Accadde…oggi: nel 1899 nasce Elena Barbara Giuranna, di Leonetta Bentivoglio

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NARRA, discute, ironizza, intreccia aneddoti, pareri lucidi e sferzanti. Contro la musica contemporanea, “incomprensibile per chi, come me, appartiene a un altro secolo”, contro l’ ostracismo “che i direttori dei teatri hanno sempre dimostrato verso le donne”, contro gli equivoci “di chi ha voluto etichettarmi ingiustamente come una protetta del Duce durante il fascismo”. Maliziosa e ribalda, come se il peso dell’ età fosse un dettaglio senza peso, Barbara Giuranna, palermitana, a Roma dal ‘ 35, accademico di Santa Cecilia, decana dei compositori italiani, è una delle rarissime donne le cui opere sono circolate in Europa e negli Stati Uniti. Oggi sembra godersi il gusto del privilegio, e la libertà di giudizio, che le derivano dall’ alto dei suoi 94 anni. E ride imperversando coi racconti della sua vita più lunga di quella del secolo, attraversata sempre con spirito vivace, battagliero. Il buonumore è condito dall’ emozione per un evento “che ho atteso tanto, a dispetto delle porte che mi si chiudevano davanti”: la rappresentazione, al Teatro dell’ Opera di Roma, di una sua opera del ‘ 58, Mayerling, su libretto di Vittorio Viviani (figlio di Raffaele), ispirata alla tragica storia d’ amore tra Rodolfo di Asburgo e Maria Vetzera.

Il nuovo allestimento romano (direttore Dario Lucantoni, regia di Vincenzo Grisostomi) ha debuttato ieri sera nell’ aura del riconoscimento: celebrazione tardiva di un percorso, omaggio alla coerenza di una solitaria fuori tempo. Perché Giuranna, impavida di fronte ai prevedibili sospetti d’ inattualità, si definisce “post-pucciniana”. Di Puccini ama “il rapporto tra parole e musica: musica che segue il parlato, ne rispetta la scansione. Anch’ io, a mio modo, voglio parlare con la musica”. Ma ci tiene ad aggiungere, come modelli di riferimento, “i due geni francesi Debussy e Ravel”, e a riconoscere il suo debito nei confronti di Ildebrando Pizzetti, “con cui ho lavorato spesso, curando la trascrizione per pianoforte di cinque sue opere”.

Barbara Giuranna, che nacque Elena Barbàra, e che studiò nei Conservatori di Palermo e Napoli, deve il cognome con cui si firma al marito, il barone napoletano Mario Giuranna, musicista, letterato, direttore d’ orchestra, organizzatore. Con lui girò il mondo, visse a Milano, dove seguì i corsi di perfezionamento di Ghedini, ed ebbe due figli: “Oggi il maggiore, Bruno, è un affermato violista, e il secondo, Paolo, è regista e attore”. Ma il suo barone, di cui parla ancora commossa, fu ucciso a 36 anni da un atroce e grottesco incidente: “Volò da una finestra facendo ginnastica: usava, per gli esercizi, una sbarra del davanzale, e una giravolta gli fu fatale”. Mai più risposatasi, lei continuò a comporre e a insegnare, con una docenza a Santa Cecilia durata un quarantennio: “Prima con la cattedra di solfeggio, e intere generazioni di cantanti si sono formate con me. Poi con quelle di armonia e composizione”.

Tra le sue opere le piace evocare, oltre alla rinata Mayerling (il cui allestimento odierno definisce, senza peli sulla lingua, “discreto ma non entusiasmante”), un lavoro del ‘ 78, Hosanna. Ancora un’ opera tragica, a tinte forti, “che tratta coraggiosamente il tema della droga. E’ la storia di due ragazzi, in una chiesa: lui, organista, è un drogato, lei, cantante del coro, cerca di redimerlo. Ma lui induce la ragazza a provare la droga, con l’ effetto di visioni celestiali. Alla fine, sempre più esaltato, l’ organista strangola la fanciulla”. Tuttora con furia e sdegno, la signora respinge le accuse che la screditarono nel dopoguerra, con la conseguente “epurazione” che la sospese dal suo incarico alla radio e la emarginò dalla cultura istituzionale: “Da giovanissima concorsi con una composizione al premio Decima Legione, e per partecipare bisognava essere iscritti al partito fascista. Iscrizione obbligata, così andavano i tempi. Vinsi il premio, dissero che ero una favorita di Mussolini. Schiocchezze, lui non conobbe mai il mio brano. E io rischiai di persona per il mio antifascismo, nascondendo spesso ebrei in casa mia”. E poi essere donna, quanto le è costato: “Oggi è diverso, ottime compositrici sono attive, molte barriere sono cadute. Io invece ho dovuto lottare contro i pregiudizi, e ho avuto nemici acerrimi e prevenuti, come il maestro Serafin. Ma ho affrontato tutto con ottimismo e fiducia. Ora mi godo volentieri la vecchiaia, nella mia casa romana, col mio bel pianoforte, e i miei nipoti che arrivano qui a strimpellare, mentre contemplo il mondo e le sue troppe mode che passano”.

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https://it.wikipedia.org/wiki/Elena_Barbara_Giuranna

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