Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

 

 

La “Rassegna Stampa” dal fine pena 9.999

 

Numero 5 – Marzo 2017

 

Ricordo che l’Associazione Liberarsi onlus, per l’8 aprile 2017, sta organizzando un convegno sul regime di tortura “democratico” del 41 bis, a Firenze, al Centro Sociale Evangelico via Manzoni 21.

 

Voci da fuori

 

Ciao Carmelo, come va? Ti ringrazio per il materiale che mi ha inviato…mi fa piacere che tu sia riuscito a mantenere buoni rapporti con gli amici nonostante tutto. Hai sempre qualcosa di nuovo e di interessante da dire.

Volevo anche dirti che ho iniziato il sondaggio tra i ragazzi all’università, ho creato un sondaggio online che io posso proporre inviando un link…è anonimo ed ho già ricevuto diverse risposte. Ho preferito farlo in questa forma per ricevere più risposte, comunque attendo di avere almeno 100 risposte.

Ti comunico i risultati parziali dell’indagine:

il 60% riconosce che il carcere sia un problema ed è interessato all’argomento;

il 90% non ha mai visitato un carcere;

il 100% sa cosa è l’ergastolo;

il 70% è contrario alla pena di morte.

Con sorpresa il 50% afferma che l’ergastolo è come o peggio della pena di morte;

il 20% non sa cosa sia l’ergastolo ostativo;

il 60% si informa su cosa accade nel carcere tramite la televisione (e aggiungo ahimè!!!!!).

Tra chi ha risposto l’80 percento è religioso.

Attendo di avere ancora altre risposte.

Ci sentiamo, un sorriso

Daniel Monni

 

Caro Carmelo, da diverso tempo seguo la tua battaglia contro l’ergastolo e la condivido a pieno perché credo che sia in contrasto con la nostra costituzione e poi non ha senso togliere qualsiasi speranza di recupero, qualunque reato abbia commesso una persona. Io ho conosciuto un detenuto facendo la volontaria e quasi due anni fa ci siamo sposati in carcere. Ovviamente è stata una scelta sofferta ed ho attraversato una crisi personale profonda, perché i pregiudizi sono sempre dentro di noi anche quando non crediamo di averne e quindi ho dovuto provare fino a che punto ero libera di scegliere. La nostra relazione è molto bella anche se abbiamo cominciato ad usufruire di permessi premio solo da circa un anno e due mesi. Vivo sulla mia pelle tutto l’inferno di un’istituzione fallimentare, fatta di persone cattive dentro che non vogliono riconoscere l’umanità di chi ha sbagliato, ma è pur sempre un essere umano. Mio marito è condannato mille volte nonostante stia già pagando per gli errori fatti, ma nessuno paga per le ingiustizie che lui, così come molti altri, subiscono senza potersi difendere. Chi lo ha conosciuto fuori ha capito che si merita fiducia, ma chi lavora dentro quella macchina infernale non fa niente per reinserirlo e continua a giudicarlo per il passato. I medici del carcere non lo curano e questo gli ha già procurato tanti danni alla salute, ma loro non pagano. Persino il medico di base che avevo trovato per lui si è rifiutato di prenderlo in carico senza nemmeno averlo mai conosciuto. Ma che paese è questo? Grazie per la tua battaglia e speriamo che qualcuno cominci a ragionare in modo diverso (…).

Certo che puoi citare le mie parole e penso che a volte bisognerebbe trovare il mezzo di far uscire le storie vissute sia dai detenuti che dai loro familiari perché chi è vicino a un detenuto subisce spesso lo stesso pregiudizio. Purtroppo, è giusto non citare luoghi e nomi perché credo tu saprai benissimo che chi ha una persona ancora internata ha paura delle rappresaglie. Bisognerebbe far conoscere i meccanismi stupidi e le regole insensate che non servono a nessuno, e soprattutto non servono a impedire che dentro le carceri succedano le peggio cose: droga in abbondanza, cellulari, alcolici. Tutti sanno che circolano e non è impedendo a un familiare di portare un sugo, o delle olive, o dei jeans con un bottone metallico che si ferma un traffico interno di queste cose. In Italia c’è l’abitudine di sparare nel mucchio, e così non si seleziona chi è corretto da chi non lo è e si maschera tutto creando regole uguali per tutti prive di senso e completamente non educative.

Violetta

Voci da dentro

 

Non posso starmene senza fare nulla, non mi aspetto e non aspetto miracoli da parte di santi in paradiso o in terra che siano. Il mio lavoro sarà quello di mettere alle corde chi ancora mi giudica per quello che ero più di un quarto di secolo fa. Sì, a volte mi viene voglia di mollare tutto e starmene a poltrire senza fare nulla e fare come gli altri, cioè aspettare qualche miracolo. Ma per fortuna questi pensieri durano poco.

Alfredo, Carcere di Opera

 

Ciao Carmelo, ho ricevuto la tua lettera e, credimi, mi sono fatto una risata ironica leggendo che ora dovrai combattere contro la patente ostativa. È assurdo!

Sono molto preso con gli studi, quasi in maniera ossessiva, ma scriverò un racconto per questo libro. Mi ha fatto un enorme piacere vedere il tuo interesse nei miei confronti: è sempre stato così in questi anni, ma quando si esce, l’aria di libertà inebria, come è giusto che sia, la mente. È bellissimo pensarti quattro giorni con i tuoi nipotini, è un pensiero che mi fa stare bene e che mi dà tanta forza per andare avanti.

Per quanto riguarda la mia situazione sto aspettando di passare la maturità e, in teoria, dopo dovrei uscire un paio di giorni a settimana. Ma mi metto davanti i tempi che tu conosci molto bene: aggiornamento, firme e quant’altro. Spero di farcela.

Ti abbraccio.

Lorenzo, Carcere di Padova

 

Mi chiamo Salvatore, sono detenuto ininterrottamente da ventiquattro anni. Quando si entra in carcere, la prima cosa a cui pensi sono le cose più care che hai lasciato fuori: moglie, figli, genitori, amici… Cominci a pensare a tutte le cose belle che hai trascorso fuori, quando eri libero. Dopo parecchi anni trovi la rassegnazione e, anche se viene un po’ difficile, cerchi di sforzarti per dimenticare.

Quando passano circa sedici anni, inizi a pensare come fare per uscire dal carcere e rifarti una nuova vita. Metti tantissimo impegno in tutto quello che fai in carcere, qualsiasi opportunità si presenti fai di tutto per far sì che questo faciliti il tuo avvicinamento verso la libertà e, nello stesso tempo, l’inserimento nella società: bellissimo!!! Combatti tutti i giorni e senti che la tua autonomia è vicina.

Oggi, dopo aver trascorso ventiquattro anni di detenzione, ho capito che con l’ergastolo ostativo non puoi mai uscire. Qualcuno pensa che dopo aver compiuto trenta anni di carcere si possa uscire: cazzate, cazzate!!!

Salvatore, Carcere di Oristano

 

 

A cura di Carmelo Musumeci per l’Associazione Liberarsi

http://www.liberarsi.net

 

 

Annunci