Ginestra Giovene Amaldi, prima divulgatrice scientifica, di Valeria Fieramonte

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Ginestra Giovene Amaldi fu la prima divulgatrice scientifica italiana.

Il cognome Amaldi era quello di suo marito Edoardo, collaboratore di Fermi e famoso fisico del gruppo dei ragazzi di Via Panisperna. Ginestra era nata nel 1911 a Napoli, dove frequentò gli studi superiori e limparò a nuotare fin da piccolissima: uno sport in cui riusciva così bene che le proposero persino di allenarsi per partecipare alle Olimpiadi, offerta che lei rifiutò perché voleva studiare e diventare astronoma, anche se la passione per il mare e il nuoto non l’abbandonarono mai.

Fu così che Ginestra si laureò in fisica a soli venti anni nel 1931 con una tesi di astronomia, e grazie a una borsa di studio ottenuta dal Cnr iniziò a frequentare da volontaria l’istituto di Via Panisperna nella speranza di ottenere un posto di lavoro come ricercatrice.

Aveva anche deciso di non sposarsi, per dedicarsi totalmente ai suoi interessi scientifici. Allora a dirigere l’istituto di fisica c’era Orso Mario Corbino, un siciliano autoritario e autorevole che sapeva di sicuro scegliere gli uomini, ma le donne no, perché non le “voleva tra i piedi” e comunque non le voleva a lavorare con lui. Ginestra aveva anche un’aggravante in più: era “bella”. Va detto che all’epoca la ricerca scientifica era di fatto preclusa alle donne, che hanno iniziato ad entrare in massa nei ranghi più bassi del mondo scientifico solo dopo gli anni ’70 del secolo scorso.

.Non le restò che sposarsi – così fan tutte – ma almeno scelse bene: nel ’33 sposò Edoardo e fu un matrimonio felice, arricchito dall’arrivo di quattro figli: Ugo, Paola, Francesco e Daniela. “Quanti ‘ma’ diceva la mamma quando spiegava perché aveva rinunciato a seguire la sua vocazione di astronoma – dice il figlio Ugo. E il ‘ma’ principale era l’essersi innamorata!

Finalmente l’anno dopo, nel 1934, riuscì ad entrare come precaria all’Istituto di calcolo del Cnr. La logica era un po’ questa, se si trattava di donne: “Vuoi fare ricerca? Bene, ti mettiamo nei posti utili ma più noiosi e meno creativi, a fare quel minuzioso lavoro che noi non abbiamo voglia di fare…”

Insomma, qualcuna riusciva persino a farcela, ma la trattavano come una eterna matricola anche se era moglie di fisici di grande valore, di cui era in grado di capire le scoperte.

Ginestra non era contenta di questo tipo di lavoro, e decise, essendo testimone degli sviluppi tumultuosi della fisica negli anni 34-35, di dedicarsi alla divulgazione scientifica.

Alla fine del ’33 i ragazzi di Via Panisperna assieme alle loro famiglie andarono a sciare in montagna e una sera Fermi spiegò agli altri, seduti alla meglio nella stanza della pensione dove si trovavano, la sua teoria. “Per me fu una vacanza unica – confidò più tardi Edoardo al figlio Ugo – Ginestra mi disse che aspettava te ed Enrico ci spiegò la teoria del decadimento beta”.

Tornati a Roma, all’inizio del ’34 arrivò la notizia della scoperta fatta dai Joliot-Curie della radioattività artificiale. Ginestra aveva allora 24 anni, e, assieme a Laura Capon, moglie di Enrico Fermi, decise di scrivere un libro dal titolo Alchimia del tempo nostro (Hoepli, 1936) che ebbe un discreto successo.

Ma si avvicinavano tempi bui, che le avrebbero fatto perdere gli amici, per un po’ di tempo anche il marito, e che purtroppo avrebbero lasciato ferite profonde per un motivo ancora più grave.

Il ’44 fu uno degli anni più tristi della vita di Ginestra, non solo per i fatti che stavano segnando il mondo. Ma anche perché morì a soli otto anni di età la sua figlioletta Paola, di una ‘febbre miliare’ mal diagnosticata, (malattia ora scomparsa di cui pare sia morto anche Mozart).

Negli anni successivi, Ginestra intensificò l’attività di divulgazione scientifica, che divenne per lei sempre più importante.

Finita la guerra, nel ’46, andò con il marito a fare un lungo viaggio negli Stati Uniti, finalmente poterono rivedere i vecchi amici, e Fermi, che si era trasferito lì, offrì a Edoardo una cattedra all’Università di Chicago: prospettiva allettante, gli americani erano non solo i liberatori ma anche i vincitori e il paese con la ricerca scientifica più avanzata del mondo; ma Ginestra amava l’Italia e Roma con una venatura quasi di nazionalismo, e non le fu difficile convincere il marito a tornare invece a Roma per aiutare la ricostruzione della fisica italiana ed europea.

“La mamma mi raccontava – dice il figlio Ugo – che, quando arrivarono alla stazione Termini, tutti i giovani collaboratori del babbo erano ad attenderli con canti e fiori. Uno di loro la prese sottobraccio e le disse sottovoce: grazie Ginestra di avercelo riportato”.

Nel ’51 uscì il suo libro più famoso: Questo mondo grande e terribile (Hoepli), la cui stesura era iniziata ancora prima dell’arrivo degli alleati a Roma. Fu tradotto in 4 lingue: inglese, francese, russo e spagnolo. Il titolo era tratto da una frase di Kipling, ma non piaceva al marito. I titoli del libro, tradotti in altre lingue, sono stati comunque modificati.

In seguito Ginestra cominciò ad apparire anche in televisione , nella trasmissione Telescuola e in altre della neonata RAI, tanto che al grande pubblico divenne persino più nota dell’importante marito.

In trenta anni di divulgazione scrisse molti libri per le scuole di ogni ordine e grado, tra cui si possono ricordare anche Materia e antimateria (Mondadori, 1961); Galileo Galilei (ERI, 1964) e, nel 1966 Il nostro mondo e l’universo che lo circonda, (Hoepli) ultimo suo libro importante.

Nel 1971, all’età di 60 anni, fu colpita da un aneurisma cerebrale che la lasciò in sedia a rotelle, dopo un coma di tre mesi. Non perse la sua curiosità intellettuale, ma perse del tutto la voglia di scrivere. Fu assistita amorevolmente dal marito, che si spense qualche anno prima di lei, nel 1989. Ginestra lo seguì qualche anno dopo: morì il 22 novembre del 1994. Aveva 83 anni.

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