mio marito? è come un figlio, di Carla Sale Musio

Succede in tante coppie, purtroppo.

Uno dei due partner si trasforma in una sorta di genitore protettivo, sempre pronto a risolvere le difficoltà del proprio compagno (o compagna).

In genere si tratta di aiuti pratici e concreti che vanno dalle sovvenzioni economiche (ti pago io la rata della macchina, dell’assicurazione, del mutuo, ecc.), all’accudimento fisico (lavare, stirare, cucinare, pulire, ordinare, ecc.) fino a una totale presa in carico abitativa ed economica (vieni a vivere in casa mia, ti do una cifra ogni mese per le tue spese, ecc.).

Questi comportamenti generosi sono adeguati e lodevoli quando si tratta di rapporti tra genitori e figli, ma diventano molto pericolosi nei rapporti di coppia.

Infatti, assumersi tutte le responsabilità che riguardano l’accudimento dei figli, fa parte dei compiti della genitorialità e quasi ogni specie animale lo sente come un impegno imprescindibile, almeno durante l’infanzia dei piccoli.

E’ un comportamento istintivo e naturale, quello che lega indissolubilmente la mamma al cucciolo e le fa sentire le necessità dei figli più importanti dei suoi stessi bisogni.

Ma, ahimè, il comportamento genitoriale è (per sua stessa natura) antitetico al comportamento sessuale.

Occuparsi dei piccoli, stimola sentimenti teneri e protettivi molto diversi e lontani dall’erotismo e dalle attività sessuali.

Il piacere sessuale ci scatena emozioni e turbamenti intensi, coinvolgenti e partecipi, che non hanno niente a che vedere col piacere e la tenerezza provocati dai nostri figli.

L’erotismo, il desiderio, le fantasie e i giochi sessuali appartengono a una complicità di coppia che esclude la genitorialità, perché fa parte di un percorso diverso di conoscenza ed esplorazione di se stessi e della relazione con l’altro.

Mentre il rapporto con i propri figli è sempre un rapporto sbilanciato, in cui i genitori danno di più e i figli devono prendere, nel sesso è indispensabile la reciprocità.

L’alternarsi dei ruoli dev’essere sempre presente e sempre possibile tra i partner, perché questo alimenta la complicità e l’intesa di coppia.

Irrigidirsi in posizioni di dipendenza e accudimento unilaterali, significa soffocare lo scambio erotico e spegnere definitivamente il desiderio e l’intimità sessuale.

Le coppie in cui uno dei partner accudisce l’altro sistematicamente, finiscono inevitabilmente per affievolire l’intesa erotica e corrono un alto rischio di tradimenti.

Infatti, il partner amato come un figlio, prima o poi sente il bisogno di avere una relazione erotica paritaria e coinvolgente.

E, non potendola vivere con il proprio compagno (o compagna), diventato un genitore a tutti gli effetti, finisce per trovarsi coinvolto in altre relazioni affettive e sessuali.

E’ in questo modo che nascono tante delusioni e tanti drammi.

Quando il tradimento arriva, il dolore è lacerante per entrambi.

“Come hai potuto farmi questo?! Dopo che io ho sacrificato tutto per te…”. È il grido disperato di chi si ritrova umiliato e solo.

Chi è tradito, vive la delusione e l’abbandono.

Chi tradisce, si sente sporco, ingrato e opportunista.

Purtroppo, in quei momenti, è tardi per riconquistare la passione e la complicità di un tempo. L’attrazione si è ormai volatilizzata, sostituita dalla consuetudine a una “coniugalità genitoriale”.

L’amore genitoriale è asessuato per natura. E’ fatto di dedizione e sacrifici e serve alla crescita dei piccoli.

Nutre l’autostima e prepara i bambini ad affrontare la vita e le relazioni, con coraggio.

Nessuno, però, può impedire al proprio cuore di avventurarsi nella reciprocità.

L’amore di coppia esplora ciò che è diverso da sé, s’inoltra nel mistero e incoraggia il cambiamento.

E’ fatto di ascolto, di attenzione e di gioco.

Di scambi, d’incontri e di… parità!

http://carlasalemusio.blog.tiscali.it/2012/05/22/mio-marito-e-come-un-figlio/?doing_wp_cron

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