Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

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La “Rassegna Stampa” dal fine pena 9.999

Numero 1 Febbraio 2017

Da “L’Unità” 25 gennaio 2017

Ad un certo punto, ho deciso di relazionarmi con la società esterna per smettere di parlare da solo con le pareti della mia cella. Una volta, infatti, lessi questa frase scritta tra le mura di un lager nazista: “Sono stato qui e nessuno lo saprà mai”. Queste parole mi spronarono a scrivere per fare sapere all’opinione pubblica come vive e cosa pensa un uomo condannato ad essere cattivo, maledetto e colpevole per sempre.

Pochi ergastolani, purtroppo, sono consapevoli che niente cambierà se non saranno loro stessi a far cambiare le cose; molti di loro, infatti, si cullano di illusioni e continuano a sognare e a sperare che un giorno qualcuno li libererà: il Papa, il Presidente della Repubblica, la misericordia degli umani, ecc… no! Ma molti di loro nessuno li libererà. Purtroppo, lo farà solo la morte. Per questo, in un quarto di secolo, ho spesso detto ai miei compagni: “L’ergastolo esisterà fin quando lo faranno esistere gli stessi ergastolani” perché di fronte a una pena così crudele bisogna ribellarsi. Lo si può fare in modo pacifico, sognando, scrivendo e urlando fra le sbarre delle vostre finestre, perché una società che mura una persona viva per sempre senza la compassione di ucciderla, aggiunge male ad altro male.

L’Associazione Liberarsi, che da anni lotta per l’abolizione dell’ergastolo e del regime di tortura del 41 bis, ha deciso di mettere a disposizione di tutta la popolazione detenuta, in particolare dei condannati all’ergastolo e alle lunghe pene, il suo sito liberarsi.org e il suo periodico cartaceo “Mai dire mai”.

Carmelo Musumeci

Carcere di Perugia rep. semiliberi

 

Un ergastolano scrive a un ergastolano semilibero

 

Carissimo ce l’hai fatta finalmente. Sono contento per te e la tua famiglia. È la giusta ricompensa a chi non è stato inerte ma ha lottato fino alla fine. Durante questo lunghissimo tuo cammino, nei terreni paludosi e impervi del carcere, sei caduto più volte e più volte hai temuto di non farcela, più volte ti sei rialzato e più volte ricaduto. Alla fine sei stato premiato dalla tua ipertrofica motivazione a uscire da questi luoghi. Questo dovrebbe essere tenuto come esempio e modello di comportamento e di lotta. Il tuo è un esempio delle risorse interne degli esseri umani, della loro capacità di non mollare, di tenere duro rimanendo motivati di fronte alle difficoltà. Esempio di spirito di sacrificio e di capacità inesausta di rialzarsi, di riuscire a non smettere di sperare contro ogni evidenza. Non ti sei limitato a sopravvivere in questa putrida palude, ma sei stato capace di riscrivere la tua identità, la tua storia, uscendo da una situazione che seppellirebbe la maggior parte delle persone. Sono 16 anni che ci conosciamo per lettera. Siamo vecchi amici di battaglie, ce l’hai fatta, sono contento. La tua storia ci fa comprendere come nella vita i fattori che fanno la differenza non sono la fortuna, ma la qualità motivazionale. Ti abbraccio forte.

Pierdonato Zito

Carcere Secondigliano

 

In memoria di Umberto Veronesi

 

Se fosse stato ancora su questa terra, Umberto Veronesi avrebbe compiuto 91 anni ed io gli avrei inviato gli auguri come facevo ormai da tanti anni. Ho pensato di farlo lo stesso, perché nel mio cuore è ancora vivo e lo ricordo con stima, affetto e gratitudine.

