accadde…oggi: nel 1883 muore Eva Gonzales

Eva Gonzalès (Parigi, 19 aprile 1849Parigi, 6 maggio 1883) è stata una pittrice francese, considerata una delle più sensibili interpreti del movimento impressionista.

Eva Gonzalès nacque il 19 aprile 1849 a Parigi in una famiglia benestante appartenente all’alta borghesia francese. La madre era una musicista, mentre il padre Emmanuel aveva origini spagnole ed al tempo godeva di una grandissima notorietà per via della sua fiorente attività letteraria. Egli, infatti, era il presidente della Societé des gens de lettres, e la sua opera Frères de la côte aveva riscosso al tempo uno sfolgorante successo, lasciando un’impronta profonda nella fantasia di un giovane Émile Zola.[1]

Sin da piccina la Gonzalès diede prova della sua indole vivace ed intraprendente, sollecitata anche dall’ambiente colto e raffinato nel quale trascorse gli anni della fanciullezza. Il salotto dei genitori era infatti un importante punto di ritrovo mondano della crème del mondo artistico e intellettuale parigino: suoi frequentatori abituali erano, per esempio, Theodore de Banville e Phillippe Jourde, direttore del Siècle. Il respiro culturale del salotto dei Gonzalès, in effetti, fu uno stimolo cruciale per la piccola Eva, che in questo modo fu molto attratta dal disegno e dalla pittura sin dalla prima fanciullezza.

Édouard Manet, Ritratto di Eva Gonzalès (1870); pastello su tela, 191×133 cm, National Gallery, Londra. Manet restituisce un’attenta e divertita descrizione della pittrice: essa, infatti, è colta mentre dipinge una natura morta (genere che in effetti frequentò spesso, in opere che tra l’altro presentano decise tangenze con l’opera manetiana) con un abbigliamento e una posa che, tuttavia, sottolineano la sua inesperienza nel dipingere (la sua filiazione con il Manet, in effetti, è appena iniziata).[2]

La Gonzalès coltivò il proprio innato amore per le Belle Arti con grande passione e grazie alle frequentazioni concesse dalla sua condizione sociale agiata. I suoi genitori, d’altro canto, non opposero resistenze di alcun tipo, e nel gennaio 1866 la allocarono presso l’atelier di Charles Chaplin, stimato artista che metteva a disposizione un corso di pittura per le ragazze di buona famiglia.[3] Fu qui che la Gonzalès apprese i primi rudimenti della pittura, esercitandosi nel disegno, nella prospettiva e in tutte le varie discipline caratteristiche dello studio accademico. La sua prima prova artistica fu Le Chignon, dipinto che risente ancora grandemente della maniera accademica del Chaplin ma che annovera già quella grazia che sarà distintiva delle opere della sua piena maturità.

