accadde…oggi: nel 1906 nasce Joséphine Baker, di Morena Rossi

Harlem questa volta l’ha accolta accolta come una sorella. Niente a che vedere con l’ultima tournée americana. Certo allora era il 1936, il successo cui l’Europa l’aveva abituata non poteva avere lo stesso effetto oltreoceano. Una diva di colore non passa inosservata da queste parti. E poi il suo inglese aveva un leggero accento francese, lei era la Baker con l’accento sulla “e”, cosa che gli americani non avevano mancato di rimproverarle. Quanta distanza aveva avvertito con quel paese, il suo per altro, tanto che di ritorno a Parigi Josephine aveva chiesto di diventare cittadina di Francia.
Ora però, a distanza di quindici anni, tutto è diverso. O almeno sembra. Si trova a New York per lavoro. Si è dovuta rimettere sulla scena perché ha bisogno di soldi. C’è il castello in Dordogna da mantenere, Les Milandes, quello dove durante la seconda guerra mondiale aiutava la Resistenza, e quello dove ora vive con la sua tribù arcobaleno. Dodici figli di diverse nazionalità in rappresentanza dei cinque continenti adottati con l’ultimo marito, il quarto, il suo modo di dire no al razzismo. Aveva deciso infatti di ritirarsi dal teatro per dedicarsi alla famiglia, lei la ricca e famosa Josephine Baker, ma poi a un certo punto il denaro non è più stato abbastanza.

E pensare che è partita poverissima da Saint Louis, nel Missouri, ai primi del Novecento, costretta a soli sette anni ad andare a lavorare come servetta presso una famiglia di bianchi che ogni giorno aveva la premura di ricordarle di “non baciare i loro bambini”. Ma non sono mai riusciti a spegnerla. Uscita da quella casa, ogni pomeriggio, Josephine andava per le strade e cominciava a muovere il suo corpo al ritmo della musica che in quegli anni invadeva tutta l’America.
È stato nel 1917 con il massacro di East Saint Louis che ha deciso che se ne sarebbe dovuta andare al più presto da quell’inferno. E New York, o meglio, Harlem, è stata la sua prima destinazione. Ora che è proprio lì dove tutto ha avuto inizio ed ha appena sentito il calore della sua gente scesa per le strade a salutarla, le sembra così lontano quel periodo. Il periodo in cui si esibiva al Plantation Club di New York per soli 10 dollari a settimana o al Cotton Club dove dovevi essere “tall, tan and terrific” e lei lo era. Eccome se lo era. Non ci era voluto molto per arrivare alla rivista Shuffle Along, a Brodway, e partire poi per Parigi con Caroline Dudley Regan, la moglie bianca di un diplomatico che aveva deciso di esportare il black soul in Europa sotto il nome de Reveu Negre.

Passione a parte, un assegno di 250 dollari alla settimana era stato un buon incentivo a preparare i bagagliper Josephine. In Francia sarebbe potuta essere se stessa senza censure o discriminazioni. E il successo del debutto al teatro degli Champs Elyseès, la sera del 2 ottobre del 1925 ne era stata la conferma. Lei è il suo strumento, tutto quello che le serve, si ripeteva. Non aveva bisogno d’altro. A completare quell’opera d’arte che era la sua fisicità era anche arrivato col tempo un gonnellino di banane, consacrandola icona di un’epoca al Folies Bergeres. Ogni volta che sale su un palco sembra che il suo corpo voglia scrivere qualcosa nell’aria. Niente linee rette per la Baker, solo curve. E anche quella sera ad Harlem ha fatto lo stesso. In fondo ballare è la sua vita. Che ci vuole? Negli Stati Uniti la segregazione è ancora molto forte, ragione in più per farci una tournée e rimettersi a combattere, a modo suo. Cos’ha più valore nella sua vita, il gonnellino di banane o la divisa militare? L’essere una ballerina o una combattente? Persino la scelta dei locali dove esibirsi stavolta è stata fatta di conseguenza. Non vuole cantare laddove non è consentito l’ingresso ai neri. Ironia della sorte, proprio quella sera, felice per l’accoglienza ricevuta, dopo lo spettacolo va a mangiare qualcosa allo Stork Club e ordina come tutti la sua cena. Ma a lei non viene servito nulla per ore. Protesta col cameriere, ma nulla. Nasce un caso Baker. Una giovane attrice di nome Grace Kelly assiste a tutta la scena e prende le sue difese.

Inutile dire che non basterà quella tournée a supportare finanziariamente la sua Tribù arcobaleno. Josephine dovrà tornare ancora e ancora a calcare i palcoscenici di tutto il mondo. Persino Brigitte Bardot si mobiliterà per raccogliere fondi per la sua causa, ma nonostante ciò negli anni Settanta la Baker sarà costretta a vendere Les Milandes. La Kelly, diventata ormai principessa Grace e sua grande amica da quella famosa sera, la salverà varie volte dalla bancarotta. Le comprerà una villa nel Sud della Francia dove far vivere tutta la Tribù e nell’aprile del 1975 per festeggiare i suoi 50 anni di carriera finanzierà una rivista per farla tornare a ballare al Bobino Club. La Baker morirà a sessantanove anni, due giorni dopo quella memorabile esibizione, nel suo letto, circondata dai giornali con lusinghiere recensioni su di lei. Generosa combattente Venere nera fino alla fine.

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2014/josephine-baker-donne-dive-denaro-5020908905.shtml?refresh_ce-cp

https://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9phine_Baker

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