accadde…oggi: nel 1922 nasce Mirella Bentivoglio, di Ada De Pirro

««C’è da credere a un rapporto profondo tra la donna e l’alfabeto, e non solo perché per prima ne trasmette la forma ai figli. »
(M.Bentivoglio, Introduzione a Materializzazione del linguaggio, Biennale di Venezia, 1978)

Mirella Bentivoglio è una poetessa e artista verbovisiva nata a Klagenfurt (Austria) nel 1922 da genitori italiani: Margherita Cavalli e lo scienziato Ernesto Bertarelli. Trascorse gli anni dell’infanzia a Milano e studiò nella Svizzera tedesca e in Inghilterra fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel ’49 sposò Ludovico Matteo Bentivoglio di cui decise di adottare il cognome anche per la sua attività artistica sia per il bel significato sia perché proprio dell’uomo da lei scelto e non imposto per discendenza. Il marito divenne professore di Diritto spaziale ed esperto presso l’ONU di problemi concernenti lo spazio cosmico. Dal loro matrimonio sono nate tre figlie: Marina (1950), Leonetta (1952) e Ilaria (1960). Rimarrà vedova nel 1980.
Durante la guerra pubblica la prima raccolta di poesie Giardino (Scheiwiller, 1943) seguita da Calendario (Vallecchi, 1968). Dopo aver seguito un seminario di studi americani a Salisburgo nel 1959, inizia a occuparsi di critica d’arte svolgendo un lavoro monografico su Ben Shahn (pubblicato da De Luca nel 1963). Nel ’68 ottiene l’idoneità all’insegnamento di Estetica e Storia dell’arte nelle Accademie italiane. Condividendo gli ideali (ma non la militanza) del femminismo, la sua attività critica e organizzativa sarà orientata, tra le altre cose, verso il femminile. Per prima in Italia si occupa, a partire dagli anni Settanta, di coinvolgere artiste italiane e straniere per mostre internazionali. Avendo scelto fin dagli anni Sessanta l’ambito dell’espressione verbovisiva (configurazione di lettere e parole, ossia Poesia Concreta, e coniugazioni di immagini e parole, ossia Poesia Visiva), organizzerà, in un’ottica di condivisione, numerose mostre collettive incentrate su questi movimenti. Il suo lavoro sul femminile nell’arte si è espresso con l’organizzazione di mostre che sono diventate un riferimento fondamentale per il tema di genere. Nel ’71 organizza l’Esposizione Internazionale di Operatrici Visuali al Centro Tool di Milano, la prima di questo settore operativo dedicata ad artiste donne. Il suo lavoro fu ufficializzato con l’invito a curare la mostra Materializzazione del linguaggio per la Biennale di Venezia del ’78. Questa storica mostra è a tutt’oggi un unicum per le istituzioni italiane. Nel catalogo viene spiegato che la donna è stata: «smaterializzata in passato nella sublimità astratta della sua pubblica immagine, parallela alla sua pubblica assenza; privatamente confinata nel contatto quotidiano e esclusivo con le materie, la donna oggi pone tutta se stessa a un mondo derealizzato nei meccanismi ripetitivi. Le nuove forme di poesia sono la riappropriazione di ciò che lei, insieme con l’uomo, ha elaborato dalle sedi primarie dell’esistenza, il linguaggio; (…) la poesia della donna tende spesso alla specularità, circolarità, complementarietà, primarizzazione sottile o violenta. E se è vero che nel suo risultato finale l’espressione poetica, di uomo o di donna che sia, è sempre totale, ermafrodita, è anche vero che il raggruppamento di molte opere provenienti da tempi e da luoghi disparati evidenzia certe costanti di scelte e di procedimenti.(…)
Scrittura-spazio e suono-tempo ricreano l’unità sotto il segno di uno strano ritmo intessuto. Perché una connotazione veramente particolare di queste operazioni femminili è di trasformare il linguaggio in tessile.(…) Forse una prova di penetrazione nell’inconscio; e dell’incontro della donna con il suo mito. Il filo delle Parche, di Arianna, di Aracne, il filo di un discorso spezzato, che sembra ora venire ripreso». Tra le tantissime mostre organizzate da Mirella Bentivoglio si possono ricordare anche Volùmina. Il libro oggetto rivisitato dalla donna artista del nostro secolo (Senigallia, 1990), Post scriptum. Artiste italiane tra linguaggio e immagine negli anni Sessanta e Settanta (Ferrara, 1998), (S)cripturae. Le scritture segrete: artiste tra linguaggio e immagine, (Padova, 2001) e la recente Poesia visiva. La donazione di Mirella Bentivoglio al MART (Rovereto, 2011). Ha inoltre curato varie mostre sulle futuriste italiane nelle arti visive in Italia e all’estero. La sua attività teorica l’ha portata a coniare neologismi come il Librismo, creato nel ’90 per indicare la crescente spinta a portare nel libro il mondo della comunicazione visiva.
Come artista, Mirella Bentivoglio ha esposto nelle più prestigiose sedi istituzionali di tutto il mondo partecipando numerose volte alla Biennale di Venezia, alla Biennale di San Paolo del Brasile, al Centre Pompidou di Parigi; e a Documenta, al MoMA, a Palazzo Pitti, entrando spesso a far parte di collezioni, come quella del Getty Institute di Los Angeles. La sua attività si è inoltre arricchita di esperienze nel campo della performance e della poesia fonetica (Lettura come poesia, Gubbio 1979, Into the blue, Los Angeles 1994, ecc.).
La sua ricerca si è inizialmente orientata sulla Poesia concreta, ed è poi diventata Visiva; alcune opere da ricordare sono Gabbia (Ho) del ’66, Il cuore della consumatrice ubbidiente del ’75; Ti amo del ’70.
Il suo lavoro è una riflessione continua sul linguaggio e gli slittamenti di senso possibili con il gioco di frammentazione e spostamento, come nel caso della cartella Monumento del ’68 (con Annalisa Alloatti). In questa opera l’artista intende smantellare «il Monumento attraverso le lettere del suo nome. È una storia costruita con gli elementi alfabetici di quella sola parola». Anagrammando il termine riesce a trovarne altri che contribuiscono a rendere precaria l’identità del codice scrittorio, mettendo sempre in pratica uno sforzo di “segretezza rivelatrice” vicino all’ambito enigmistico ma ricco di valore poetico. Anche la tridimensionalità entra nella sua opera come in I trucchi della scrittura del ’72 in cui gioca con le parole “Essere sul punto di” in senso spaziale.
Il livello sperimentale delle sue opere, approfondito dalla interazione con le immagini, si è mostrato particolarmente interessato a figure archetipiche come l’uovo – simbolo di origine primigenia – utilizzato in diversi contesti e tecniche come nell’Ovo di Gubbio, una grande opera ambientale in pietra del ’76, Operazione Orfeo (L’uovo nella caverna) dell’ 82-85, Da uovo a zero, opera a tecnica mista dell’84, la scultura in legno Hyper Ovum dell’87, il libro-oggetto Il seme del libro dell’82, fino allo Strip tease alchemico (Armature) dell’89 montaggio fotografico da un’azione dello stesso anno.

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/mirella-bentivoglio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Mirella_Bentivoglio

http://www.eidosvenezia.it/la-militanza-luminosa-di-mirella-bentivoglio/

Annunci