accadde…oggi: nel 2001 muore Marcella Olschki, di Aurora Savelli

Il padre Aldo annunciava la nascita di Marcella Olschki, avvenuta il 23 giugno 1921, con parole lievi: «È una bella bambina […] nata sotto buoni auspici». Bella, è bella Marcella Olschki: i ritratti fotografici, e quelli di pittori che la raffigurano nella giovinezza e nella maturità, ne mettono in risalto l’eleganza, i tratti raffinati, uno sguardo curioso e vitale, pronto a farsi vigile ed esigente.

Nata alla vigilia della festa per eccellenza della tradizione fiorentina, quel 24 giugno in cui fin dal Medioevo la città rende omaggio al patrono San Giovanni Battista, Marcella nasce e muore a Firenze. Non è solo un dato anagrafico: la città, e in modo particolare l’Oltrarno, permea la sua scrittura, i numerosi articoli e il libro per il quale il nome di Marcella Olschki è noto ai più, quel Terza liceo 1939 pubblicato nel 1954 e riedito con lungimiranza dalla casa editrice Sellerio agli inizi degli anni Novanta. Scrittura mai banale e obliqua la sua, capace di restituirci il clima e gli umori di una città che non esiste più, così come i tratti di personalità che ne hanno fatto la storia o alla sua si sono intrecciati (come la pittrice Elisabeth Chaplin, o la figlia di Thomas Mann Elisabeth, ambedue incontrate da Marcella Olschki a Firenze e ricordate con acume nei suoi articoli).

Le tappe della sua biografia sono ricostruite nel libro che le ha dedicato dopo la scomparsa il fratello Alessandro Olschki. Il nonno paterno è Leo Samuele Olschki, che nel 1897 aveva stabilito a Firenze la sua attività di antiquariato librario aprendo più tardi anche una filiale romana. Marcella non avrà modo di conoscere quel nonno singolare, che parlava nove lingue e conversava in latino con gli amici più colti, il patriarca di una dinastia di editori ancora oggi attiva e nota in tutto il mondo. Respira l’aria di una famiglia fiorentina proiettata, per tradizione, cultura e attività, in un circuito molto ampio di relazioni e di scambi, quale era quello proprio delle famiglie dell’élite ebraica.

 

1) Un’immagine giovanile di Marcella Olschki. Su cortese concessione di Daniele Olschki

Dopo gli anni liceali, gli studi di giurisprudenza appaiono un episodio, anche se non senza significato: è infatti all’Università di Firenze che ha come maestro Pietro Calamandrei, prefatore del suo libro Terza liceo 1939. Marcella ricorderà con passione quelle lezioni, definendole «un divertimento pazzo, uno snodarsi di aneddoti, di episodi, di motti di spirito». Negli anni della guerra partecipa alla lotta clandestina come staffetta: trasporta armi, che nasconde sotto i golf, per i partigiani. Sa di rischiare la vita quando con aria di finta indifferenza sfila davanti ai posti di blocco tedeschi, ma il coraggio non le manca; diciottenne, nel 1940, ha già subito un processo che ha fatto scalpore, per uno scherzo irriverente fatto ad un fascistissimo professore di scienze. Nel 1945 un breve e infelice matrimonio con un maggiore americano la condurrà in America, dove resta diciotto mesi, intensi di amicizie, passioni, interessi (rievocati nel libro Oh! America).

Personalità poliedrica, al rientro a Firenze si impegna nella ristrutturazione di appartamenti, nell’attività di collezionista di giochi di antiquariato e, soprattutto, di stilista. In America aveva incontrato Giovan Battista Giorgini, impegnato nel lancio del made in Italy e organizzatore di memorabili sfilate di moda nella Firenze degli anni Cinquanta, e aveva lavorato presso Bergdorf Goodman, esclusivo department store, iscrivendosi anche a un corso di moda. L’attività di Marcella arriva ad un passo da un lancio in grande stile: i suoi capi sono apprezzati e acquistati da personaggi quali Jacqueline Kennedy. Davanti alla porta del successo Marcella però si ritrae, cambia ancora una volta direzione creando la ditta “Le Caldaie”, che produce bigiotteria di alto livello e sarà attiva fino al 1983.

Marcella nella sua casa. Su cortese concessione di Daniele Olschki

Aveva intanto iniziato anche un’intensa attività di elzevirista. Scrive con penna fresca e vivace per molte testate, tra le quali «L’Arno», «Il Corriere elbano», «La Nazione», «Il Mondo», «La Gazzetta dello Sport», «Il Giornale di Brescia». Un peso particolare, come si scriveva all’inizio, ha in questi articoli Firenze, e soprattutto lo ha il mondo degli artigiani d’Oltrarno, cui Marcella è legata per la sua attività fin dagli anni Cinquanta. «Piazza liquida di luna» le appare Santo Spirito; di via della Chiesa ricorda una festa con albero della cuccagna e corsa con i sacchi alla quale è invitata e che segna la sua appartenenza a «quell’organismo supremo che era la strada»; e come non ricordare loro, gli artigiani, i fabbri Enio e Andrea legati da quarantennale amicizia, «il cuore della strada, i giudici e gli esecutori di giustizia quando è giusta»; o Osvaldo Parrini, famoso riparatore di meccanismi antichi che aveva il suo laboratorio in via Maggio. Quell’Oltrarno che aveva fama di «covo di ladri, di giocatori d’azzardo, di beceri bestemmiatori, di ruffiani, di violenti», diventò – scrive ancora Marcella – «il mio mondo».

Il successo le arride nel 1956, quando ottiene il “Premio Bagutta – Opera prima” per il già citato Terza liceo 1939, pubblicato per la prima volta due anni prima. L’autrice vi rievoca con scrittura ironica il mondo della scuola sotto il fascismo, le facce ridenti e ribelli dei giovani che vivevano nella cappa del conformismo dell’epoca, con maestri che erano «ridicoli fantocci mascherati d’orbace, meccanici ripetitori di una retorica d’ufficio, che anch’essi, in fondo al cuore, sentivano disgustosa» (è alle parole di Calamandrei in introduzione al libro che si attinge). «Le dico – le scriverà Calamandrei – che dopo la pubblicazione del suo libro ero io che mi sentivo debitore verso di lei per aver voluto associare il mio nome a un’opera così fresca e schietta e onesta: onesta moralmente e artisticamente».

Negli anni Novanta, dopo una vita ‘scintillante’, Marcella Olschki è progressivamente avvolta da una senescenza difficile, fino a spegnersi il 29 aprile 2001. Restano, a parlarci di lei, i suoi liceali irriverenti, la sua Firenze, irrimediabilmente perduta.

http://www.storiadifirenze.org/?p=3840

 

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