Dopo aver acquisito dimestichezza con gli strumenti di lavoro, la Gonzalès non tardò a trovare inadeguata e mortificante la mera disciplina accademica e nel 1868 passò sotto la guida di Édouard Manet, pittore conosciuto nella dimora del pittore belga Alfred Stevens,[5] iniziandone a frequentare lo studio sia come allieva sia come devota ammiratrice. Manet, se da una parte era fortemente vilipeso dalla critica per via dello scandalo sobillato dlla Colazione sull’erba e dall’Olympia, dall’altra aveva inconsapevolmente aperto la strada alla pittura contemporanea, ponendosi come ideale capostipite di un nutrito gruppo di giovani artisti poi divenuti noti come Impressionisti. Fra Manet e la Gonzalès nacque un rapporto strettissimo, di reciproca stima e ammirazione, e un sodalizio artistico quasi simbiotico e di grande produttività: Eva, infatti, divenne in rapidissimo tempo una delle modelle predilette dal maestro, il quale – acceso dall’entusiasmo – arrivò persino a trascurare allieve più «anziane», come Berthe Morisot. La Morisot, ovviamente, non rimase indifferente al tumultuoso ingresso della Gonzalès nello studio di Manet e sin da subito si dimostrò apertamente ostile nei suoi confonti. Basti per tutti la lettera che la Morisot inviò alla madre, nella quale scrisse: «Manet mi fa la morale e mi ripropone continuamente la signorina Gonzalès come modello. Lei sa come comportarsi, è perseverante, sa condurre a buon termine ogni cosa; io invece non sono capace di niente».[6] Comunque sia, la Gonzalès non fu affatto inibita dalle frizioni con la collega e sotto la guida di Manet affinò il proprio vigore creativo. Lusingata dai complimenti del maestro, che ne apprezzava molto il talento artistico, la Gonzalès ne mise subito a frutto i consigli e licenziò opere che colgono agilmente il fascino della quotidianità, con uno stile che poi culminerà in opere come L’istitutrice (1877-78), En bateau (1875-76), Risveglio mattutino (1877) e Colazione sull’erba. Nel 1870, dopo aver assimilato con zelo e ambizione gli insegnamenti di Manet, la Gonzalès poté frattanto coronare un suo atavico sogno: esporre al Salón de París. Qui si attirò le attenzioni di Émile Zola, romanziere realista che tuttavia si occupava anche d’arte con grande intuito e sensibilità e che apprezzò molto la maniera fragrante e lieve della pittrice.

Eva Gonzalès, Risveglio mattutino (1876); olio su tela, 81,3×100 cm, Kunsthalle Bremen

Nel 1874 la Gonzalès assistette all’esplosione del movimento impressionista e alle acerbe polemiche che ne seguirono: anche se non mancarono reazioni apertamente positive, furono in molti ad allinearsi con i critici d’arte accademici, che mal digerivano la portata dirompente delle sperimentazioni pittoriche introdotte da Manet e dai suoi discepoli. La Gonzalès, pur non esponendo mai sotto l’egida dell’Impressionismo, non si allontanò mai troppo da quella che era affettuosamente definita «la bande á Manet» e nel 1879 sposò un’amico incisore del maestro, Henri Guérard. Alla fine degli anni settanta dell’Ottocento, tuttavia, la Gonzalès iniziò a essere artisticamente più autonoma e a sviluppare uno stile pittorico proprio: lo stesso Manet se ne rendette conto e riprese l’antica intimità con la Morisot, che ritornò in breve tempo a essere la sua modella preferita. Per usare le parole del critico Gérard-Georges Lemaire, «dopo quest’appassionata infatuazione per Eva Gonzalès è Berthe Morisot a uscire vincitrice».[7] Malgrado Manet fosse rinsavito dall’iniziale ubriacatura nei suoi confronti, la Gonzalès continuò a godere dell’entusiasta appoggio di grandi intellettuali, quali Zola e Castagnary. La sua arte, in effetti, iniziò a suscitare consensi sempre maggiori, anche se la sua carriera fu bruscamente interrotta il 6 maggio 1883 da un’embolia durante il parto, per la quale morì a soli trentaquattro anni. Appena sei giorni prima era morto Manet, e alcuni avanzarono persino la romantica ipotesi che la Gonzalès, profondamente scossa, sarebbe morta di sfinimento mentre intrecciava una ghirlanda di fiori per omaggiare il maestro ormai defunto.

