Maria Carta: i gosos e la liturgia del suo canto, di Agnese Onnis

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Maria cantava fin da ragazza nelle piazze con i “cantadores”.

“Il suo bel viso, la fierezza e insieme la grazia del suo portamento, più che un simbolo, sono una personificazione di quella Sardegna intangibile e indomita che ho sempre amato. Quando la sua voce calda e potente si alza e riempie lo spazio, si aprono infiniti orizzonti che scendono nella storia. Dopo aver conosciuto Maria Carta, ancora una volta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono state donne”, così scriveva lo scrittore Giuseppe Dessì onorandone la voce, l’arte e la donna che lei simboleggia nell’immaginario poetico.
Maria Carta è stata la voce del canto sardo, quando stava in scena la teatralità del volto primeggiava come quello del ‘flautista’ del coro greco che poteva presentarsi senza maschera. Si distinse sul palco avvolta da un’aura esclusiva che sprigionava attraverso i vibrati della sua voce calda e profonda, triste e malinconica che riusciva a penetrare l’anima del pubblico.

Maria, regina del folk sardo, nasce a Siligo il 24 Giugno 1934 da una famiglia povera. Canta sempre mentre andava al fiume a lavare i panni con le donne del paese, e impara i canti natalizi e la messa in latino dal parroco del paese, canta in chiesa durante le novene, nei riti della Settimana Santa e alle messe solenni. Dotata di mezzi vocali eccezionali comincia a cantare in giro per le piazze sarde. Si scontra con la difficoltà di essere accettata come donna sul palcoscenico in Sardegna, perché, racconta, “allora il canto sardo era appannaggio esclusivo degli uomini”.

Sperimenta e ripercorre i molteplici aspetti della musica tradizionale sarda principalmente il cantu a chiterra, il repertorio popolare dei gosos e delle ninne nanne e quello tradizionale religioso dei canti gregoriani, spesso aggiornandoli con arrangiamenti moderni e personali.

Nel 1958 si trasferisce a Roma, dove perfeziona il canto e approfondisce gli studi sulla musica tradizionale frequentando il Centro studi di musica popolare all’Accademia di Santa Cecilia. Segue i corsi col maestro Diego Capitella e al Folk Studio mostra le sue eccezionali qualità della voce attraverso il suo repertorio, “Deus ti salvet Maria, No potho reposare e Procurade e moderare”, canti tratti dai testi di poeti sardi. La sua ricerca si estende nei diversi repertori della poesia tradizionale.

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Nel 1960 sposa Salvatore Laurani, uno sceneggiatore abbastanza noto nel mondo del cinema, ma ritorna spesso in Sardegna a raccogliere dalla viva voce degli anziani i canti, le poesie, le melodie.
Entra in contatto con Ennio Morricone che la propone alla RCA. Nel 1971 esce il suo primo album intitolato Paradiso in re. Don Dettori, poeta logudorese, le regala un libro di poesie e quasi tutte diventeranno suoi canti. Frequenta l’etnomusicologo Gavino Gabriel che diventa suo maestro.
Straordinario un suo concerto al Bolscioi di Mosca. Nel 1980 partecipa al Festival di Avignone, nel 1987 canta nella cattedrale di St. Patrick a New York e nella chiesa di St. Mary a San Francisco. Nel 1988 è in America Latina, nel 1989 canta nella cattedrale cattolica di Amburgo. Grande successo anche all’Olympia di Parigi.

Partecipa a musical e recita testi teatrali, come nella Medea di Franco Enriquez. Interpreta anche molti film di registi importanti, fra cui Il Padrino parte II di Francis Ford Coppola (1974), Cadaveri eccellenti di Franco Rosi (1975), Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (1975).
Nel 1975 pubblica la sua unica raccolta di liriche, Canto rituale, “una piccola Spoon River di Sardegna, una vera e propria rivelazione”, scrive nel 1988 il suo biografo Emanuele Garau.
Maria unisce alla sua coscienza civile la passione politica e nel 1976 diventa Consigliera comunale nel PCI a Roma. Nel 1985 vince la Targa Tenco per la musica dialettale. Nel 1991 su proposta della Presidenza della Repubblica riceve l’onorificenza “Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Maria Carta tiene il suo ultimo concerto a Tolosa (Francia) il 30 giugno 1993, malata da tempo di un tumore, muore nella sua casa di Roma all’età di 60 anni. La sua discografia, al 1998, conta 25 dischi.
Il suo paese le ha dedicato la Fondazione Maria Carta e il museo a lei intitolato, che organizza importanti manifestazioni culturali.

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È Stato istituito il premio “Maria Carta” per i riconoscimenti ad artisti meritevoli .
Molte strade italiane sono state intitolate a Maria Carta. Un parco nella città di Sassari è stato intitolato alla cantante scomparsa. Le sono state intitolate alcune scuole, tra cui la Scuola Media della città di Alghero e l’Istituto comprensivo di Mandas.

http://www.dols.it/2016/12/10/maria-carta-i-gosos-e-la-liturgia-del-suo-canto/