accadde…oggi: nel 1906 nasce Pierina Scaramella, di Katiuscia Panunzi e Miriam Focaccia

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Pierina Scaramella nasce a Parma il 18 febbraio 1906 da Gino e Paolina Levi e si laurea in scienze naturali all’Università di Firenze nel 1927.

Nel 1928 insegna all’ Istitituto agrario di Pescia (Pistoia), dove conosce il marito, architetto molto noto.

In quegli anni Pierina si applica principalmente allo studio di muffe del genere Penicillium di cui osserva, assai presto, la capacità antibatterica.

Nel 1930 diventa aiuto presso l’Istituto botanico dell’Università di Bologna; nel 1932 libero docente in botanica generale.

In quanto ebrea, viene cacciata dall’università a seguito delle leggi razziali italiane del 1938. Durante questo periodo si occupa di attività di analisi in diversi zuccherifici, continuando così la propria ricerca. Poiché, per tali leggi, era proibito agli ebrei di pubblicare, i suoi risultati di laboratorio, in particolare quelli ottenuti nel laboratorio della Società italiana zuccheri, uscirono a nome del marito e in parte a nome di laureati dello zuccherificio, con la promessa, che fu onorata, di nominare la fonte come “Memorie interne dello zuccherificio”.

Mentre le leggi razziali si inasprivano sempre più, si aggravavano i problemi della sua vita privata. A questo proposito emblematica è una lettera della Scaramella indirizzata a Mario Oliviero Olivo, illustre istologo ed anatomico bolognese, in cui ella fa riferimento ad una situazione familiare drammatica. Nel novembre del ’43 più volte le SS, unitamente a membri della Polizia fascista, la cercano nella sua abitazione in viale Oriani 2, per portarla in Germania nei campi di concentramento. Così scriveva Pierina: «Mio marito sofferente per costituzione [era stato ricoverato già nel ’37] appena apprese la notizia fu accolto da un eccesso di depressione maniaca depressiva e voleva uccidersi dopo avermi soppressa». Proseguiva raccontando che, senza amici e senza mezzi, ricorse a medici di Cesena, Pesaro e Imola mentre, nei primi giorni del dicembre 1943, il marito a Imola venne dichiarato gravissimo, pericoloso a sé e agli altri e ne fu chiesto il ricovero. «Rientrati a Cesena dove la nostra agonia si prolungò per tutto il dicembre e non so chi ci diede la forza di non attivare i propositi di mio marito demoralizzata come ero dalle notizie dei miei parenti in gran parte presi dai tedeschi. La Vigilia di Natale ebbi l’ispirazione di venire in Clinica a Bologna. … Il Professore Jedlowski capì al volo, non mi chiese neppure il nome, ma ricoverò immediatamente mio marito, non solo, ma volle che restassi al suo fianco. In amministrazione diedi il nome di mio marito, ma per me il primo nome che mi venne in testa e nessuno chiese alcun documento di controllo nonostante le precise disposizioni della polizia repubblichina. Fu la salvezza. Mio marito sottoposto all’elettrochok cominciò a migliorare ed io potei dormire dopo due mesi. Soggiornammo in Clinica circa un mese e mezzo, le notizie militari si succedevano e proprio in quei giorni si ebbe lo sbarco ad Anzio. Nei corridoi della Clinica era l’unico posto dove si poteva parlare liberamente senza alcun riguardo per gli estranei che transitavano. Le trasmissioni di radio Londra erano da noi ascoltate tutte le sere o su apparecchi in possesso di malati di camere paganti o addirittura su uno sgangherato apparecchio della corsia comune…»

Dopo il reintegro all’università, il 5 agosto 1945, insegna nella facoltà di Agraria, di Scienze matematiche fisiche naturali e di Veterinaria dell’Università di Bologna.

Nel 1956 consegue anche la libera docenza in fisiologia vegetale.

Nonostante una cospicua produzione scientifica, la collaborazione con laboratori stranieri ed una notevole attività didattica, la carriera della Scaramella è stata lenta.

Ad Urbino nel 1965 è professore incaricato di botanica farmaceutica; solo nel 1975, all’età di 69 anni, diviene Professore ordinario di botanica farmaceutica alla facoltà di Farmacia di quell’ateneo, ove insegna altresì botanica (biennale) nella Facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali (corso di laurea in biologia).

Diventa direttore dell’Istituto orto botanico della stessa Università e, sempre nel 1975, realizza corsi estivi di erboristeria.

Costruisce un nuovo edificio dove organizza laboratori provvisti di moderne attrezzature e realizza le celle climatiche per la coltura in vitro, mediante le quali riesce a completare alcuni lavori già iniziati a Bologna. Fra i più importanti ci sono un ciclo di studi sull’olivo, che le consentono di capire la struttura e la fisiologia della pianta. Si interessa altresì della coltivazione e della produzione della patata in funzione del bioclima nella provincia di Pesaro-Urbino che le permetterà di sperimentare una coltura estivo-autunnale contraria a quella usuale (primavera-estate).

Sono degne di attenzione le sue osservazioni sulla barbabietola, di cui era diventata molto esperta; si dedica allo studio delle caratteristiche fisiologiche e di adattamento delle piante alpine, oltre che all’analisi di funghi macroscopici; formula una sua ipotesi sull’origine o funzione fisiologica della polistelia; si occupa infine della vernalizzazione nei cereali. Sviluppa un lavoro sui rapporti tra tumori animali e vegetali.

Autrice di oltre duecento pubblicazioni, per queste indagini ottiene diversi riconoscimenti dalle associazioni agrarie.

Arriva alla pensione alla fine dell’anno accademico 1980/81. Nonostante una salute malferma, continua a coltivare la sua passione, proseguendo la sua attività presso l’orto botanico e presso un centro di ricerche sulla flora spontanea dell’Università di Urbino, che lei stessa aveva creato.

Nel 1986 la Facoltà di farmacia dell’Università di Urbino le assegna la Laurea “honoris causa” in farmacia.

Dopo alcuni anni di quasi immobilità muore il 5 novembre 1992 ad Urbania.

https://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/87-scaramella-pierina

https://it.wikipedia.org/wiki/Pierina_Scaramella

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