accadde…oggi: nel 1962 muore Elisabetta Ambiveri

Testimonianza dei nipoti Carlo, Elisabetta e Rosanna Bonomi – Bergamo, 18 luglio 2010

Betty Ambiveri nacque a Bergamo il 16 gennaio 1888, primogenita di Giovanni e Chiara Radici. Giovanni era imprenditore nel ramo della seta e produceva il “seme bachi” cioè le uova del baco da seta che poi vendeva ai produttori di bozzoli. Betty, dopo aver frequentato le scuole delle suore Marcelline a Milano, si dedicò insieme al padre alla conduzione dell’impresa di famiglia che aveva sede a Seriate in provincia di Bergamo e a Porto San Giorgio nelle Marche. Frattanto durante la prima guerra mondiale diventò crocerossina e assistette i feriti all’ospedale militare continuando poi la sua opera di assistenza anche durante l’epidemia di “spagnola” subito dopo la guerra. La sua attività lavorativa fu quindi fin dall’inizio accompagnata da un’intensa opera di sostegno a favore di chi aveva più bisogno. Pur non dedicandosi alla vita politica, non nascondeva le sue idee antifasciste che la portarono sovente a scontrarsi con le autorità specie nella sua funzione di ispettore provinciale della CRI. Quando furono promulgate le leggi razziali del 1938 si diede subito da fare nell’aiutare famiglie ebree. Nel 1941 ospitò in casa sua la famiglia Müller, ebrei tedeschi che da tempo erano in Italia e li nascose per due anni fino a che riuscirono a emigrare in Svizzera.

“All’epoca noi eravamo ragazzine e frequentavamo spesso la casa della Zia Betty cui eravamo molto affezionate. Eravamo anche abituate a vedere i gesti di straordinaria generosità che hanno sempre caratterizzato la vita di Sisì (così la chiamavamo in famiglia) per cui non ci stupì più di tanto trovare una famiglia nuova alloggiata in un’ala della casa. I Müller erano una famiglia composta da padre, madre, un figlio e una giovane cognata di nome Carlotta Elisabetta che veniva chiamata Lilo. Conducevano una vita molto ritirata, non uscivano mai dalla villa e i nostri incontri furono pochissimi ma Sisì per dare un’occupazione e la possibilità di guadagnare qualche cosa alla giovane Lilo, le propose di darci lezioni di tedesco e di pianoforte. Fu così che il ricordo di questa bionda ragazza sorridente ci è rimasto impresso, anche perché i pochi anni di differenza d’età ci consentivano di sentirci a nostro agio con lei e di passare il tempo insieme. Poi un giorno, improvvisamente come erano arrivati, i Müller partirono. Ci dissero che erano scappati in Svizzera. Furono sicuramente aiutati dalla zia Betty ad organizzare la fuga ma a noi non fu detto nulla, anche perché era abitudine di Sisì tenere riservate tutte le sue opere generose. Non avemmo più loro notizie, anche perché poco dopo ci fu il periodo della resistenza con tutto quello che significò per nostra zia, ma anni dopo ci giunse la notizia che Lilo si era sposata in Svizzera”.

Dopo l’8 settembre del ’43 Betty Ambiveri svolse opere di protezione e guida per sfollati e partigiani e raccolse armi nella sua villa a Seriate.

Arrestata dopo la delazione di una collaboratrice fu rinchiusa a S. Agata e il 9 marzo del ‘44 venne condannata a morte dal tribunale germanico di Bergamo, pena che fu commutata in 10 anni di carcere duro in Germania. Rientrata in Italia il 4 giugno del 1945 si dedicò per il resto della sua vita a opere di bene. Morì il 4 giugno del 1962.

https://it.gariwo.net/giusti/biografie-dei-giusti/shoah-e-nazismo/storie-segnalate-dagli-utenti/betty-ambiveri-1546.html

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/2017/06/01/donne-italiane-morte-a-giugno/

https://it.wikipedia.org/wiki/Elisabetta_Ambiveri

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