accadde…oggi: nel 1921 nasce Elsa Oliva, di Cecilia Antico

L’apporto femminile alla Resistenza fu massiccio sin dagli albori della lotta partigiana arrivando ai giorni dell’aprile 1945, con la completa liberazione del Paese; in quel periodo vi furono donne che lasciarono i focolari domestici e i rosari per unirsi alla lotta: sia armata combattuta tra i boschi e le montagne, ma anche quella lotta fatta di gesti meno eclatanti, ma essenziali, dalla partecipazione alle agitazioni nelle piazze, alla pericolosa attività di spola nell’Italia allora divisa in due dalla ‘Linea Gotica’, dal rifocillamento dei feriti, alla raccolta di armi, munizioni e indumenti.
L’aiuto ai partigiani, l’ occupazione dei depositi alimentari tedeschi, l’ approntamento di squadre di pronto soccorso furono solo alcuni dei compiti portati avanti con coraggio e tenacia dalle donne, a cui bisogna però aggiungere anche la loro attività di propaganda politica e di informazione.  Tra i diversi fogli clandestini, da loro scritti e distribuiti non bisogna  dimenticare la nascita di molti giornali femminili in varie regioni.

Con questa serie di articoli metteremo a  confronto le esperienze di tre donne che hanno partecipato in maniera diretta alla Resistenza italiana e che, ognuna a suo modo, ha ricoperto dei ruoli fondamentali per il movimento.

La prima di cui si tratterà, nonché l’unica tra quelle in esame ad essere stata membro effettivo di una formazione armata è “Elsinki”, al secolo Elsa Oliva. Nata nel 1921 in un piccolo paese vicino a Domodossola, Oliva è cresciuta in una famiglia di orientamento antifascista; sua madre, come lei stessa racconta, «è sempre stata socialista» perciò la sua prima preparazione politica è avvenuta in seno alla famiglia, per quanto in modo indiretto. Appena quattordicenne scappa da casa con il fratello Renato perché non sopportava l’idea di una vita fatta di servilismo. I due si stabiliscono prima in Valsesia poi in Valgardena, dove Elsa conosce Omero Solaro, partigiano che morirà a Mathausen e padre del suo primo figlio. Proprio a causa del suo dichiarato antifascismo, viene condannata al domicilio coatto a Bolzano e lì, grazie all’amica Libera che stava scontando la medesima pena, si avvicina al comunismo. Il 25 luglio, con la caduta di Mussolini, Oliva si sente nuovamente libera e si reca a Domodossola a trovare i suoi e, dal momento che in quella città non stava accadendo nulla, sente la necessità di fare qualcosa di concreto . Tornata a Bolzano partecipa, in data 8 settembre 1943, alla difesa della caserma locale e capisce che, nonostante il profondo rispetto per figure quali le staffette o le infermiere, l’unico modo in cui voleva contribuire alla lotta per la liberazione dell’Italia era con le armi. Nel 1944 si unisce alla seconda Brigata “Beltrami” e successivamente passa nella “Franco Abrami” della Divisione Valtoce per stare con il fratello Aldo, assumendo anche ruoli di comando. Durante questo periodo riesce a vedere sporadicamente il figlio, alloggiato presso una balia, ma sempre mantenendo le distanze per non metterlo in pericolo. Vive con profondo scetticismo “i quaranta giorni di libertà” della repubblica dell’Ossola, perché ritiene le proposte politiche troppo obsolete. L’8 dicembre del 1944 viene catturata dai fascisti e imprigionata a Omegna; raccontando dell’episodio ella stessa ipotizza che probabilmente si è evitata molte delle violenze subite da altre donne grazie alla sua aggressività. Poco prima di essere fucilata riesce a farsi ricoverare in ospedale e grazie all’aiuto di una suora e di un prete fugge, riunendosi ai suoi compagni in montagna. I primi e unici problemi legati al suo essere donna emergono a pochi mesi dalla fine della guerra: la “Valtoce” era una formazione di estrazione cattolica e probabilmente l’alto clero aveva espresso delle perplessità non solo per il fatto che fosse armata, ma anche perché ricopriva ruoli di comando. In seguito a queste rimostranze, per non escluderla del tutto dalla lotta, le viene offerto un posto da dirigente nel CLN ma Elsa non accetta e, grazie all’appoggio dei suoi compagni, è potuta rimanere in formazione.

http://www.vialiberamc.it/2016/11/21/la-resistenza-al-femminile-disillusione-orgoglio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Elsa_Oliva

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/2228/elsa-oliva

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