Mary Shelley, la mente di Frankenstein, di Sara Sesti

Frankenstein fu partorito dalla mente di una diciannovenne. La sua creatrice, Mary Shelley, è una voce scientifica molto audace. Il libro, pubblicato nel 1818, ha dato origine a uno dei miti più eccitanti e terribili della modernità: la possibilità per lo scienziato di creare la vita in laboratorio, con materiale inanimato
E anche a un genere letterario nuovo: la science fiction.

“Il mondo per me era un mistero da scoprire. Curiosità, bruciante volontà di impadronirmi delle leggi segrete della natura, e una felicità vicina all’estasi quando esse mi si svelavano: queste sono le prime sensazioni che riesco a ricordare”.

Era figlia della filosofa Mary Wollstonecraft (morta pochi giorni dopo il parto), autrice del bellissimo romanzo “Mary” – Una donna non una sposa – , che narra di una donna pienamente romantica: vuole vivere la propria vita fino in fondo e per farlo lotta contro il destino avverso e le convenzioni della società dell’epoca, ostili a qualsiasi autonomia femminile;  antesignana del femminismo. Il padre di Mary Shelley era il filosofo e politico William Godwin.

In una villa sul lago di Ginevra, nel 1816, per una scommessa fra lei, Lord Byron e John Polidori sul tema dell’oscurità e del mistero della vita e della morte, nacque il racconto Frankenstein… Byron scrisse una storia di mostri, mai terminata, Polidori il primo racconto sui vampiri.

Mary vinse la scommessa. All’uscita della prima edizione però il nome dell’autrice venne tenuto segreto. Un avvenimento emblematico dei vari tentativi di oscurare il suo indubbio valore.
Ebbe una vita colma di dolore: da bambina crebbe nell’idealizzazione di una madre cui aveva di fatto tolto la vita nascendo, adolescente entro’ nel mondo di una sessualità subito associata a maternità luttuose, emarginata per ragioni sociali e politiche, a ventiquattro anni, infine rimase vedova, dopo il naufragio del marito.

Dalle sue opere meno famose si evince che fu radicale per tutta la sua vita, sostenendo ideali di cooperazione e di comprensione, praticati soprattutto dalle donne, come strade per riformare la società civile.

Oltre a “Frankenstein. The Modern Prometheus”, curò anche le edizioni delle poesie del marito Percy Bysshe Shelley, poeta romantico e filosofo.

 

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