accadde…oggi: nel 1812 nasce Caterina Percoto, di Adriana Chemello

percoto

Secondogenita, unica femmina di sette fratelli, nacque il 19 febbraio 1812 a S. Lorenzo di Soleschiano sul Natisone (Udine), dal conte Antonio e da Teresa Zaina.

La famiglia Percoto apparteneva all’antica nobiltà terriera della zona. Poche le notizie sull’infanzia di Caterina: ebbe un rapporto affettuoso con il padre (di cui rimane traccia in una memoria autobiografica: Minelli, 1907, pp. 5 s.); tuttavia, dopo la sua precoce scomparsa (Caterina rimase orfana a nove anni), venne collocata dalla madre presso il convento di Santa Chiara in Udine, dove aveva preso i voti la sorella del padre, suor Maria Gertrude, e dove trascorse otto anni. Quando le difficoltà economiche della famiglia costrinsero la madre a ritirarla dal convento, Caterina continuò gli studi da autodidatta, approfondendo la lettura dei classici, soprattutto italiani, da Dante a Manzoni, e perfezionando la conoscenza del tedesco e del francese. Trascorse gran parte della sua esistenza nella solitudine campestre di S. Lorenzo di Soleschiano, dove la famiglia aveva i propri fondi rustici, e dove si trasferì definitivamente nel 1836 assieme alla madre Teresa.

Il battesimo di Caterina nel mondo delle lettere avvenne nel 1839, sulle colonne della Favilla di Trieste, Giornale di scienze, lettere, arti, varietà e teatri (della cui redazione fece parte, fra gli altri, anche Francesco Dall’Ongaro) con una lettera alla redazione in cui criticava la traduzione ‘infedele’ della Messiade di Friedrich Gottlieb Klopstock, non degna di essere attribuita alla penna del poeta Andrea Maffei. Dall’Ongaro, che lasciò una cronaca fedele di quell’episodio nell’avvertenza ai suoi Racconti, le scrisse ringraziandola per i «suoi eruditi articoli di critica letteraria», incoraggiandola a mandare «qualche scritto da donna» e a «descrivere i mille aspetti della natura, i costumi, le tradizioni, le vicende, gli affetti di quei campagnoli» tra i quali viveva alla buona (v. F. Dall’Ongaro, Racconti, Firenze 1869, pp. 7 s.).

Con la novella Lis Cidulis, uscita in edizione integrale in un volumetto-strenna per i lettori della Favilla, dopo che un capitolo era stato anticipato sulla rivista nel novembre 1844, la sconosciuta scrittrice friulana inaugurava inconsapevolmente un nuovo filone narrativo, ben prima che Cesare Correnti con la lettera-manifesto Della letteratura rusticale (in Rivista europea, 1846, marzo, pp. 345-364) individuasse i tratti semantici di una «nuova letteratura» capace di illustrare «cuore, e viscere e sentimento» dei campagnuoli. L’esordio sulle colonne della Favilla tra il 1844 e il 1846 contribuì a far conoscere l’abilità narrativa e descrittiva, la sincera passione patriottica, la modernità di una scrittrice capace di percepire, in anticipo sui tempi, la centralità delle tematiche educative e di sviluppare una narrativa non di maniera. Da allora i suoi racconti vennero pubblicati in giornali e periodici del Friuli, da Il Giornale di Trieste alla Giunta domenicale del Friuli. Nell’agosto 1847, uscì nella milanese Rivista europea, diretta da Carlo Tenca, la novella L’Album della suocera.

Negli anni Cinquanta Percoto, pur appartata nell’estrema provincia friulana, coltivò rapporti epistolari con letterati triestini e friulani e costituì un’ampia rete di relazioni. Senza mai ambire a collocarsi al centro della scena, intensificò le collaborazioni con riviste e periodici del Lombardo Veneto e di Torino. Si recò a Vienna, a Torino in visita agli amici friulani, dove incontrò Niccolò Tommaseo e poté assistere alle sedute del Parlamento. Di ritorno verso il Friuli, fece tappa a Milano per incontrare Carlo Tenca e lì si ritrovò ospite nel salotto della contessa Clara Maffei, tra «donne letterate» che tuttavia percepiva un po’ straniere, lontane dal suo mondo, e dove, secondo alcuni storici, si realizzò un fugace incontro con il giovane Ippolito Nievo.