Dopo aver acquisito dimestichezza con gli strumenti di lavoro, la Gonzalès non tardò a trovare inadeguata e mortificante la mera disciplina accademica e nel 1868 passò sotto la guida di Édouard Manet, pittore conosciuto nella dimora del pittore belga Alfred Stevens,[5] iniziandone a frequentare lo studio sia come allieva sia come devota ammiratrice. Manet, se da una parte era fortemente vilipeso dalla critica per via dello scandalo sobillato dlla Colazione sull’erba e dall’Olympia, dall’altra aveva inconsapevolmente aperto la strada alla pittura contemporanea, ponendosi come ideale capostipite di un nutrito gruppo di giovani artisti poi divenuti noti come Impressionisti. Fra Manet e la Gonzalès nacque un rapporto strettissimo, di reciproca stima e ammirazione, e un sodalizio artistico quasi simbiotico e di grande produttività: Eva, infatti, divenne in rapidissimo tempo una delle modelle predilette dal maestro, il quale – acceso dall’entusiasmo – arrivò persino a trascurare allieve più «anziane», come Berthe Morisot. La Morisot, ovviamente, non rimase indifferente al tumultuoso ingresso della Gonzalès nello studio di Manet e sin da subito si dimostrò apertamente ostile nei suoi confonti. Basti per tutti la lettera che la Morisot inviò alla madre, nella quale scrisse: «Manet mi fa la morale e mi ripropone continuamente la signorina Gonzalès come modello. Lei sa come comportarsi, è perseverante, sa condurre a buon termine ogni cosa; io invece non sono capace di niente».[6] Comunque sia, la Gonzalès non fu affatto inibita dalle frizioni con la collega e sotto la guida di Manet affinò il proprio vigore creativo. Lusingata dai complimenti del maestro, che ne apprezzava molto il talento artistico, la Gonzalès ne mise subito a frutto i consigli e licenziò opere che colgono agilmente il fascino della quotidianità, con uno stile che poi culminerà in opere come L’istitutrice (1877-78), En bateau (1875-76), Risveglio mattutino (1877) e Colazione sull’erba. Nel 1870, dopo aver assimilato con zelo e ambizione gli insegnamenti di Manet, la Gonzalès poté frattanto coronare un suo atavico sogno: esporre al Salón de París. Qui si attirò le attenzioni di Émile Zola, romanziere realista che tuttavia si occupava anche d’arte con grande intuito e sensibilità e che apprezzò molto la maniera fragrante e lieve della pittrice.

Eva Gonzalès, Risveglio mattutino (1876); olio su tela, 81,3×100 cm, Kunsthalle Bremen

Nel 1874 la Gonzalès assistette all’esplosione del movimento impressionista e alle acerbe polemiche che ne seguirono: anche se non mancarono reazioni apertamente positive, furono in molti ad allinearsi con i critici d’arte accademici, che mal digerivano la portata dirompente delle sperimentazioni pittoriche introdotte da Manet e dai suoi discepoli. La Gonzalès, pur non esponendo mai sotto l’egida dell’Impressionismo, non si allontanò mai troppo da quella che era affettuosamente definita «la bande á Manet» e nel 1879 sposò un’amico incisore del maestro, Henri Guérard. Alla fine degli anni settanta dell’Ottocento, tuttavia, la Gonzalès iniziò a essere artisticamente più autonoma e a sviluppare uno stile pittorico proprio: lo stesso Manet se ne rendette conto e riprese l’antica intimità con la Morisot, che ritornò in breve tempo a essere la sua modella preferita. Per usare le parole del critico Gérard-Georges Lemaire, «dopo quest’appassionata infatuazione per Eva Gonzalès è Berthe Morisot a uscire vincitrice».[7] Malgrado Manet fosse rinsavito dall’iniziale ubriacatura nei suoi confronti, la Gonzalès continuò a godere dell’entusiasta appoggio di grandi intellettuali, quali Zola e Castagnary. La sua arte, in effetti, iniziò a suscitare consensi sempre maggiori, anche se la sua carriera fu bruscamente interrotta il 6 maggio 1883 da un’embolia durante il parto, per la quale morì a soli trentaquattro anni. Appena sei giorni prima era morto Manet, e alcuni avanzarono persino la romantica ipotesi che la Gonzalès, profondamente scossa, sarebbe morta di sfinimento mentre intrecciava una ghirlanda di fiori per omaggiare il maestro ormai defunto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Eva_Gonzal%C3%A8s

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/05/01/donne-non-italiane-morte-a-maggio-not-italian-women-died-in-may/

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