accadde…oggi: nel 1827 nasce Felicita Morandi, di Teresa Bertilotti

Nacque a Varese il 21 aprile 1827 da Felice e da Maddalena Rossi.

Per tre anni frequentò le scuole elementari, dapprima al Collegio Bianconi di Monza e poi al Collegio Morand di Milano, mostrando insofferenza verso la severa disciplina e ottenendo risultati scolastici «infelici», come avrà modo di raccontere lei stessa nei Ricordi postumi. La sua formazione si compì all’interno delle mura domestiche, grazie alla lettura delle opere di Alessandro Manzoni, Cesare Cantù, Tommaso Grossi, Giuseppe Giusti e Arnaldo Fusinato, e del giornale di impronta patriottica Il Crepuscolo.

Nel 1848 prese parte alla mobilitazione delle donne di Varese in favore dei combattenti; quando i suoi familiari cercarono rifugio in Piemonte, rimase con il padre, travestita da uomo, e nel momento della disfatta si adoperò nella cura dei feriti. Alla morte del padre, nel 1852, la famiglia ormai caduta in ristrettezze economiche, decise di trasferirsi a Milano. Qui Felicita iniziò un’attività di traduzione di articoli dal francese, destinati a giornali educativi, che si protrasse fino al 1860 quando scelse di spostarsi a Parma, come istitutrice presso una famiglia locale.

Frattanto era venuta dedicandosi alla composizione di versi, apprezzati da Ippolito Nievo e da Fusinato, l’incoraggiamento dei quali la indusse a vincere la ritrosia e a pubblicarli, nel 1857, con lo pseudonimo «una lombarda».

Nel 1862, sollecitata da alcune signore parmigiane, assunse la direzione dell’appena istituita Scuola tecnica femminile, iniziando così una lunga carriera nelle istituzioni destinate all’istruzione e all’educazione delle giovani. Nel 1864 divenne direttrice del Collegio civico di S. Agostino di Piacenza, dove rimase un anno, per assumere, nell’ottobre del 1865, l’impegnativa direzione dell’Orfanotrofio femminile della Stella di Milano, che accoglieva circa 450 orfane assistite da 45 fra maestre e inservienti, e che necessitava di importanti riforme. La consapevolezza delle profonde trasformazioni economiche e sociali di quegli anni, la spinse ad introdurre significative innovazioni nell’istituto.

A fianco dei lavori che tradizionalmente si svolgevano all’interno di queste istituzioni e che consentivano alle orfane di inserirsi nel mercato del lavoro solo per adempiere attività umili e poco retribuite, ebbe l’idea di organizzare corsi di formazione professionale (legatoria di libri, cucitura a macchina di calzature, ecc.) e di istruzione magistrale, finalizzati all’inserimento delle ragazze nell’industria e nell’insegnamento elementare. La carità e l’impegno civile, peculiari della filantropia laica femminile ed emancipazionista di fine Ottocento, si coniugarono dunque nell’azione di Morandi con una nuova sensibilità verso la formazione culturale e professionale, dando vita a un ideale educativo il cui fine ultimo era l’inserimento delle giovani nella società.

Ancora alla direzione dell’istituto milanese, nel 1874 – libera e senza vincoli coniugali – accettò l’incarico offertole dal Municipio di Roma di porre mano alla riorganizzazione dell’Orfanotrofio di Termini, la cui gestione, affidata a suore di clausura, era oggetto di numerose critiche. Malgrado le molte difficoltà, dovute in primo luogo al carattere eterogeneo delle ospiti (circa 500 di un’età compresa fra i 5 e gli 80 anni), e le polemiche che investirono un’istituzione sottratta alla gestione delle religiose, elaborò con successo il nuovo regolamento e lo statuto. Il buon risultato ottenuto le valse una medaglia d’oro appositamente coniata dal Municipio di Roma e l’incarico di riorganizzare l’ospizio di S. Michele, un’altra istituzione romana destinata all’accoglienza di giovani donne. Dal 1876 assunse la presidenza del Comitato milanese per la fondazione di un collegio per i figli dei maestri con sede ad Assisi e in quello stesso anno ricevette dal ministro Ruggiero Bonghi la medaglia d’onore riservata ai benemeriti dell’istruzione popolare.

Nel 1879, a seguito di gravi divergenze con il sovrintendente circa l’organizzazione del collegio, lasciò la direzione della Stella e, a decorrere dal 16 novembre 1879, assunse l’incarico di ispettrice governativa degli educatori femminili dell’alta Italia. Nei cinque anni nei quali mantenne la carica, visitò circa 460 collegi-convitti religiosi e laici, criticandone spesso l’atmosfera monastica e l’assenza di una reale istruzione.

Risale al 1885 il suo ultimo contributo all’istruzione popolare: la Pensione benefica a Milano, nata dal Patronato delle fanciulle orfane e derelitte, fondato nel 1879 all’interno della Stella. La nuova istituzione, destinata a far sì che le giovani di età compresa tra i 14 e i 21 anni acquisissero una competenza professionale, non si rivolgeva soltanto alle «stelline» ma anche alle lavoratrici arrivate in città dalla campagna e dalle province vicine, e alle quali furono impartiti, tra gli altri, corsi di stenografia e di contabilità.

L’impegno profuso nella fondazione, nella direzione e nell’organizzazione di importanti istituti educativi, così come la faticosa attività di ispettrice, non le impedirono mai di scrivere: la sua vastissima produzione andò dalla poesia, alla commedia, alle biografie, ai romanzi e ai testi scolastici, composti avendo sempre presenti i caratteri sociali e culturali dei propri lettori. Indirizzate specialmente, ma non esclusivamente, all’infanzia e all’adolescenza, le sue opere furono premiate ai congressi pedagogici di Genova (1868) e di Napoli (1871), e alle Esposizioni didattiche di Bologna (1874) e di Roma (1880).

Morì a Milano l’11 gennaio 1906

http://www.treccani.it/enciclopedia/felicita-morandi_(Dizionario-Biografico)/

https://it.wikipedia.org/wiki/Felicita_Morandi

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