Umberto Veronesi ha combattuto tante battaglie in difesa dei diritti umani, ma pochi sanno che s’è attivato anche per l’abolizione della pena dell’ergastolo e che già nel 2012 aveva dedicato la quarta Conferenza Mondiale di Science for Peace, della Fondazione da lui creata, al tema della pena di morte e dell’ergastolo. E lo ha fatto mettendoci la faccia e il cuore, firmando pubblicamente una proposta per l’abolizione della “Pena di Morte Viva” in un sito, il mio, di un ergastolano (www.carmelomusumeci.com). E, come se non bastasse, ha raccontato la storia del nostro incontro in un intero capitolo del suo libro “Il mestiere di uomo”. Ci vuole tanto coraggio a lottare per i diritti dei cattivi, maledetti e colpevoli per sempre. Lui lo ha avuto. Grazie Professore, e buon compleanno fra le stelle. Colgo l’occasione per inviare le condoglianze a tutti i suoi familiari.

Carmelo Musumeci

Carcere di Perugia rep. Semiliberi

La moglie di un ergastolano scrive a una volontaria

Cara Nadia, sono la moglie di un detenuto di Secondigliano (Napoli). Ho seguito tanto la storia di Carmelo e so quanto hai fatto tanto per lui… Spero che con gli anni mio marito nel suo percorso detentivo incontri una persona come te… Lui è detenuto da 4 anni, ha un ergastolo ostativo definitivo e quest’anno doveva diplomarsi in ragioneria, ma, pur avendo fatto un processo con rito abbreviato e avendo come unico beneficio l’annullamento dell’isolamento diurno, gli è stato ugualmente applicato. Ha iniziato pochi giorni fa “Isolamento diurno” per un anno: ciò significa non potersi diplomare, niente più teatro, nè progetti, nè poesia… Vorrei un consiglio per aiutarlo, per essere una voce per lui e dei suoi diritti che vengono calpestati, sia per lui e sia per tanti altri detenuti italiani. Aspetto una sua risposta. Un caro saluto da Napoli.

 

Ululati di ergastolani raccolti in carcere

 

Gli ergastolani più fortunati si creano ogni giorno un mondo interiore costruito sul sale di tutte le loro lacrime. Io, invece, mi sono stancato di sperare.

È meglio non avere speranza che nutrirne di false. Tanto, con la condanna all’ergastolo, la vita non vale più nulla: ciò che ti rimane è solo il passato. E ogni giorno che passa, non è uno in meno da scontare.

Carmelo, mi sono arreso o, meglio, me ne frego. Che facciano quello che vogliono.

Ormai ho 58 anni, potrei vivere altri dieci anni e arrivare a circa a 70 anni; quindi uscirò da morto. Con la pressione che mi ritrovo, se penso all’ergastolo ostativo, morirò prima. Meglio non pensarci.

Adesso che Marco Pannella è morto non è facile che trovino uno che lo possa sostituire. Come vedi ci va tutto male.

Franco

Carcere Pagliarelli Palermo

 

Ci hanno tolto la speranza, ma non la vita, per questo credo che sia un nostro dovere raccontare come viviamo in carcere. Se si vuole che le cose cambino bisogna scrivere, pensare e continuare ad amare l’umanità che ci ha maledetto ad essere cattivi e colpevoli per sempre

Salvatore

Carcere di San Gimignano

              Sono molto stanco di portare questa maschera e di prendere la situazione scherzosamente. Quando arrivo in questa maledetta cella e mi guardo attorno vedo la dura realtà. Ammiro la tua forza di combattere intelligentemente e soprattutto la tua pazienza. Però non tutti i combattenti sono uguali. Penso che se non ti avessi conosciuto mi troverei in un mare di guai o magari tutto questo sarebbe finito in una maniera tragica. Sono totalmente demoralizzato. Sto arrivando ad un limite di esaurimento. Sono stufo di essere preso per il culo da questo sistema.

Roverto

Carcere di Padova

 

Penso che con la condanna alla “Pena di Morte Viva” ti tolgono la vita ma ti lasciano continuare a respirare. Credo che la cosa più terribile di questa maledetta pena sia che, in nome della giustizia, senza rendersene conto, ti condannano ad una pena che si può considerare un crimine contro l’uomo.

Giuseppe

Carcere di Spoleto

cura di Carmelo Musumeci per Associazione Liberarsi

 

 

 

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