liberare la dongiovanna, di Carla Sale Musio

Nell’immaginario collettivo il dongiovanni è un libertino alla perenne conquista di donne giovani e belle che affascina e subito dopo abbandona, come trofei della seduzione.

Benché considerato immaturo e incapace di portare avanti una relazione duratura e profonda, il dongiovanni, generalmente, è guardato con simpatia.

Di lui piacciono: l’intraprendenza, l’amore per la conquista e la capacità di ammaliare.

Del suo equivalente femminile, invece… non c’è traccia!

Una donna che colleziona conquiste per il piacere di sedurre è giudicata male, poco seria o malata di ipersessualità.

Così, mentre molti uomini si sentono lusingati nell’essere definiti dongiovanni, a nessuna donna piace l’epiteto di dongiovanna.

Il termine dongiovanna nel linguaggio corrente non esiste nemmeno.

Proprio perché, appunto, non si può pensare alla seduttività femminile con altrettanta attrazione che a quella maschile.

Le pari opportunità non hanno ancora raggiunto la seduzione, e gli archetipi della brava ragazza o della maliarda mangiatrice di uomini la fanno da padroni, con conseguenze nefaste sulla psiche di tante ragazze.

Si presume che le donne debbano essere: dolci, gentili, timide e disponibili.

Ottime prede per la caccia alla conquista, possono al più riservarsi il diritto di scegliere da quale cacciatore essere conquistate.

Nel gioco della seduzione non è previsto per loro un ruolo attivo.

Eppure…

La creatività femminile si esprime anche nell’erotismo e il bisogno di prendere l’iniziativa e di giocare appartiene alle donne quanto agli uomini.

A tutti piace sentirsi affascinanti e suscitare il desiderio di sé negli altri.

A tutti piace cogliere l’attimo fuggente e coltivare la passione.

A tutti piace rischiare la propria intraprendenza e cavalcare il brivido di una conquista.

Uomini e donne.

Non fa differenza.

Le donne, però, hanno imparato ad aspettare e a costruire strategie per raggiungere i propri obiettivi.

Perciò, nonostante i divieti che da sempre bloccano le loro iniziative, nelle conquiste sanno farsi avanti o temporeggiare, con altrettanta maestria degli uomini (se non di più…).

La dongiovanna è una presenza ancora silenziosa nell’animo femminile. Ma estremamente potente.

Vive, in attesa di un riconoscimento, dentro la psiche di ognuna di noi brave ragazze che ci sforziamo ogni giorno di essere: dolci, gentili, timide e disponibili, per ricevere un po’ di approvazione dal mondo.

Liberare la dongiovanna nella personalità, concederle il diritto di avere uno spazio suo e lasciarla agire nella quotidianità a dispetto di una tradizione castrante, è un percorso terapeutico di autonomia che porta libertà, sicurezza, appagamento e determinazione nella vita.

La realizzazione sentimentale non si raggiunge accondiscendendo ma permettendosi il diritto alla sessualità e all’amore.

La dongiovanna non ha bisogno di delegare a qualcun altro la propria eccitazione, sa gestirla da sé, con intraprendenza e con coraggio.

Non teme la solitudine.

E non cerca consensi, altro che quello della propria anima.

Ma proprio per la sua libertà, la dongiovanna non piace.

E’ giudicata: troppo indipendente.

E per questo è stata malfamata.

La dongiovanna è una donna che sa prendersi da sola ciò che vuole, si tratti del suo tempo, del suo piacere o della sua vita.

Non segue i comportamenti prescritti, non baratta la sua energia col conformismo, non teme la maldicenza della gente.

E’ stata resa impopolare, per addomesticarla e tenerla nascosta dietro una sorta di frigidità apparente e indotta.

Ha dovuto imparare il silenzio e la pazienza.

Si può zittirla, ma non si può estirpare.

Come le ortiche, ricresce sempre nella psiche di ognuna.

Perché giocare appartiene alla vita.

E le donne lo sanno.

Con la stessa risoluta certezza dei bambini.

http://carlasalemusio.blog.tiscali.it/2012/07/06/liberare-la-dongiovanna/?doing_wp_cron

Annunci