L’amicizia con Tenca aprì a Percoto uno scenario inedito sul versante delle sue collaborazioni giornalistiche, in particolare con La Ricamatrice. Giornale di cose utili ed istruttive per le famiglie, periodico dedicato ai «lavori femminili» e all’educazione della donna, edito da Alessandro Lampugnani di Milano, in cui Caterina pubblicò numerosi raccontini di impostazione didattico-pedagogica. Nel maggio-giugno 1857 il Crepuscolo di Tenca pubblicò in cinque puntate il racconto lungo La Sçhiarnete. Altri racconti seguirono sulle colonne della Ricamatrice, dove Pacifico Valussi con cinque lettere intitolate La Donna Italiana considerata in riguardo all’educazione civile e sociale, la esortò pubblicamente a occuparsi dell’educazione delle donne delle classi inferiori, suggerendole di farsi iniziatrice di un nuovo genere di «letteratura femminile» educativa. Caterina recepì l’invito e imbastì una corrispondenza con una sequenza di quattordici lettere pedagogiche, pubblicate tra aprile e luglio del 1858, intitolate Una pagina del Giornale della zia (Corrispondenza d’un’Associata), dove, nello sgranarsi delle lettere fittizie, erano riconoscibili in filigrana gli ammaestramenti di Raffaello Lambruschini e le letture dell’Emilio di Jean-Jacques Rousseau.

Nel 1858, grazie all’interessamento di Prospero Antonini e Tommaseo, l’editore Le Monnier di Firenze acconsentì a pubblicare il volume dei Racconti, che ricevette subito un’ottima accoglienza di pubblico e critica, grazie anche alla lusinghiera prefazione di Tommaseo. A metà dell’Ottocento l’educazione delle fanciulle negli educandati e nei conventi (per le ragazze delle classi agiate) si rivelava sempre più inadeguata e Percoto ne fece un leitmotiv di molti suoi racconti, rimarcando l’impreparazione delle giovani per la «vita di famiglia», per le funzioni di spose e madri e l’assenza di un’adeguata educazione dei sentimenti. La scrittrice friulana espresse la sua sensibilità ‘moderna’ con vivacità, mostrando di aver maturato un nuovo sentire e precisi orientamenti nei confronti dell’educazione delle donne, affinché potessero acquisire un registro linguistico nazionale, perfezionando una competenza declinata sulla nomenclatura dei lavori femminili (dal ricamo al cucito, dai lavori a maglia alla sartoria).

Il 30 gennaio 1859 Caterina Percoto venne nominata socia corrispondente dell’Accademia di Udine e ne divenne socia onoraria il 5 aprile 1878. Ma dopo il 1860, la sua esistenza fu contristata da preoccupazioni per la sua salute e dall’aggravarsi della situazione finanziaria. Si aggiunsero, nell’autunno 1862, gravi lutti familiari che riversarono sulle sue spalle le cure di ben tre orfani indigenti di tenera età che gli amici fiorentini, grazie alle benevole ingerenze di Marina Baroni Semitecolo, si prodigarono per collocare.

La notorietà acquisita dopo l’edizione fiorentina dei Racconti le procurò numerose richieste di collaborazioni, tra cui quella dei fratelli Bottaro, editori della rivista genovese La donna e la famiglia, che rilanciarono per le loro abbonate una nuova edizione sempre dei Racconti (I-II, Genova 1863), integrata da nuove sezioni: Leggende friulane, Lettere, Racconti friulani, Tradizioni friulane, Traduzioni, e una appendice di Ultimi racconti.

Con l’annessione delle province venete al Regno d’Italia, nell’ottobre 1866, Caterina confessò a un’amica che era finalmente venuto il momento di impegnarsi per la ‘nuova’ Italia. Insignita dell’Ordine del merito civile, un riconoscimento ottenuto per intercessione di Gino Capponi e Cesare Cantù, la scrittrice ricevette un beneficio una tantum di cinquecento franchi, una boccata di ossigeno per le sue povere finanze. Nel 1871, accettò la nomina del ministro Cesare Correnti a ispettrice degli istituti femminili nelle province venete. Nella schiera delle «donne egregie» individuate dal ministro per i loro meriti letterari, accanto a Luisa Amalia Paladini, a Giannina Milli e a Erminia Fuà Fusinato, Percoto si vide affidato l’incarico di ispettrice straordinaria degli istituti femminili veneti di educazione e di carità.

Nel 1880 furono ristampati due volumi di Novelle scelte, abbellite con incisioni, nella collana «Biblioteca ricreativa» dell’editore milanese Paolo Carrara, cui seguì, tre anni più tardi, il terzo volume Novelle popolari edite e inedite, sempre per i tipi di Paolo Carrara.

Caterina Percoto morì a Udine il 15 agosto 1887.

http://www.treccani.it/enciclopedia/caterina-percoto_(Dizionario-Biografico)/

http://www.scrittriciritrovate.it/ita/scheda-percoto.php

http://www.italiadonna.it/public/percorsi/biografie/f096.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_Percoto

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