zanella e A. Maffei; in questo periodo la B. studiò anche scienze naturali sotto la guida dell’abate Stoppani, e raccolse un notevole erbario.

La poetica della B. approda a questo punto a ingenue riprese tardosettecentesche, corrette da un vigile cattolicesimo; di qui l’adozione di un tipo di poesia didascalico-scientifica edificante (I crepuscoli purpurei,Le stelle nere,Il cavo transatlantico, in Nuovi canti, Città di Castello 1887; Flora, Rocca San Casciano 1898), di chiara derivazione zanelliana. Nel complesso la sua opera in versi riesce a mantenersi a un livello di sufficiente compostezza formale, e non manca di felici spunti descrittivi, anche se appesantiti da un’intonazione etico-riflessiva irrimediabilmente provinciale. Più agili, nel complesso, le opere in prosa: i cinque Discorsi d’arte (Città di Castello 1898), pronunciati a Urbino, Perugia, Firenze ed Orvieto fia il 1879 e il 1891, sorprendenti per freschezza d’Osservazione e vivacità d’immagini, e i Ricordi di viaggio, pubblicati postumi a Firenze nel 1905 e nel 1907.

Nel 1897, mentre lavorava al testo di un discorso su G. Leopardi, la B. fu colta da trombosi cerebrale. Visse ancora qualche anno, ma non poté più scrivere. Morì a Perugia il 3 febbr. 1903.

La cultura della B., insolita per una donna della sua epoca, spiega anche i fenomeni di sopravvalutazione della sua poesia che certa critica contemporanea non esitava ad accostare a quella leopardiana. B. Croce, che pure scrisse pagine benevole sull’arte della B., fu il primo a ricondurre la figura della poetessa perugina entro i limiti d’un onesto, serio dilettantismo.