Donne dimenticate, di Giulia Galeotti, da me tradotto e rielaborato

untitled

I Greci la chiamavano Mnemosyne. Era la dea della memoria, la dea che manteneva attiva la memoria degli/lle umani/e facendo loro conservare qualunque cosa lei desiderasse. Abbiamo scelto di dedicare questo articolo sul mondo delle donne nella chiesa alle attività che sono esattamente l’opposto di quelle di Mnemosyne: all’arte diabolica di dimenticare, nella sua manifestazione più frequentemente praticata: l’arte di dimenticare le donne.

È un’attitudine che colpisce quasi tutto: che sia una questione di letteratura, teologia mistica, scienza, religione politica o religioni, che si tratti di donne laiche o consacrate, del passato o di oggi, dell’Europa o dell’America, in ogni epoca o società il contributo cruciale e stimolante di così tante voci femminili è stato soppresso o ignorato, perso. E questo ha impoverito chiunque, uomini e donne. Come se queste voci non avessero mai parlato, il loro contributo è stato talvolta attribuito a uomini, qualche volta è scivolato via senza penetrare nel nostro modo di pensare e di vivere e in altri casi è stato deliberatamente distrutto per renderlo inoffensivo. Perché – rispecchiando l’arte del ricordare – l’arte di dimenticare è stata, ed è, suscettibile di un gran numero di variazioni e sfumature.

Ricordare queste donne è un primo passo per portarle fuori dall’inerzia forzatamente imposta su di loro; è un timido tentativo di scongelarle e richiamarle in vita cosicché possano iniziare a rendere fertili le nostre vite.

http://www.osservatoreromano.va/en/news/forgotten-women

 

Annunci