L’innominata e la sottoscritta, di Daniela Domenici

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A pochi giorni dal mio 59esimo compleanno e dopo 3 settimane che insegno inglese sia in carcere che al serale, cosa che mi sta dando una gioia ineffabile e un appagamento inenarrabile, voglio regalarmi il riuscire finalmente a parlare, dopo averlo metabolizzato per due anni e 8 mesi, della mia esperienza come docente di sostegno in una delle tre scuole medie di Scandicci (sono stata anche nelle altre due con esito assolutamente positivo) che chiamerò da ora in poi l’innominata (perché non si merita neanche di far sapere come si chiama) che mi ha fatto credere (e di conseguenza sentire), per la prima (e ultima volta) nella mia non lunghissima vita scolastica tra la Sicilia e qui, di essere una docente incapace, inetta, inadatta a insegnare sia come sostegno che curriculare.

Mi ci sono voluti due anni e mezzo per riuscire ad archiviare in un cassetto del cuore e della mente, non a dimenticare, per credere di nuovo in me stessa come docente e proprio per questo ho scelto, come incarico, uno dei più difficili: 8 ore in carcere e 12 ore al serale come prof. d’inglese, in totale 10 classi di cui 4 da portare alla maturità.

E dopo queste 3 faticose ma splendide settimane posso finalmente dire a me stessa “ce l’hai fatta, hai dimenticato quel nido di vipere dell’innominata che ti hanno fatto talmente tanto male da farti decidere di metterti in malattia, da farti vivere anche una specie di depressione, da farti passare la voglia di tornare a insegnare credendo di non esserne in grado; sei una prof. innamorata della tua materia e dei/lle tue/oi allieve/i che siano detenute/i o studenti/esse lavoratori/rici che percepiscono la passione che metti nel porgere loro l’inglese e la preparazione che, umilmente, sai di avere ma che quelle vipere avevano messo in dubbio”.

P.S nella scuola media in cui ero fino a un mese fa, una delle altre due di Scandicci, mentre raccontavo loro delle scuole in cui ho insegnato in questi anni uno dei piccoli mi ha dichiarato, ignorando la mia disavventura con l’innominata “prof, lo sappiamo tutti che quella scuola è negativa…” e io avrei voluto chiedergliene i motivi ma sono riuscita a non reagire e a fargli solo un sorriso.