accadde…oggi: nel 1910 muore Vittoria Aganoor, di Antonio Russi

– Nacque a Padova il 26 maggio 1855 da Edoardo e da Giuseppina Pacini.

La famiglia paterna, di origine armena, era emigrata in Persia e di lì poi in India nella prima metà del 1600; nel 1835, dall’India il nonno della scrittrice, Abramo, si era trasferito in Europa: a Parigi, a Venezia e infine a Padova. La provenienza della famiglia dall’India e la nascita del padre a Madras fecero credere erroneamente a più d’uno che l’A. fosse di sangue indiano e ad altri (che si riferivano probabilmente alla emigrazione della famiglia in Persia) che fosse di origine persiana. Invece, gli Aganoor furono molto attaccati alla loro origine armena e, sino al padre della scrittrice, coltivarono la lingua e le lettere armene. Ragione non ultima del loro trasferimento da Parigi a Venezia fu il desiderio di essere vicini ai mechitaristi dell’isola di San Lazzaro, con i quali la famiglia fu in stretti rapporti. Molti libri della congregazione furono stampati per conto degli Aganoor e molte notizie sulla scrittrice e sulla sua famiglia si sono potute avere da quel p. Arsenio Gazikian, che fu traduttore in lingua armena di Omero, Virgilio, Dante e Leopardi.

L’agiatezza della famiglia, la fervida e precoce intelligenza e l’amicizia con alcuni dei migliori ingegni del tempo resero all’A. particolarmente felici l’infanzia e la giovinezza. A partire dal 1863 ebbe a maestro G. Zanella, che fu introdotto in casa Aganoor da Andrea Maffei e che guidò la giovinetta per circa un quindicennio: il suo consiglio fu certamente determinante nella scelta, da parte della A., della carriera delle lettere.

L’A., per poter lavorare alla sua scuola, pur essendosi trasferita la famiglia paterna a Venezia, passava lunghi periodi dell’anno a Padova presso i nonni, nella “casa natale” alla quale dedicò poi una delle sue liriche. L’insegnamento diretto dello Zanella si concluse intorno al 1876 con la pubblicazione che egli fece, sulla Nuova Antologia, di un saggio poetico della sua allieva, cui si accompagnarono sei quartine intitolate Melanconia della sorella Elena, elegante verseggiatrice, autrice di Sonetti su Venezia (Venezia 1878, con illustrazioni del pittore Mainella) e della poesia Una lampada (in Poesie di autori contemporanei, raccolte da G. L. Patuzzi, Padova 1882). Dopo il ’76 la famiglia dell’A. si trasferì a Napoli. È incerto l’anno del trasferimento: l’A. abitava certamente a Napoli nel 1881. Datano soprattutto a questo periodo le vaste letture di scrittori stranieri, sotto la guida di Enrico Nencioni, succeduto allo Zanella nella direzione dei suoi studi. Questa esperienza affinò la sua sensibilità e fornì un contenuto più vivo alla sicurezza formale, che aveva acquistato nello studio dei classici italiani, latini e greci: notevoli anche alcune sue traduzioni, come quella di Reversibilité da Baudelaire. Nonostante gli elogi e le esortazioni dei maestri e gli inviti degli editori, l’A. si oppose per lungo tempo alla pubblicazione in volume dei suoi versi. A trattenerla dalla pubblicazione non era solo lo scrupolo dell’artista insoddisfatta della propria opera, ma anche il carattere gelosamente autobiografico di molte sue composizioni. Le sue liriche più sicure furono dettate infatti dall’intenso e infelice amore per un uomo (Domenico Gnoli), la cui morte lasciò nell’A. un perpetuo rimpianto e alimentò una certa vocazione all’infelicità, che si presenta come uno dei tratti fondamentali del suo temperamento.

Tornata con la famiglia da Napoli a Venezia intorno al 1890 fu, dopo la morte del padre, compagna e assistente della madre durante la lunga infermità dei suoi ultimi anni. L’unico avvenimento importante che ravvivò questo periodo fu l’amore per Domenico Gnoli, che per l’A. (e all’insaputa di lei) scrisse sotto lo pseudonimo di Giulio Orsini le liriche d’amore raccolte in seguito nel libro Fra terra ed astri. A questa vicenda amorosa dello Gnoli si ispirò poi, com’è noto, il Pirandello per il dramma Quando si è qualcuno. Erano scomparsi, intanto, i maestri della scrittrice: lo Zanella nel 1888, il Nencioni nel 1896 e giungeva infine, ancora più dolorosa, la perdita della madre nel 1899. Solo allora, per reagire alla disperazione e alla solitudine e anche per esaudire un desiderio molte volte espresso dalla madre stessa, l’A. si decise finalmente a pubblicare le sue poesie e il volume Leggenda eterna apparve a Milano presso l’editore Treves nel 1900. Il successo del libro è documentato dal rapido esaurirsi della prima edizione, cui seguì presto la seconda, a Torino, nel 1903. Nel 1905 usciva a Venezia la traduzione armena a cura di p. Gazikian.

L’interesse destato dalla sua opera distolse l’A. dal ripiegamento sul proprio dolore e da quella continua analisi dei propri stati d’animo, che tanto la assorbiva ed esauriva. Si ebbe in lei una specie di ritorno alla vita e agli slanci della giovinezza. Nel 1901 si fidanzò col deputato e giurista umbro Guido Pompilj, cui si doveva la bonifica del Trasimeno, compiuta nel 1898. Il matrimonio fu celebrato il 28 nov. 1901 a Napoli e l’A. passò a vivere col marito a Perugia, dove trascorse anni sereni nella tranquillità degli affetti familiari, che accompagnavano l’ascesa politica del Pompilj, e nella consuetudine di amicizie elevate e congeniali, come quella di Alinda Bonacci Brunamonti. Nel 1908 usciva a Roma il suo secondo volume di versi, Nuove liriche, nella biblioteca della Nuova Antologia. Le accoglienze della critica furono assai calde e la fama dell’A. ne fu assai accresciuta. L’ammirazione che la circondava rese ancora più impressionante la sua morte, che avvenne in seguito a un difficile intervento chirurgico in una clinica di Roma, nella notte fra il 7 e l’8 maggio 1910. Poche ore dopo, Guido Pompilj si toglieva la vita accanto al cadavere della moglie.

http://www.treccani.it/enciclopedia/vittoria-aganoor_(Dizionario-Biografico)/

https://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_Aganoor

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/05/01/donne-italiane-morte-a-maggio/

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